IL DRAMMA

Vasto, guardia carceraria si spara

L’episodio è avvenuto nei pressi del bar del carcere

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Vasto, guardia carceraria si spara
VASTO. Un assistente capo della polizia penitenziaria di 50 anni, M.M., della provincia di Foggia, in servizio alla Casa Circondariale di Vasto, questa mattina si e' tolto la vita sparandosi un colpo con la pistola d'ordinanza mentre era nei pressi del bar del carcere per la colazione.

Il fatto è avvenuto la scorsa notte nel suo alloggio all'interno del carcere, sparandosi un colpo al cuore con la pistola d'ordinanza. Il suicidio è stato scoperto solo oggi dai colleghi che non avevano visto il collega prendere  il solito caffé e si sono recati nella sua stanza. L'uomo era disteso nel suo letto e indossava abiti civili. L'agente, separato, era padre di tre figli. Per le procedure di legge si è recato in carcere il sostituto procuratore presso il tribunale di Vasto, Enrica Medori.

La notizia e' stata resa nota da Eugenio Sarno, segretario generale Uil penitenziari.
«Dolore, rabbia, costernazione, frustrazione sono i sentimenti che albergano nel mio animo. In queste condizioni emotive - dice Sarno - ogni parola deve essere soppesata. Per questo voglio limitarmi ad inviare alla famiglia ed agli amici del nostro collega i sentimenti del nostro piu' vivo cordoglio e della sincera vicinanza».
«Purtroppo proprio ieri», ha aggiunto Sarno, «in un incontro con il Ministro Severino, ho dichiarato che gli orientamenti del Governo contribuiranno ad ammazzare un malato già moribondo : il sistema penitenziario. Ed a proposito di suicidi nella polizia penitenziaria che non occorrono commissioni ma condizioni di lavoro connotate da serenità. Questo è il sesto suicidio di un basco blu nel 2012, il 94° nell’ultimo decennio. Credo non servano altri commenti se non l’auspicio che prima o poi, meglio prima, qualcuno senta il dovere di affrontare questo dramma nel dramma».

«Non è più possibile assistere inermi a queste morti assurde», dice Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, «Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria accertò che i suicidi di appartenenti alla polizia penitenziaria, benché verosimilmente indotti dalle ragioni più varie e comunque strettamente personali, siano in taluni casi le manifestazioni più drammatiche e dolorose di un disagio derivante da un lavoro difficile e carico di tensioni. Ma poi non è stato in grado di predisporre alcun intervento concreto risolutivo, anche per le diffuse colpe di Capi Dipartimento, Direttori Generale, Provveditori Regionali, direttori di carcere. Quanti si sono premurati di verificare davvero le condizioni di disagio dei poliziotti? Quanti hanno messo in campo efficaci strategie per contrastare il disagio lavorativo, anche attraverso collaborazioni con centri di ascolto? Sono probabilmente meno delle dita di una mano. E questa è una vergogna, una colpevole vergogna».
 Capece non nasconde la sua ira e ricorda i colleghi morti  in pochissimi mesi  a Trapani, Formia, San Vito al Tagliamento, Battipaglia, Torino, Mamone Lodè, Caltagirone, Viterbo, Rossano ed un suicidio persino a bordo di un traghetto che da Genova era diretto ad Olbia, venti giorni fa.