GUAZZABUGLIO DI PROVINCIA

La beffa delle Province, Chieti è salva ‘per finta’. Pescara capoluogo

Nuove indicazioni dal governo Monti

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La beffa delle Province, Chieti è salva ‘per finta’. Pescara capoluogo
PESCARA. Tecnicamente Pescara potrebbe diventare Provincia di Chieti ma manterrà comunque il suo status di capoluogo.

L’indiscrezione dei giorni scorsi, quando l’eurodeputato Clemente Mastella aveva aperto proprio questo scenario a seguito di una conversazione con il ministro Patroni Griffi, ha adesso l’ufficialità, stampata nero su bianco sulla Gazzetta ufficiale. E l'affare dell'accorpamento-taglio delle province diventa un guazzabuglio burocratico che lascia intravedere scenari irti di difficoltà.
Dunque, qualunque sia il destino dell’ente provinciale di Pescara, la città non dovrebbe comunque perdere il proprio ruolo centrale e di conseguenza mantenere la sede degli uffici regionali principali (la sede prefettizia tra tutti).
La nuova provincia accorpata si chiamerà provincia di Chieti? Si chiamerà Provincia Adriatica (nella quale potrebbe inserirsi anche Teramo)? Si chiamerà provincia di Chieti-Pescara (come quella di Pesaro-Urbino)? Al momento la questione è ancora aperta ma la politica pescarese già esulta per la ‘vittoria’ in attesa di capire come dovrà organizzarsi.

LA DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Intanto la prima conferma di quanto accadrà è arrivata dal sesto comma dell’articolo 1 della deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio scorso che recita: «assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo delle province oggetto di riordino con maggior popolazione residente».
Dunque accorpamento con Chieti sì per Pescara, ma pur sempre capoluogo di Provincia. Allora sembra quasi di assistere ad una beffa perchè a questo punto di fatto ad essere tagliata sarà in effetti la provincia di Chieti e non quella di Pescara.
 Una realtà che contrasta nettamente con quanto annunciato nei giorni scorsi dal presidente Enrico Di Giuseppantonio che era stato chiaro: «il capoluogo sarà quello della Provincia che non sarà abolita». Una soluzione che sembrava quasi naturale e meno ‘intricata’ di quanto si preannuncia invece questa stabilita dal governo.

CONSIGLIO "SENZA FISSA DIMORA"?
Dove sarà la sede della nuova provincia (di Chieti)? A Pescara? Non essendoci più la giunta, il consiglio provinciale potrebbe divenire itinerante e spostarsi di volta in volta nelle varie città della nuova provincia. Così come si potrebbe decidere di ‘spartire’ tra i vari comuni le sedi periferiche degli uffici: non proprio comodo per i cittadini ma servirebbe ad equilibrare il ruolo delle diverse città.
In base ai nuovi criteri approvati dall'esecutivo, inoltre, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati.
«Gli scenari possibili sono molteplici ed è giusto discuterne, ma una cosa è certa: comunque vada Pescara sarà capoluogo», commenta il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.
«Finalmente è ufficiale una notizia che ufficiosamente era nota a tutti», continua Acerbo, «tranne agli esponenti del centrodestra abruzzese che si sono accapigliati tra di loro in conflitti campanilistici demenziali. Speriamo che ora si cominci a discutere seriamente».

CHE FINE FARA’ TERAMO
Per volontà del governo Monti, visti i numeri, anche la Provincia di Teramo sarà destinata a scomparire. Potrebbe accorparsi a Chieti-Pescara o anche a L’Aquila che pur non avendo i numeri resterà Provincia in quanto la città è capoluogo di regione.
Il presidente  Valter Catarra annuncia il possibile ricorso al Tar ed alla Consulta. «Questo provvedimento - afferma - è raccapricciante oltre che incostituzionale, e per molti versi pesantemente dannoso non solo sul piano sociale, storico e culturale perchè incide sulle identità dei territori ma perchè inciderà molto negativamente su un aspetto che forse oggi più di altri dovrebbe interessare: quello economico». Nei giorni scorsi Ascoli aveva proposto di ‘annettere’ alla propria provincia la Val Vibrata ma proprio Catarra ha spento sul nascere tutti gli entusiasmi.

TEMPI STRETTI
Bisognerà discuterne in fretta perché, nonostante da più parti arrivi la richiesta di fare le cose in maniera ragionata, in realtà i tempi sono molto stretti. La deliberazione del 20 luglio, infatti, è stata già trasmessa al Consiglio delle autonomie locali di ogni Regione che dovranno poi deliberare entro 40 giorni un piano di riduzioni e accorpamenti. Bisognerà, entro i termini prescritti, inviare tutto al Governo che acquisirà entro i successivi dieci giorni il parere di ciascuna Regione interessata. Dunque tra settembre e ottobre tutto sarà più chiaro e definito.

COSA ACCADRA’
Le competenze amministrative delle Province saranno trasferite ai Comuni ed entro 180 giorni dovranno essere individuati beni e fondi finanziari, umani, strumentali, organizzativi connessi all'esercizio delle funzioni e al correlato trasferimento.
Saranno soppresse le Giunte e gli organi delle nuove Province saranno esclusivamente rappresentati dal presidente e dal Consiglio provinciale e inoltre gli enti eserciteranno le competenze solo in materia ambientale, di trasporto e viabilità mentre perderanno alcune funzioni tra le quali quelle che riguardano il mercato del lavoro e l'edilizia scolastica.
a.l.