IL CAPPIO DELLA BUROCRAZIA

Cooperativa rischia fallimento. Soci truffati ora rischiano la casa

Il racconto di un cittadino incappato nella vicenda

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Fontegrande

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ORTONA. «Che ne sarà della mia casa?». Da anni Fernando Franchella si sveglia con questo tormento. E certe volte non è neppure giorno quando questo pensiero inizia a tarlare la mente.

Franchella è uno dei soci della cooperativa immobiliare “Il Sole” che realizzò una palazzina residenziale nel quartiere di Fontegrande ad Ortona dove lui vive insieme ad altre famiglie. Oggi la cooperativa in liquidazione rischia il fallimento e non è riuscita a saldare il debito aperto nei confronti del Comune di Ortona (23.621 euro dovuti per l’acquisizione del terreno su cui la cooperativa realizzò i fabbricati di proprietà dell’Ente). Il che significa che il Comune potrebbe accampare diritti, la cooperativa non farvi fronte e fallire e le famiglie, compresa quella Franchella, ritrovarsi in mezzo ad una strada.
Questo sarebbe solo l’epilogo di un lungo calvario iniziato nel 1993 e fatto di cause, condanne, pignoramenti.
Fernando Franchella è un direttore di macchine a bordo delle navi. Lavora per la marina mercantile. E’ uno di quelli che passano mesi e mesi a bordo di un’imbarcazione. Gira il mondo sì ma il suo pensiero è sempre per quella casa «acquistata con i sacrifici di una vita». Ha il viso segnato da fatica e dolore. E non nasconde la disperazione di chi ha pensato più volte a gesti disperati. Lui e la moglie si sentono soli. Ha scritto al sindaco Ortona, Vincenzo D’Ottavio lo scorso 11 luglio per chiedere notizie su quel debito di cui lui e gli altri soci sono venuti a conoscenza nel 2011. «Sono preoccupato», ha scritto, «che il trascorrere del tempo possa aver fatto lievitare i costi con aggravio della spesa da sostenere e con probabile istanza di fallimento della società e conseguente perdita dell’immobile».
Ma ad oggi non c’è stata risposta.

«Non ce la facciamo più siamo stanchi. Non auguro neppure al mio peggior nemico quello che ho passato». Le parole si sovrappongono. Le carte, gli atti, i processi, invece parlano.
Tutto cominciò nel 1993. Franchella, socio della cooperativa chiese di accertare presunte irregolarità contabili ed amministrative in capo al presidente. Della questione fu investita la Procura di Pescara che rinviò a giudizio il presidente della cooperativa Pietro Papa per una serie di reati. Il tribunale lo ritenne colpevole, in primo grado di giudizio, per falso in bilancio ed appropriazione indebita condannandolo ad otto mesi di reclusione ed al pagamento di 1.500.000 di lire di multa oltre al pagamento delle spese processuali. La sentenza d’appello del 25 novembre del 2005 assolse il Papa dall’imputazione di falso in bilancio «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato», si legge nelle carte, «e dichiara di non doversi procedere verso il reato di appropriazione indebita perché estinto per prescrizione».
Ma la casa dove viveva il signor Franchella non risultava sua nonostante avesse versato 100 mln di lire e contratto mutui ipotecari. Questo perché nessuno volle firmargli l’atto notarile. Nella cooperativa si avvicendarono due liquidatori: Carlo Ricci (poi revocato dal suo mandato) e Massimo Nocelli.
Con il primo, racconta Franchella, «ebbi problemi. Gli chiesi più volte di firmarmi l’atto della casa ma non si presentò mai. Arrivai a minacciarlo e lui fece una denuncia per querela nei miei confronti. Solo con il secondo liquidatore, Nocelli, riuscii ad ottenere l’atto e a diventare proprietario del mio appartamento nel 2011».

Nel frattempo, prima di diventare proprietario Franchella subì pure un pignoramento dalla agenzia che curava l’amministrazione condominiale per una controversia con l’assemblea dei condomini legata a lavori di riparazione alle grondaie. In sostanza, spiega lui, «c’erano problemi alle grondaie. Io vivo all’ultimo piano e siccome ero un semplice conduttore e non proprietario dell’appartamento e la cooperativa era troppo indebitata per far fronte alle spese (9 milioni di vecchie lire) per i lavori, fu messa in ipoteca la mia casa».
La storia sembra non finire mai. Neppure oggi che Franchella è proprietario può dormire tranquillo. Resta in piedi la questione del Comune. Il primo liquidatore Carlo Ricci entrò in causa con l’Ente nel 2000. La faccenda si concluse con la condanna della cooperativa al pagamento delle somme dovute al Comune per l’occupazione del suolo su cui insisteva il palazzo. Solo il 30 dicembre 2011 i soci ne sono venuti a conoscenza e nessuno ha manifestato l’intenzione di pagare.
«Oggi sembra che Nocelli», dice Franchella, «abbia chiesto la revoca del mandato con la conseguenza che ci troveremo senza un liquidatore e somme ancora da rendere al Comune. Papa vive tranquillo ed io nella paura. Ho paura di tornare a casa e trovare le cose cambiate. Ho paura di rimanere senza un tetto sulla testa per colpe non mie, ho paura che un ufficiale giudiziario arrivi e ci butti fuori».
Ed a 56 anni questa è una paura che consuma.


Marirosa Barbieri