RIFIUTI

«Chieti è sporca», missive di fuoco tra Di Primio e la ditta incaricata

Lo sfogo del sindaco al quale arrivano lamentele quotidiane su tombini non puliti

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«Chieti è sporca», missive di fuoco tra Di Primio e la ditta incaricata
CHIETI. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato funzionamento di molti tombini di via Pescara e con tutta la pioggia che c’è stata le conseguenze sono state immediatamente visibili.

 Il che ha fatto infuriare Umberto Di Primio, il sindaco di Chieti, che da qualche tempo è uscito allo scoperto per lamentare che «Chieti è sporca».
«Il fatto è che da tempo mi giungono segnalazioni ed ho acquisito foto dove si vede con chiarezza che certi tombini non sono stati mai puliti dalla società che ha vinto l’appalto – spiega Di Primio – eppure in questi giorni mi è pervenuta una mail con cui questa società mi informa che i tombini di Via Pescara non sono stati puliti per una questione di contrasti su una gara d’appalto particolare. Scritto a me e poco prima delle piogge annunciate, questo messaggio ha il sapore dell’excusatio non petita. No, non ci siamo: la società Mantini deve rispettare l’appalto che ha vinto e non è questione di sanzioni che pure il Comune ha irrogato. Deve pulire, spazzare, raccogliere bene l’immondizia. Inoltre ho foto scattate la mattina alle 8,30 dove si vede con chiarezza che la città non è stata pulita e a quell’ora non mi possono dire che è stata spazzata e che i cittadini hanno sporcato».
 Lo sfogo del sindaco è diretto e dimostra che sono molto tesi i rapporti tra l’amministrazione comunale e la società che ha vinto l’appalto che costerà in tutto 30 mln. Lo dimostra anche una corrispondenza intercorsa in questi giorni tra lo stesso sindaco, Enio Di Persio, direttore della Mantini, la stessa Mantini, Formula ambiente, assessori Alessandro Bevilacqua e Giuseppe Giampietro. Scrive il sindaco a Di Persio e per conoscenza  agli altri: «ma come ti sei permesso di usare toni arroganti con me, accusandomi di aver ricevuto telefonate dalla mia segreteria su pressione dell’assessore Giampietro – scrive il sindaco – al massimo c’è stata una sola telefonata, visto che Giampietro non riusciva a contattarla. Ma chi ti credi di essere, se chiedi di conoscere prima l’oggetto dell’incontro chiesto da Giampietro o magari anche da me? Sono io che decido chi chiamare e con chi interloquire. Ho incontrato il papa, il presidente del Consiglio o quello della Regione e mai nessuno mi ha chiesto preventivamente di sapere, al massimo mi hanno chiesto di cosa avessi bisogno. Inoltre quando lei mi ha chiesto un incontro né io né la mia segretaria ci siamo permessi di chiedere preventivamente l’argomento dell’incontro».

 Fin qui la reprimenda del sindaco sull’aspetto che attiene più al galateo istituzionale, che Di Persio avrebbe calpestato perché l’assessore Giampietro ha insistito troppo per alcune richieste (tra l’altro non è lui, ma Bevilacqua l’assessore competente). C’è poi la contestazione diretta del sindaco per la gestione dei rifiuti: «Non mi venite a dire che i disservizi dipendono dal mancato pagamento di un acconto, che dovete prima dimostrare di poter riscuotere – continua il sindaco – il fatto vero è la mia totale insoddisfazione per come il servizio di pulizia viene da voi svolto. La città non è pulita come dovrebbe né al centro né in periferia. Io sono subissato dalle lamentele dei cittadini o per il mancato spazzamento o per i mastelli sporchi o per il mancato ritiro della spazzatura. Senza dire che ancora non ci avete relazionato su come stanno le piante e su altri aspetti della gara che avete vinto anche con questi punteggi e che ho chiesto ai miei uffici di verificare».
«Ribadisco – conclude Di Primio - siete arroganti, per questo non vi invio cordiali saluti – sarebbe da ipocrita – ma solo i dovuti, educati e formali, distinti saluti». Firmato: il sindaco di Chieti. Risponde Di Persio: «mi spiace di essere stato frainteso, non c’era nessuna arroganza. Sono a disposizione di tutti per chiarire le pressanti richieste dell’assessore Giampietro che non fanno onore a chi rappresenta un’istituzione pubblica. Caro sindaco, forse lei è stato male informato e sono pronto a dimostrare documentalmente che le cose non stanno come le hanno rappresentato. Perciò le mando i miei cordiali saluti, come rappresentate del Comune che ha dimostrato tanta pazienza da far girare anche le ruote quadrate».

Sebastiano Calella