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Luciano D’Alfonso dietro le fughe di notizie agli indagati

Dal 2003 ad oggi: tutti i sospetti degli inquirenti

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20010

Luciano D’Alfonso dietro le fughe di notizie agli indagati
PESCARA. Se c’è una squadra che gioca per un obiettivo comune, ci sono anche componenti che si aiutano tra di loro e si scambiano favori.

Il ruolo dell’ex sindaco Luciano D’Alfonso potrebbe essere quello di “gestire le informazioni” confidenziali e riservate che arrivano direttamente da fonti bene informate.
Insomma secondo la stessa procura da sempre il grande potere di D’Alfonso è stato quello di riuscire a sapere prima del tempo di indagini a suo carico, così come indagini a carico di altri e qualche volta facendo l’errore di trasferire le preziose informazioni via telefono...
Gli inquirenti ne sono convinti. Una convinzione che viene rafforzata dall’ultima inchiesta parallela al processo Ciclone di Montesilvano, quella per falsa testimonianza di Andrea Ferrante, ex dipendente della Green Service, indagato nel nuovo filone insieme a Enzo Cantagallo e Guglielmo Di Febo.
In questa inchiesta gli investigatori della Squadra mobile hanno intercettato, tra le tante, anche una telefonata tra Cantagallo e D’Alfonso, entrambi arrestati e accusati di intascare tangenti, nella quale l’ex sindaco di Pescara chiedeva, dopo una udienza del processo Ciclone, che tipo di lavoro stessero facendo gli avvocati. Una chiamata che per la polizia quantomeno prova il legame forte che c’è sempre stato tra i due “ex” politici.


LA FUGA COSTANTE IN AVANTI
La fuga di notizie riservate sulle indagini è stata praticamente una costante nei grandi processi per tangenti nella pubblica amministrazione a Pescara: è successo più volte con le indagini a carico di D’Alfonso, sempre informatissimo, è successo anche con le indagini su Montesilvano nell’inchiesta Ciclone del 2006. In questo caso gli indagati -grazie probabilmente ad un poliziotto ma anche a fonti vicino alla procura- hanno potuto sapere di essere stati messi sotto controllo a pochi giorni dall’inizio dell’indagine. Molto più utile invece la fuga di notizie nel 2003 quando una inchiesta in tutto e per tutto antesignana del Ciclone abortì proprio perchè neutralizzata dagli indagati che ne vennero a conoscenza.
Gli attori in gioco sono sempre gli stessi e si ritrovano sempre, a conferma ulteriore del grande legame che c’è tra di loro e con pezzi delle istituzioni. Allora come ora.


«GLI AVVOCATI FANNO UN GIOCO PUNTUALE?»
La telefonata tra Cantgallo e D’Alfonso è recentissima ed è stata registrata sull’utenza in uso a Cantagallo nel pomeriggio del 28 settembre 2011, poco dopo la conclusione delle udienze dibattimentali del processo Ciclone in cui era stato escusso come teste il sostituto commissario Pavone.
A parte i contatti (forse scontati tra i due) l’altra particolarità è che D’Alfonso non viene subito riconosciuto perchè parla da un telefono intestato alla Walter Tosto di Chieti Scalo, società che da sempre supporta l’ex primo cittadino come ha dichiarato più volte lo stesso D'Alfonso.  Sarà grazie al travaso di informazioni da altra indagine che permetterà di avere la certezza che a chiamare era proprio lui. Nelle trascrizioni D’Alfonso viene indicato come “uomo”.

