LA SENTENZA

Discarica Valle dei Fiori. Tar: «la Regione sapeva che sito era inidoneo»

Annullata l’autorizzazione integrata ambientale della Regione. Critiche anche all'Arta

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Discarica Valle dei Fiori. Tar: «la Regione sapeva che sito era inidoneo»
AVEZZANO. Il Tribunale amministrativo de L’Aquila ha bocciato il progetto di discarica Valle dei Fiori presentato dall’Aciam spa con l’ok della Regione Abruzzo.

Con sentenza depositata oggi i giudici amministrativi (Elvio Antonelli, Paolo Passoni, Alberto Tramglini) hanno annullato l’autorizzazione integrata ambientale concessa dalla Regione Abruzzo «perché illegittima».
Alla base della pronuncia ci sono il mancato recepimento da parte di Aciam di un piano di sorveglianza e di controllo della discarica delle acque sotterranee per le discariche conforme a quanto prescritto dalla legge, oltre ad una serie di contraddizioni e confusioni addebitabili agli organi regionali.
Duro l’ atteggiamento del Tribunale verso la Regione, l’Arta e l’ufficio di gestione rifiuti accusati di aver rilasciato l’autorizzazione pur sapendo bene «l’inidoneità del sito ad ospitare la discarica». La Regione Abruzzo e l’Arta sono state dunque condannate al pagamento in solido delle spese di lite nei confronti di Wwf nella misura di 8000 euro.

I FATTI
Tutto è partito nel settembre 2009 quando il Wwf Abruzzo ha espresso dubbi sulla localizzazione della discarica in località Valle dei Fiori a Gioia dei Marsi.
Il 4 febbraio 2010 la Regione Abruzzo ha rilasciato l’Autorizzazione Integrata Ambientale numero 1/2010. Nel giugno 2010 il Wwf Italia insieme al foglio “Il Martello del Fucino” di Franco Massimo Botticchio ha presentato ricorso contro l’autorizzazione curato dall'avvocato Herbert Simone. Tra gli aspetti contestati ci sono i vizi sul monitoraggio delle acque sotterranee, il mancato rilascio del permesso a costruire, la difformità del progetto Aciam rispetto al progetto recepito e approvato con l’Aia impugnata, l’individuazione da parte di Aciam di pozzetti ad uso idropotabile per il controllo dell’inquinamento.

CARENZA DEL PIANO
Il Tar nel pronunciarsi ha prima di tutto evidenziato la carenza del “piano di sorveglianza e controllo” dell’Aciam. E’ fondamentale che il piano in questione, dice il Tar, venga adottato prima che venga rilasciata l’Aia.

POZZETTI PARADOSSALI
A determinare la decisione del Tar è stata anche la scelta da parte di Aciam di pozzi ad uso idropotabile (a consumo umano) da usare come pozzi spia (deputati ad individuare eventuali infiltrazioni di liquami e sostanze inquinanti).
Una scelta paradossale, l’ha definita il Tar, in quanto «così si avrebbero degli effetti paradossali se si usassero come controllo di inquinamento pozzi idropotabili con conseguenze sulla salute pubblica». Il decreto legislativo numero 36/2003, prevede che vengano scelti un pozzetto a monte e due a valle di controllo delle acque.

LA REGIONE HA INCORAGGIATO
Sotto le bordate del Tar sono finiti il settore gestione rifiuti e l’Arta della Regione Abruzzo.
Per il Tar «è chiaro che la discarica si è dimostrata inidonea per il monitoraggio con pozzetti per l’eccessiva profondità delle faglie disponibili perciò il sito non ha requisiti minimi di localizzazione per poter ospitare discarica. A questo punto la Regione invece di desistere ha consigliato all’Aciam di usare la tecnica di il drenaggio sottotelo che proteggono il terreno e falde sottostanti in alternativa ai pozzi spia». Proprio la Regione ed il suo organo tecnico dunque hanno sconsigliato il ricorso al monitoraggio delle acque sotterranee contravvenendo al decreto legislativo 36 del 2003.
«Pertanto», rincara il Tar,«tutto questo rafforza e non attenua l’illegittimità della autorizzazione impugnata».

REGIONE E ARTA CONFUSI
Un aspetto ancora più particolare che evidenzia il Tar è l’inserimento di clausole contraddittorie nell’Aia. Nonostante la Regione avesse appurato che non si potevano individuare pozzi spia idonei (consigliando ad Aciam misure alternative per il controllo delle falde) le ha impartito il rispetto di quanto previsto dalle linee guida per monitoraggio di discariche redatte dall’Arta (che prescrivono proprio i pozzetti spia in conformità). Un atteggiamento bollato come contraddittorio.
«E’ stato per questo motivo», secondo il Tar, «per onorare formalmente la clausola in questione che l’Aciam ha individuato i pozzetti spia a consumo umano». 


Marirosa Barbieri

Sentenza 510 2012 ValleFiori