LA NUOVA INCHIESTA

Cantagallo e Di Febo indagati per la testimonianza concordata: le prove nelle intercettazioni

Il testimone che accusa chiamato in difesa di altri imputati

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Cantagallo e Di Febo indagati per la testimonianza concordata: le prove nelle intercettazioni
PESCARA. Si sarebbero messi d’accordo per far cambiare la versione ad un testimone che non era stato affatto tenero e poteva essere considerato l’unico teste ad aver assistito alla consegna di una mazzetta all’ex sindaco Cantagallo.

Ora lo stesso Enzo Cantagallo e Guglielmo Di Febo, già imputati nel processo ‘Ciclone’ (attualmente in corso), si ritrovano nuovamente indagati con l’accusa di aver indotto un testimone a fornire una versione falsa. Quel testimone è Andrea Ferrante, ex dipendente della Green Service di Bruno Chiulli oggi dipendente di Febbo Garden. Lui è accusato di falsa testimonianza.
Dalle indagini della Squadra Mobile emerge una fitta rete di contatti ed una attività quasi frenetica di consulti, incontri, cene, personaggi influenti, passaggio di informazioni. Secondo la procura si tratterebbe di un ennesimo tentativo di screditare l’operato della polizia e dei magistrati inquirenti dopo la vicenda della lettera anonima del 2006 ed i veleni (arrivati fino in aula proprio da Cantagallo) circa sue relazioni con la moglie dell’ex capo della Mobile. Insomma per il pm Gennaro Varone si tratterebbe dello stesso modus operandi di cui gli ex amministratori di Montesilvano devono già rispondere nel processo per tangenti.


LE PROVE SCHIACCIANTI ED IL PREVENTIVO FARLOCCO
Dopo le contestazioni dure del pm a Ferrante nell’udienza di giugno 2011 nel processo Ciclone nel quale il teste cambiò la versione data in precedenza alla polizia, sono iniziate le nuove indagini per capire cosa ci fosse dietro questa ritrattazione tutta a vantaggio degli imputati.
Per prima cosa la polizia sentì Bruno Chiulli (che ha accusato Cantagallo di chiedere tangenti, autoaccusandosi e patteggiando una pena di nove mesi). L’imprenditore ha confermato nuovamente le dichiarazioni già rese nel processo e ha consegnato la copia del “suo” preventivo fatto all’ex primo cittadino di Montesilvano. Il preventivo della Green Service dell’aprile 2006 reca un numero progressivo di protocollo (nr. 012/2006) riscontrato poi anche dal registro protocollo in possesso del teste e acquisito in originale dalla polizia.
La prima versione di Ferrante parlava di una tangente versata da Chiulli ad aprile 2006 durante un sopralluogo a casa di Cantagallo per portargli un preventivo per lavori. Nella deposizione ritrattata Ferrante dice che l’incontro ci fu a giugno riconoscendo in dibattimento un nuovo preventivo da lui firmato e datato giugno 2006 senza protocollo.
Il cambio di data sarebbe importante in quanto, nel frattempo, Cantagallo in seguito alla fuga di notizia avrebbe saputo delle indagini in corso e per questo non avrebbe corso il rischio di ricevere una tangente sapendo di essere controllato.
Secondo la procura il preventivo mostrato in aula dalla difesa dell’ex sindaco sarebbe falso per vari motivi: mancherebbe il numero di protocollo, il timbro sulla firma dell’estensore.


DALLE VECCHIE INTERCETTAZIONI ALTRE INFORMAZIONI UTILI ALLE NUOVE ACCUSE
La polizia ha poi monitorato anche le vecchie intercettazioni del processo Ciclone ed ha notato che nel giorno di giugno in cui è datato il preventivo presumibilmente falso non vi sono colloqui telefonici e ambientali che in qualche modo possano riguardare l’argomento.
«E’ lecito, dunque, ipotizzare che il preventivo datato 17.06.2006 sia stato prodotto successivamente al solo fine di screditare l’ipotesi accusatoria nei confronti del Cantagallo», sostengono gli investigatori.
Nelle intercettazioni del 17 giugno 2006, però, gli indagati parlano del preventivo eseguito in favore di Cantagallo Enzo e/o dell’amministrazione comunale che Umberto Febbo, amministratore dell’azienda di Giardinaggio Febbo Garden, concorrente della Green Service ed attuale datore di lavoro di Ferrante, si apprestava a fare.


FERRANTE TESTIMONE CHE ACCUSA CHIAMATO A DIFESA
Ferrante già nel 2006 alla polizia dichiarò di avere rapporti di amicizia con Di Febo e Rolando Canale.
Fin da subito era emersa una incongruenza non facile da spiegare: il testimone che aveva accusato Cantgallo veniva poi chiamato come testimone della difesa da Di Febo e Canale. Chi avrebbe mai chiamato un testimone così insidioso a difesa?
E nel corso dell’esame dibattimentale, al teste veniva chiesto chi lo avesse informato di essere stato citato come teste della difesa. Ferrante in quell’occasione confermò che erano stati Di Febo, Canale e Di Blasio.