Enzo Cantagallo: «...pronto?»
Uomo: «ti posso salutare?»
Enzo: «Hei! Carissimo! Ciao..»
Uomo: «Come stai?»
Enzo: «mah! esco dal Tribunale...come posso stare?!»
Uomo: «come è andata?»
Enzo: «come è andata! E' venuto l'Ispettore Pavone ha detto di tutto di più!! Cioè, capito?... Cioè...capito?.. L'impossibile!! Anche di fronte all'evidenza...cioè ha detto...cioè,...proprio... tu lo sai,.. quando vengono questi qua...che hanno fatto le indagini!»
Uomo: «e cioè? sostanzialmente che ha sostenuto lui?»
Enzo: «Che ha sostenuto?! Ha sostenuto le tesi che praticamente sulle questioni dei fossi di scolo io prendevo i soldi! Di fronte alle prove... quali sono le prove?.. eh che una scheda trovata al Ferretti che c'era una ...C... che c'era una ...C.... La ..C... è Cantagallo!! Ma .. se ... la ...C... è Cantagallo ..»
Uomo: «il contro esame dell'avvocato che...».
Enzo: «no, il contro esame non è stato fatto... perchè non c'è stato tempo!»
Uomo: «e quando lo fanno?..»
Enzo: «e... ora si farà tra quindici giorni! Quando ci sarà un'altra volta l'udienza…»
Uomo: «e il Presidente come ha reagito?.».
Enzo: «eh! il Presidente vuole le prove... va alla ricerca delle prove…ma questo anche di fronte tu, pensa un pò....Hanno detto che tu...gli assegni che hanno attribuito a me, che mi è costata la custodia cautelare,... che Mirus ha detto che quella erano i soldi di Carlo Masci,...nella campagna elettorale candidato sindaco?!...Loro hanno detto che non è vero,... hanno ribadito.. di fronte ad un teste che ha incassato quei soldi,..cioè, chi ha incassato quei soldi che è Michele Russo,...ha detto ma guarda che Cantagallo non c'entra niente,... questi sono stati soldi per la campagna elettorale di Carlo Masci Sindaco! Cioè, anche di fronte a questo oggi...»
Uomo: «quanti avvocati ci sono che fanno gioco diciamo puntuale? Lavoro puntuale?..».
Enzo: «nooo! gli avvocati è pieno di avvocati, ma nessuno parla! Là parla solo Milia e basta! E oggi ha parlato... c'era anche Giovanni Di Biase... e parla Giovanni Di Biase,..il resto non dicono una parola!»
Uomo: «chi ha difeso Giovanni Di Biase?»
Enzo: «Giovanni Di Biase difende Enio Chiavaroli».
Uomo: «ah! fammiti fare una domanda. Tu conosci questo Consigliere Provinciale...».


2003 LA FUGA (DI NOTIZIE) PER LA VITTORIA
«Al di là del contenuto del suddetto colloquio, comunque», si legge in un informativa della polizia nelle carte dell’inchiesta per fuga di notizie, «ciò che conta è che, ancora una volta, veniva a confermarsi lo stretto legame esistente tra i due personaggi; legame riscontrato fin dai tempi delle indagini del processo Ciclone e, ancor prima, ai tempi di un’altra indagine avviata sul conto degli amministratori di Montesilvano, presto naufragata a causa di una fuga di notizie. Luciano D’Alfonso, per quanto appurato sulla base di intercettazioni indirette, era stato un “veicolatore” di notizie in favore di Cantagallo».
Accadeva nel 2003. Quella volta la Squadra Mobile dovette fermarsi e abbandonare. Avrà più fortuna qualche anno dopo. Come fa la polizia a sostenere questo? Grazie ad intercettazioni riesce a saperlo dai diretti odierni imputati del Ciclone.
In una ambientale intercettata tra Cantagallo e Attilio Vallescura nel 2006 infatti si dice: «ti ricordi nel 2003 quando Luciano D'Alfonso mi disse “guarda che ti vogliono arrestare”? Eh! E' vero che io dice “mi devono arrestare? Per che cosa? Non ho fatto niente!”. Eh, però se ti dice così lui sindaco della città di Pescara, ti dice “dimettiti”, “fai questo”, “fai quell'altro”... io so fatto quello che so fatto pure stamattina! Io, Luciano e Gallerati mi fecero andare qui alla stazione e Luciano mi disse, non mi scordo mai, era il 13 novembre, quella mattinata pioveva, proprio una giornata infernale, quello a secco, così mi ha detto “guarda, tu ti devi dimettere, tua moglie è incinta. Guarda che ti vogliono arrestare. Forse ti puoi salvare se ti dimetti».


2006 UN OTTIMO CAFFE’. FUGA BIS NEUTRALIZZATA
Il passaggio delle informazioni avviene anche il 14 maggio del 2006... davanti ad un caffè.

Cantagallo: «Ciao Luciano».
Luciano: «Come stai?»
Cantagallo: «Bene tu?»
Luciano: «Bene, bene, senti».
Cantagallo: «Sì».
Luciano: «Ci dovremmo prendere un caffé quando hai tempo».
Cantagallo: «Sì, quando vuoi».

Il giorno dopo effettivamente i due sindaci si incontrarono presso il Comune di Pescara.
In quella occasione gli inquirenti non riuscirono a conoscere il colloquio ma lo intuirono da un’altra intercettazione indiretta. Dopo soli due giorni dall’incontro, Laura Di Ricco (non indagata), attuale coniuge di Lamberto Di Pentima, parlando di Cantagallo diceva:

(...)
Di Ricco Laura: Ma c’ha sotto controllo anche quello di casa?
Lamberto Di Pentima: Eh… non lo so boh!.
(...)

