LE INDAGINI

Ciclone. I sospetti della polizia: «progettavano attentato contro il commissario Pavone»

Foto nel pc degli imputati: a cosa servivano?

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Giancarlo Pavone

Giancarlo Pavone

MONTESILVANO. Foto del giardino di casa e altri spazi interni di pertinenza dell’abitazione del sostituto commissario della polizia Giancarlo Pavone, ovvero uno dei principali artefici dell’indagine “Ciclone” e non solo.

Pavone è il braccio operativo ed il motore della Squadra Mobile nell'ambito delle grandi inchieste sulla pubblica amministrazione.
Quando i suoi colleghi hanno trovato queste foto nel pc di Guglielmo Di Febo, imputato nell’ambito del procedimento penale sulle presunte tangenti all’epoca del governo Cantagallo, non potevano credere ai loro occhi.
Quelle immagini, lo dicono i periti che hanno analizzato l’hardware del portatile di Di Febo, sono state spedite via email fra le caselle di posta di quest’ultimo e Paolo Di Blasio (anche lui imputato nello stesso processo).
Il primo ha spedito al secondo il messaggio di posta elettronica, con le foto allegate, assicurando che avrebbe inviato altre immagini non appena le avesse ricevute. Da chi? Gli inquirenti non lo sanno ma sospettano il ruolo di una terza persona, incaricata proprio di scattare le fotografie.
Ma a cosa servivano quelle immagini? Nel rapporto di polizia sono due le ipotesi che vengono avanzate: una non rappresenta di certo una novità, la seconda, invece, è ben più inquietante.
Partiamo da quest’ultima. Gli inquirenti, infatti, non escludono che i due stessero studiando i particolari della vita privata del sostituto commissario Pavone, teste del pm Gennaro Varone nell’ambito dell’inchiesta Ciclone, «per pianificare contro di lui o la sua famiglia o i suoi beni, un’azione violenta, magari affidandone la realizzazione ad un qualche “manovale” prezzolato del crimine». Una sorta di attentato. Impossibile dire adesso in che termini.
L’altra ipotesi è che si puntasse a screditare l’operato dell’investigatore, così come già fatto in passato da altri imputati contro altri uomini che hanno partecipato all’indagine. Dunque si pensa alla «fabbricazione di un attacco calunnioso, probabilmente anonimo, teso a screditare l’azione investigativa», si specifica nel rapporto di polizia.

Nel pc di Di Febo sono stati trovati anche alcuni documenti attinenti all’esposto-denuncia da lui prodotto contro Pavone ed il pm Gennaro Varone. Il primo viene accusato di aver reso una falsa testimonianza nell’ambito di un altro processo in corso a Pescara attinente sempre gli illeciti commessi dagli ex amministratori di Montesilvano (processo “Debora Ferrigno” in quanto attinente agli illeciti relativi alla gestione della omonima azienda speciale del Comune); il secondo di non aver perseguito il reato.
Ma nell’hardware i poliziotti hanno trovato anche email tra l’imputato e il suo avvocato difensore in cui il primo inviava al legale la bozza di alcune dichiarazioni spontanee che voleva rilasciare con l’intento di, si legge proprio nell’email «recuperare un pò di dignità dopo lo sputtanamento fatto da questi porci nei confronti del sottoscritto».

LA TELEFONATA CON GALLERATI
La perquisizione del 29 ottobre 2011 che ha portato al sequestro di tutto questo materiale ha preoccupato tanto Di Febo che qualche giorno dopo raccontò via telefono (intercettato) all’ex sindaco Renzo Gallerati quanto accaduto. Di Febo, raccontando della perquisizione e del conseguente sequestro informatico subìto, manifestò non solo un particolare timore, ma avanzò anche l’ipotesi di poter tornare in carcere. Fatto che è apparso eccessivo persino a Gallerati che, evidentemente, non conosceva tutti i particolari:


Gallerati: «si»
Di Febo : «direttore»
Gallerati : «oh...illustre»
Di Febo : «ehh poi ieri mattina non ti ho chiamato...»
Gallerati: «ehh ... »
Di Febo: «ma tu non sei venuto ... »
Gallerati: «noo ... »
Di Febo: «perchè ho ricevuto una visita della Questura io a casa, quindi, sono stato perquisito
allora... »
Gallerati : «addirittura... »
Di Febo : «sì..sì...non ho potuto chiamarti ... però ... »
Gallerati : «e come mai? »
Di Febo : «e perché, secondo me è di seguito anche a quell'esposto che ho fatto io ... »
Gallerati : «ahh... »
Di Febo : «contro .. però mi accusa il PM ... »
Gallerati : «eh... »
Di Febo : «di aver istigato Ferrante Andrea ... »
Gallerati: «ehh ... »
Di Febo: «pensa, a fare ... non so che cosa, una fattura, un preventivo a Cantagallo non so di che si
tratta, non so nemmeno di che si tratta perché tu immagina se io ho rapporti di fattura di cose con
Cantagallo...capito? »
Gallerati : «ma! »


A questo punto Di Febo parla dei due preventivi a firma di Ferrante uno protocollato di aprile 2006 l'altro non protocollato di giugno 2006 della Green Service. Secondo il pm Gennaro Varone quello successivo riconosciuto in aula da Ferrante sarebbe fasullo e redatto ad arte per  favorire Cantagallo. Poi la conversazione va avanti.

«MI RISBATTONO IN GALERA. QUESTA VOLTA CI VADO IN CRAVATTA»
Di Febo: «mi hanno sequestrato il computer tutto un casino, insomma che non hai idea, gli ho
detto tutto quello che pensavo e tutto quanto, i poliziotti alla testa di Pavone, gli ho detto di tutto di
più, mia moglie compresa ...e va bene questo è stato…»

Gallerati : «Eduardo diceva gli esami non finiscono mai...»
Di Febo : «esatto»
(…)
Gallerati : «no...mi dispiace per questa cosa ...diciamo...ulteriore... »
Di Febo : «ma oltretutto …diciamo ti fa stare male anche psicologicamente ... io stanotte non ho
dormito ...»
Gallerati : «eh...perchè …perchè il clima ...il clima non è mai sereno...eh...»
Di Febo : «perchè quessi ...non ci rimettono niente ti rimettono in galera ...gli ho detto a mia
moglie ...preparati ...può darsi pure che mi rimettono in galera ...comunque ci vado...ci vado...»
Gallerati : «ehhh !!! ....»
Di Febo : «ci rivado rivestito con la cravatta e con la camicia ...se mi ci mandano...»
Gallerati : «addirittura !!! ...»
Di Febo : «si ma no perchè...il problema qual è...quando ti sequestrano il computer ...dove tu ci
hai scritto ...tutto ...tutto e di più...»
Gallerati : «madonna...»
Di Febo : «non so che tipo di..di...di ipotesi possono fare ...capito...perchè questi fanno i teoremi ...allora ...lu computer ...tu lo sai no...io ci tengo tutte le memorie ho tutti ...non lo so...non mi ricordo ...insomma quello che ciò...capisci...pennette cose ...»
Gallerati : «vabbè...»
Di Febo : «hanno fatto una ... una perquisizione ...»
Gallerati: «non esageriamo !!!»
Di Febo: «esagerata...proprio ...eh...i vestiti ..le cose ...sotto il materasso ...una cosa ...».
Gallerati : «vabbè ma tanto ....uno se non ha nulla da nascondere ...per carità...»
Di Febo : «no ma infatti ....mi ha detto se volevo chiamare l' avvocato....gli ho detto che lo chiamo a
fare l'avvocato ...quale è il problema ...io non ho niente da nascondere ... va bene ...»
Gallerati : «va bene ci sentiamo prossimamente ...».


Alessandra Lotti

GALLERATI:«IO IMPUTATO “ECCELLENTE” PRESCRITTO MAI ASCOLTATO DAGLI INQUIRENTI»
L’ex sindaco Gallerati che ha già più volte ricordato l’estinzione delle sue imputazioni ricorda di essere stato «imputato "eccellente" e "prescritto" nella vicenda "ciclone"» e di non conoscere perché «mai ascoltato» gli inquirenti «non ho mai avuto il piacere di incontrare dinanzi ad un computer acceso per regolarmente verbalizzare le mie tesi e le mie dovute informazioni, anche con il sistema "A.D.R.". Non mi sarei certo avvalso della facoltà di non rispondere».
«Meno male che sono tra le persone che non hanno amanti, altrimenti quest'ultimo articolo avrebbe causato un bel guaio all'interno della mia solida e serena famiglia».
Per ulteriore precisione si ribadisce che Gallerati non è indagato e che è stato intercettato mentre la polizia aveva sotto controllo Di Febo (come spiegato nell’articolo).