PROCESSO CICLONE

«Giudici, poliziotti e cancellieri alla corte di Cantagallo»

Le rivelazioni in un rapporto della polizia

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Il capo della Mobile, Muriana

Il capo della Mobile, Muriana

PESCARA. Se ne erano già accorti nel 2003, ipotesi poi conclamata nel 2006 che ritorna nel 2012. La Squadra Mobile di Pescara nell’inchiesta Ciclone ha sempre avuto svariati indizi che intorno a Cantagallo si muovesse un’ampia "corte" di personaggi che "giocava" per la stessa squadra.

Una piccola informazione preziosa perchè arrivata tempestivamente, un supporto, una “consulenza” su come fare: sono tanti gli aiuti sui quali hanno potuto contare alcuni imputati del processo Ciclone che da alcuni giorni è tornato d’attualità perchè rispolverato da una nuova inchiesta partita dalle presunte false dichiarazioni di un testimone “addolcito”, Andrea Ferrante. Con lui sono indagati per istigazione alla falsa testimonianza Enzo Cantagallo e Guglielmo Di Febo. L’inchiesta chiusa qualche giorno fa dal pm Gennaro Varone è corroborata da appostamenti, rilievi fotografici, intercettazioni e notizie che derivano dai tabulati telefonici che provano i contatti frequenti tra gli imputati e spesso anche tra imputati e testimoni nell’imminenza della deposizione di questi ultimi.
Dunque c’è il sospetto che qualcosa si sia agitato dietro il processo che segue il suo corso e che si basa, oltre che sulle prove documentali, sulla ricostruzione dei fatti attraverso le testimonianze.
La Squadra Mobile che ha indagato anche questa volta, diretta da Piefrancesco Muriana, nota e sottolinea il concetto di “gruppo” e di squadra che parteggia per la causa (degli imputati) e arriva persino a proporre di valutare misure restrittive per alcuni degli indagati (Cantagallo e Di Febo) poichè dalle intercettazioni terminate a dicembre 2011 si era avuta la conferma che altri testimoni erano stati avvicinati e dunque c’era la possibilità di inquinare altre testimonianze. Misure che poi non sono state chieste dal pm.

RISPUNTA L’EX GIUDICE RAFFAELE ANGELO ANGELINI
Durante le intercettazioni monitorate dai poliziotti si fa spesso riferimento ad un certo “Angelo” che, dopo una serie di ricognizioni, gli investigatori individuano essere Raffaele Angelo Angelini (non indagato), ex presidente della Sezione Civile del Tribunale di Pescara, identificato nel corso di una cena alla quale hanno partecipato una serie di indagati nell’inchiesta Ciclone.
Fuori dal ristorante quel 27 settembre 2011 ci sono due agenti della Squadra mobile che filmano e fotografano l’ingresso e riescono a riconoscere Gugliemo Di Febo, Paolo Di Blasio, Duilio e Gianni Ferretti, Rolando Canale, Alfonso Di Cola ed in seguito anche il giudice Angelini. Ne sfuggono all’appello altri quattro o cinque che non sono stati riconosciuti e rimangono al momento misteriose presenze.
Un gruppo nutrito con almeno una cosa in comune (l'interesse per il processo Ciclone) che si ritrova insieme alla vigilia di una udienza.
E che a tavola si sia parlato proprio del processo la polizia ne è convinta anche perchè il giorno dopo, il 28 settembre, appena terminata l’udienza Alfonso Di Cola contattò Di Febo che lo invitò a passare da Paolo Di Blasio «per fare un po’ il riassunto» di come era andata.
Gli incontri e la presenza dell’ex giudice Angelini sembrano costanti agli investigatori che documentano un incontro il 30 settembre con Di Febo; il primo ottobre 2011 sempre Di Febo chiacchiera e commenta la cena del giorno prima con Angeliini.

«VOGLIONO CAMBIARE IL CORSO DELLA GIUSTIZIA»
Ci sarebbero in atto -è la tesi della procura- una serie di tentativi per cercare di gettare discredito sugli investigatori e cambiare il corso della giustizia con una serie di azioni che vengono elencate e ricordate nei vari rapporti dell’indagine. C’è per esempio anche un esposto di Di Febo nei confronti del sostituto commissario Giancarlo Pavone (foto della sua casa sono state trovate nel pc di Di Febo) e del pm Varone, il primo accusato di falsa testimonianza e il secondo di non aver perseguito il reato del primo. Veleni che da anni ormai si concentrano sui vertici investigativi nel tentativo di delegittimarli.
Così i richiami al passato e all’inchiesta Ciclone sono inevitabili.
In una intercettazione ambientale registrata nel 2006, tra Cantagallo e l’allora suo capo di gabinetto, Lamberto Di Pentima, pure imputato nel medesimo processo, già circolava il nome dell’ex magistrato Angelini e «già allora si delineava l’intenzione di porre in essere una vera e propria campagna di delegittimazione, specie contro gli investigatori».


