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Provincia Teramo, dopo i tagli 12 mln in meno. «Impossibile andare avanti»

Catarra annuncia: «stiamo valutando sia il ricorso al Tar che quello alla Corte Costituzionale»

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Walter Catarra

Walter Catarra

TERAMO. L’ultimo bilancio di previsione, almeno stando al decreto Monti sul taglio alle Province, è stato approvato ieri sera dal Consiglio provinciale.

59 milioni e 500 mila euro circa per un documento finanziario caratterizzato dall’entità dei tagli già operati dal Governo, 12 milioni in due anni ; poi dalle minori entrate – la pressione tributaria è scesa dal 85,24% al 68,50% - e infine dai tagli previsti dalla spending review che colpiranno nei prossimi mesi.
A raccontare questo bilancio, e la fatica per chiuderlo, l’assessore Davide Di Giacinto: «Eravamo pronti a chiudere il bilancio a febbraio, poi la nevicata per la quale non avremo nulla dal Governo, poi un primo taglio di 2 milioni e mezzo di euro nei trasferimenti, infine la spending review. Lo approviamo sapendo che fra qualche settimana dovremo fare subito una variazione per altri minori trasferimenti. In due anni alla Provincia di Teramo sono stati tolti 12 milioni di euro senza contare le minori entrate. Questo bilancio garantisce solo i servizi essenziali ma ad agosto sappiamo già che dovremo operare un ulteriore taglio e se il Governo non fornisce una qualche indicazione da settembre non sapremo come andare avanti».
Garanzie su servizi essenziali come il trasporto disabili – per il quale la Provincia copre anche parte della quota regionale arrivando all’80% della spesa – la manutenzione ordinaria, quella sulle scuole superiori, la spesa per eventuali nevicate invernali.
«Per il resto è stato ridotto il budget di ogni settore», ha specificato Di Giacinto. Fra i tagli operati dal Governo quello per i dipendenti dei Centri per l’Impiego, poi le risorse per l'urbanistica e il Genio Civile e quelle per i danni cinghiali per citarne alcuni.
Ma, naturalmente, tutto il dibattito ha ruotato attorno a quanto previsto dall’ultimo decreto Monti sulla riduzione delle Province: la soppressione della Provincia di Teramo e il suo accorpamento o con l’Aquila o con Chieti, le uniche due che hanno i numeri per rimanere anche se con deleghe ridotte all’osso: viabilità, ambiente, trasporti.

«Non ha senso un dibattito su questo bilancio se non lo riconduciamo alle scelte del Governo sulle Province – ha affermato il consigliere Enrico Mazzarelli – siamo nel pieno di un processo di commissariamento, con gli eletti dal popolo che a settembre potrebbero esser mandati via per decreto da un Governo tecnico».
Ernino D’Agostino, del Pd, ha parlato di «quadro devastante per gli enti locali» e ha espresso preoccupazioni per alcune problematiche specifiche della provincia di Teramo, come la vicenda della società partecipata Gran Sasso teramano spa che «aspetta ancora la copertura della spesa della cabonivia con i fondi Fas».
Ha quindi proposto a nome della minoranza un ordine del Giorno sulla spending review, con l’apertura di un tavolo di discussione regionale, da inviare al Governo e alla Regione Abruzzo.
Per Raimondo Micheli (Pdl) quello che «stiamo vivendo è il risultato di una politica totalmente avulsa dal reale, della scollatura fra chi governa e il Paese.... un Governo di tecnici che va avanti per decreto».
Renzo Di Sabatino (Pd) ha invitato la maggioranza ad aprire un tavolo di confronto con i cittadini e con la Regione: «Dovremo andare con delle proposte – ha dichiarato – noi teramani cosa vogliamo? Cosa ci interessa? Vogliamo una Provincia Adriatica o vogliamo la Provincia dei Parchi? Dobbiamo cominciare a discutere, a far emergere una posizione». Ribadita la netta volontà di chiuderle tutte dell’Idv per bocca del consigliere Mauro Sacco.
A conclusione l’intervento del presidente Valter Catarra: «Sono contento che in tanti si siano ravveduti, per mesi ho rischiato di fare la figura di quello che voleva difendere il fortino o la poltrona. La revisione della spesa non si fa con i tagli lineari o i tagli alle Province, lo sappiamo bene perché i conti li abbiamo fatti e dimostrati, si fa ragionando sulle organizzazioni pubbliche e sulla spesa. Questo provvedimento è raccapricciante oltre che incostituzionale e per molti versi pesantemente dannoso non solo sul piano sociale, storico e culturale perché incide sulle identità dei territori ma perchè inciderà molto negativamente su un aspetto che forse oggi più di altri dovrebbe interessare: quello economico; l'annessione della Provincia trascinerà in un buco nero anche il un tessuto produttivo e commerciale locale che perderà il suo centro di riferimento».