E’ evidente che parlassero di intercettazioni e che la notizia ormai circolasse tra gli indagati. Quella volta però gli investigatori riuscirono a perdere qualche battuta ma si riorganizzarono per aggirare l’imprevisto come ha raccontato in udienza lo stesso ex capo della Mobile Nicola Zupo.


2006 LICIO DI BIASE: «PRONTO? SAI CI STANNO INTERCETTANDO ME LO HA DETTO IL SINDACO»
Un’altra performance di D’Alfonso gli investigatori la possono desumere da un’altra indagine, quella sulle “tangenti di serie B”, una inchiesta che non ha avuto lo stesso vigore delle altre ed è inspiegabilmente finita nel dimenticatoio, nonostante il processo stia per iniziare (con le solite note difficoltà procedimentali).
Alle 13.30 del 31 Gennaio 2007, Giuseppe Bruno chiama Licio di Biase che attende una notizia circa l’inchiesta. Ma l’interlocutore è reticente e così decidono di comunicare via sms.
Giuseppe Bruno così invia un sms a Di Biase: «Tutti i consiglieri e assessori hanno il tel sotto controllo. Detto dal sindaco ieri in giunta.»
Di Biase risponde: «Li ha fatti mettere lui».
Gli sms sono proprio un modo sicuro di comunicare –crede Di Biase- così ne invia un poker a Roberto De Camillis e si scopre una ossessione...
1- «Sapevo che Luciano ha fatto mettere i tel sotto controllo per fregare a me e a te.»;
2- «Me l'hanno detto ieri ed ero certo che l'avrebbe detto pubblicamente».;
3- «Ha fatto mettere sotto controllo abusivamente telefoni da uno che sta sul suo libro paga...la procura non c'entra niente....così ogni tanto dir alcune cose per far vedere che sa! Intanto deve fuggire...poi ti dico perchè sta facendo questo»
Il giorno dopo Di Biase lancia altri messaggi a De Camillis
«...se Luciano dovesse dire ancora qualcosa sui telefoni ricordagli che sono a rischio anche gli sms che lui manda in abbondanza senza sapere chi li legge e chi li conserva».
Insomma secondo la versione Di Biase, D’Alfonso sapeva delle intercettazioni perchè era lui steso che «metteva i telefoni sotto controllo».
Chiaro invece, dice l’accusa, che l’ex sindaco avesse ottimi informatori qualificati e dentro gli uffici giudiziari, informatori peraltro in parte mai identificati negli anni.
Evidenze e indizi vi sono anche di un avvertimento dato da D’Alfonso a Marino Roselli durante le indagini sull’urbanistica a Spoltore. In una telefonata di pochi secondi l’ex sindaco di Pescara informa l’ex presidente del Consiglio regionale che anche i privati cittadini possono essere intercettati. Privati cittadini come Roselli in quel momento non più politico con cariche pubbliche al suo attivo.


2008 D’ALFONSO
L’ex sindaco di Pescara -sostiene sempre la procura- ha beneficiato anche in prima persona delle informazioni tanto da non essere quasi mai intercettato al telefono, utilizzando l’accortezza di chiamare con il telefono di chi gli stava a tiro e facendo telefonate brevi e criptiche. A fine 2007 è il periodo in cui si stanno disvelando le inchieste su D’Alfonso. Dicembre è un mese caldissimo.
Dopo mesi di voci insistenti su inchieste e presunti arresti arriva il primo avviso di garanzia a D’Alfonso sul concorso Dezio.
Qualche giorno dopo D’Alfonso è costretto a convocare un’altra conferenza stampa perchè dal giornale ha appreso di essere indagato nell’altra inchiesta sull’urbanistica (quella delle tangenti di serie b) e davanti ai giornalisti sentenzierà «non c’è trippa per gatti» e annuncerà che chiederà alla procura di essere ascoltato. Il successivo interrogatorio ai primi di gennaio 2008 sarà secretato.
Già allora era chiaro che vi fossero informatori in procura che parlavano con D’Alfonso.
Non si è mai saputo chi sia il prezioso amico infromato dell’ex sindaco, di sicuro oggi, ovunque sia, se la ride di gusto e magari continua a giocare per la stessa squadra.


Alessandro Biancardi