Di Pentima: « No, Angelini.. no, lui mi ha detto: perché io.. so che questa persona l’ho presa.. ci dobbiamo creare noi..»
Cantagallo : «va bè, questo sì».
Di Pentima : «e mi ha detto: io sto.. sto facendo una campagna denigratoria, gli ho detto eh, questa è una cosa geniale, di qua e di là, ma.. anche Pavone, che lo sta seguendo passo, passo, si sta bruciando in questo momento ha detto….»


Angelini, si ricorda nel rapporto di polizia firmato da Muriana, è finito in passato in un’altra inchiesta nell’ambito di un altro procedimento penale poi trasferito per competenza a Campobasso: da alcune intercettazioni “indirette” risultava essere intenzionato a contattare addirittura il Prefetto Antonio Manganelli, all’epoca Vice Capo Vicario della Polizia, «per vendicarsi del dirigente dell’epoca della Squadra Mobile, Nicola Zupo, ed ottenerne il trasferimento in altra sede».

IL CANCELLIERE MISTERIOSO
Nella squadra gioca anche un misterioso cancelliere (probabilmente del tribunale o della procura). La polizia lo desume da una intercettazione tra Guglielmo Di Febo e Duilio Ferretti:


D: «ma io Paolo, guarda un po’, sta con te Paolo?»
G: «no, non sta con me. Io sto andando … sta sera alla Vigna con il mio amico Cancelliere perché noi andiamo il sabato alla Vigna !!!»


Chi è il cancelliere? Perchè viene indicato con l’appellativo che ricorda il suo mestiere e non con il suo nome di battesimo? Può avere avuto un ruolo nella vicenda? Domande che per ora non trovano risposta in questa indagine. Rimane la certezza che del gruppo di persone che gli imputati frequentano ci sono anche persone che lavorano nei palazzi della giustizia.

IL POLIZIOTTO DIANA
Il 3 ottobre 2011, dall’utenza in uso a Cantagallo la Squadra Mobile registrò una conversazione nel corso della quale si stabiliva un incontro con Attilio Vallescura (non indagato in questa nuova indagine), altro imputato nel processo Ciclone, e Angelo Diana (non indagato), poliziotto della Questura di Pescara in rapporti di amicizia con Vallescura. L’incontro al ristorante viene seguito con attenzione e gli investigatori confermano la presenza delle persone citate. Anche in questo caso il poliziotto Diana è un nome che ritorna ed è emerso sia nelle investigazioni del 2006 sia di recente nella deposizione dell’ex capo della Squadra Mobile Nicola Zupo, che in udienza, ascoltato come testimone, ha fatto l’elenco di una serie di agenti che in qualche modo avevano avuto rapporti con gli imputati di Ciclone. Il poliziotto fu poi trasferito e dubì un procedimeno disciplinare.
«Nella loro perniciosa e malevola opera di mistificazione e, talvolta, di intimidazione», si legge nel rapporto conclusivo della polizia girato al pm Varone, «gli stessi indagati si sono serviti in maniera spregiudicata di una fitta rete di rapporti intessuti a vario titolo con referenti istituzionali di alto livello, tra cui lo stesso dottor Angelo Raffaele Angelini, pubblici ufficiali ed appartenenti alla Polizia di Stato, imprenditori e “faccendieri” di vario genere ben inseriti nel panorama politico-economico locale».
«Nel corso delle investigazioni, alcuni degli indagati, tra cui l’ex sindaco Cantagallo e Guglielmo Di Febo», si legge ancora nel rapporto di polizia, «hanno cercato in ogni modo di bloccare le indagini, adottando una precisa strategia, consistente in un attacco nei confronti degli investigatori, concretizzatosi nell’invio di un esposto anonimo, dal contenuto calunnioso e diffamatorio. In relazione a tale episodio, infatti, i predetti sono imputati anche per il reato di calunnia».
Alessandro Biancardi