Pubblico Ministero: «La domanda è questa: lei prima di quest’udienza ha ricevuto richieste di testimonianza in favore?»
Teste (Ferrante Andrea): «Sì»
(....)
Pubblico Ministero: «Chi le ha chiesto di testimoniare in favore?»
Teste (Ferrante Andrea): «Di Febo, l’architetto Canale»
Pubblico Ministero : «E’ stata una richiesta degli imputati di testimoniare in loro favore?»
Teste (Ferrante Andrea): «Non è che mi hanno chiesto di testimoniare, mi hanno detto “ io ti cito come teste. Me lo hanno detto»
Pubblico Ministero : «Chi glielo ha detto?»
Teste (Ferrante Andrea): «Me lo ha detto Di Febo, l’architetto Canale e Di Blasio»
Pubblico Ministero: «e dal momento che lei aveva reso queste dichiarazioni, in cui non si dice la verità, i signori che la informavano che l’avrebbe citato come teste, come facevano a sapere che lei avrebbe mutato versione dei fatti qui?»
Teste (Ferrante Andrea): «Questo come lo sapevano non lo so, questo non lo so se lo sapevano».
E poi sempre nel corso dell’udienza Ferrante dice:
Teste (Ferrante Andrea): « … ah.. no scusi, per esempio con Guglielmo Di Febo, ogni tanto ci sentiamo…. Paolo Di Blasio qualche volta ci siamo visti, si… si, ci siamo visti qualche volta…. Con Enzo Cantagallo ci siamo visti all’inaugurazione dell’attuale ditta dove lavoro… ci siamo visti …ci siamo salutati… ».

La polizia ha potuto però verificare dai tabulati telefonici almeno una decina di chiamate tra Cantagallo e Ferrante, sebbene di pochi secondi che dunque smentiscono ulteriormente il teste.
«E’ evidente che», sostiene la procura, «gli indagati sapevano già di poter contare sul fatto che l’ex dipendente della Green Service, dimessosi nel 2007, avrebbe reso dichiarazioni in loro favore».


GLI INCONTRI E LE CENE PER PARLARE DEL PROCESSO
Gli investigatori chiamati ad indagare dopo la deposizione di Ferrante si sono trovati davanti il problema di ricostruire le vicende del recente passato. Hanno così acquisito i tabulati telefonici di alcuni personaggi attenzionati ed il gioco è stato semplice. Consultando i tabulati telefonici sono emersi così frequentissimi contatti tra vari imputati del Ciclone e anche con testimoni che poi avrebbero dovuto deporre in aula.
Sull’utenza di Ferrante la polizia ha trovato i numeri di Canale e Di Febo. Anche dopo la deposizione di giugno 2011 si ritrovano contatti e avvistamenti monitorati con appostamenti presso un ristorante di via Senna.
Altri contatti giudicati rilevanti sono quelli del 27 settembre 2011 tra Guglielmo Di Febo e Duilio Ferretti, altro imputato del processo “Ciclone” accusato di aver versato tangenti a Cantagallo. Altro incontro altra cena.
Secondo la polizia «dalle risultanze complessive delle indagini, si profila l’esistenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato attraverso il condizionamento di altri testimoni».
E si fa l’esempio dell’ingegnere Bruno Di Fonzo, progettista del cimitero di Montesilvano, che è anche amico dell’imputato Ronaldo Canale. In un’altra intercettazione telefonica del 6 ottobre 2011 proprio tra Canale e Di Fonzo si incontrano per unirsi ad una comitiva a cena. Nel corso della telefonata Di Fonzo ricorda che avrebbero dovuto vedersi per parlare del processo. In quel periodo, infatti, si stavano approssimando le date di due udienze (quelle del 3 e del 16 novembre che successivamente sono state rinviate).


Di Fonzo non è teste a difesa di Canale, ma di Enzo Cantagallo, ed è stato chiamato per deporre sull’episodio della calunnia e delle lettere anonime.
Anche Duilio Ferretti, imputato nel processo Ciclone, chiama Cantagallo e gli chiede se le iscrizioni ai corsi di chitarra nella scuola dove oggi insegna l’ex sindaco sono già aperte perchè l’anziano imprenditore è molto interessato. Gli investigatori poi segnalano un’altra conversazione rilevante tra Cantagallo e Luca Bitondo il 4 ottobre 2011 cioè pochi giorni prima dell’udienza dibattimentale del 12 ottobre, in cui il sostituto commissario Giancarlo Pavone doveva essere escusso sulla vicenda afferente agli appalti sugli impianti di illuminazione conferiti illecitamente proprio a Bitondo.
Un attività frenetica che si agita dietro uno dei processi più importanti degli ultimi tempi che vede sotto scacco la politica.
C’è poi il mistero delle foto dell’esterno della casa del poliziotto Pavone nel pc di Di Febo che circolano tra gli imputati via email.

Perchè tanta attenzione per quell’immobile?


Alessandro Biancardi