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Incompiute Penne: oltre l'ospedale anche il carcere e le terme

Dentro la struttura abbandonata: ecco il video mai trasmesso da Striscia la Notizia

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Incompiute Penne: oltre l'ospedale anche il carcere e le terme
PENNE. Uno, due, tre misteri. Tutti a Penne. Ospedale del Carmine, terme, carcere. Opere mastodontiche stritolate dalla morsa del tempo, della vegetazione, e dell'incuria. Senza padri che celano misteri e responsabilità.

Domande che non hanno risposte come l'abbandono del nuovo e già vecchio ospedale del Carmine di Penne mai utilizzato e nel quale bisognava trasferire il vecchio nosocomio San Massimo. Più volte riconvertito abbandonato nell'oblio.
Solo pochi giorni fa l’inchiesta de Il Corriere della Sera ha riacceso i riflettori sulla vicenda del nosocomio fantasma mostrando in un video la struttura abbandonata.
Eppure come spesso accade in queste storie anni addietro qualcuno aveva già gridato allo scandalo. Cassandre inascoltate, voci perse e poi dimenticate negli stanzoni vuoti delle incompiute.
Ecco allora che Alessio Bianchini ricorda come nel 2005 girò un video simile a quello pubblicato dal Corriere per denunciare un abbandono che fa male. Nelle immagini anche la struttura abbandonata del carcere e delle terme.


UN VIDEO INVIATO E MAI TRASMESSO DA STRISCIA
Nel febbraio 2005 Alessio Bianchini, figlio dell’architetto Liberato Bianchini, girò il video che oggi pubblichiamo (integrale e non montato)
Il video confezionato per Striscia La Notizia non ebbe il riscontro sperato. Anzi, nessuno lo considerò.
Le immagini riprese da Bianchini ritraggono vecchi ruderi (terme e carcere) sovrastate da vegetazione e sterpaglie. Mura nude ed erba incolta. All’interno vetri rotti, travi, ambiente spogli e calcinacci, infiltrazioni, sedie verdi ancora imballate, bagni con cabine doccia e sanitari integri.
E poi nell’ospedale macchinari, infissi, un archivio con cartelle cliniche affastellate di cui si leggono nitidamente intestazione “Unità locale socio Sanitaria Penne medicina interna” e dati personali dei pazienti. Ampi stanzoni con contenitori di sacchi di urina.
Materiale destinato a perire, insomma, così come le verità lì sepolte.


UN PROGETTO ANDATO IN FUMO
Ospedale del Carmine di Penne. 15 mln di euro (30 miliardi delle vecchie lire) per costruirlo. Diverse operazioni per riconvertirlo. Da Oltre 50 anni un relitto di lusso. Dentro, decine di posti letto, tutti nuovissimi e mai usati ma anche macchinari, frigoriferi, televisori, stampanti, centinaia di sedie a rotelle, strumentazione, aggeggi ancora imballati.
Anni di silenzio, rotti di recente, da qualche interrogazione. Il consigliere regionale dell’Idv Paolo Palomba ha chiesto a Chiodi come intende procedere e quanto il Comune di Penne abbia speso per pagare gli espropri dei terreni su cui sorge attualmente la struttura abbandonata. Così come il coordinatore del Pdl di Penne Antonio Baldacchini ha proposto di attivare un fondo comune di investimento immobiliare tra Comune (proprietaria dei terreni), Asl (proprietaria dell’immobile sinora costruito), l’ Università d’Annunzio e privati per riaprirla.
Eppure un progetto sull’utilizzo del nosocomio esiste già. Arrugginito, datato riposa negli archivi della Asl.
Si tratta di uno studio a firma dell’architetto Liberato Bianchini, ormai scomparso e all’epoca responsabile del patrimonio immobiliare della Asl di Pescara; l’architetto è stato incaricato nel 2007 dal direttore generale Antonio Balestrino a redigere un progetto di fattibilità per il trasferimento dell’ospedale San Massimo nella struttura sanitaria del Carmine. Sappiamo che per realizzare questo progetto c’era a disposizione un budget di 12 milioni (poi finiti nel 2010 per la ricostruzione de L’Aquila).
E sappiamo anche che all’epoca questo trasferimento era ritenuto necessario per tanti motivi: avrebbe rilanciato la sanità nell’area vestina; si sarebbe sfruttata la posizione strategica dell’edificio del Carmine dotato di una piazzola di atterraggio per l’elisoccorso, facilmente raggiungibile con mezzi pubblici, dotata di parcheggi per dipendenti e utenti, più moderna rispetto a quella di San Massimo.
Una struttura ad hoc, insomma. Il cui potenziale è però sfiorito.
Perché non si è mosso un dito? Perché il presidente della Regione ed il manager della Asl lasciarono che tutto andasse in malora?

Marirosa Barbieri