L'INCHIESTA

«Cantagallo concordò con il testimone le bugie da dire nel processo»

L’ex sindaco di Montesilvano ancora indagato insieme ad Andrea Ferrante e Guglielmo Di Febo

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4621

Cantagallo in aula

Cantagallo in aula

PESCARA. Contatti frequenti e testimonianze concordate per alleggerire il carico di accuse nel processo Ciclone. C’è anche questo dietro i processi per tangenti che sono in corso a Pescara.

In questo caso da una recente indagine chiusa nei giorni scorsi dalla Squadra Mobile è emerso uno scenario più che preoccupante di come alcuni imputati si diano da fare per smorzare testimonianze insidiose e per intralciare il corso della giustizia.
Nello specifico Enzo Cantagallo è indagato per aver concordato con il teste Andrea Ferrante la falsa testimonianza nel processo Ciclone del 29 giugno 2011. Ferrante, ex dipendente della Green Service di Bruno Chiulli,  è indagato appunto per la falsa testimonianza sotto giuramento resa davanti al giudice  Carmelo  De Santis. In quella occasione smentì il contenuto delle dichiarazioni già rese alla polizia giudiziaria nel 2006 circa quanto confidatogli dal suo principale,  Bruno Chiulli, sul pagamento di una tangente a Cantagallo.
Guglielmo Di Febo insieme a Cantagallo sono accusati di essere gli ideatori e gli artefici  oltre che i diretti  “beneficiari” del reato contestato «nel tentativo», dice la procura , «di screditare le dichiarazioni dell’imprenditore Bruno Chiulli».
L’imprenditore ha già patteggiato nove mesi ed e' stato prosciolto dall'accusa di associazione per delinquere. Nel proceso Ciclone ha confermato le sue accuse davanti al collegio giudicante.
La procura parla di un tentativo anche ben orchestrato di cambiare le carte in tavola  arrivando persino a produrre in giudizio  un falso preventivo intestato alla ditta Green Service e datato 17 giugno 2006, a firma dello stesso Ferrante.
Si tratterebbe, secondo le risultanze di questa nuova indagine, di  una prova costruita ad hoc che doveva servire a smontare la circostanza dichiarata da Chiulli di essere stato nell’aprile 2006 a casa del Cantagallo per portargli una mazzetta.

FERRANTE: LA VERSIONE DEL 2006
Nella prima dichiarazione del 2006 Ferrante aveva raccontato che il 10 aprile 2006 era stato a casa di Cantagallo insieme al proprio datore di lavoro per consegnare un preventivo relativo a degli interventi di manutenzione del giardino della villa del Cantagallo. Il teste disse di  aver provveduto di persona alla realizzazione del preventivo datato 10.4.2006, e raccontò anche altro.
Dopo aver svolto il sopralluogo Ferrante nel 2006 disse: «In tale  episodio mi colpì un particolare, ovvero che il Chiulli  prima di  salire in macchina, peraltro parcheggiata all’esterno, si recò da solo nel bagno  antistante  la piscina , per poi uscire immediatamente dopo.  Tale  particolare mi incuriosì tanto  che chiesi  al Chiulli, quando salimmo in macchina,  la motivazione di  questo comportamento.   Per tutta risposta  lo stesso ebbe a riferirmi in modo seccato  “   … che non   sai cosa sono andato a fare?… “  .  Con quest’affermazione   chiuse poi  il discorso  che avevo iniziato.   Ciò  ovviamente mi ha lasciato  intuire che in quell’occasione il Chiulli aveva portato del denaro al Cantagallo….».

FERRANTE: LA VERSIONE DEL 2011
Il racconto cambia sostanzialmente quando Ferrante è in aula il 29 giugno dello scorso anno ed il pm Gennaro Varone gli chiede conto dell’episodio del “bagno”.
« ….  Guardi  sì mi ricordo  di averlo dichiarato», ha detto in aula Ferrante, «però non lo confermo  perché è impossibile  vedere dall’esterno  di  casa… ho dichiarato semplicemente  perché ero dipendente  della Green Service,  stavo spaventato,  volevo avvalorare  quello che aveva detto Chiulli  ed ho dichiarato questo, ma in realtà non lo confermo perché era impossibile  vedere queste cose … ».
Nel corso dell’udienza la difesa di Cantagallo (avvocato Giuliano Milia) aveva esibito un preventivo, recante la firma di Ferrante (e riconosciuta da questi), che riportava una data successiva (17.06.2006).
«La circostanza mirava», sostiene la procura «con tutta evidenza, a smontare (privandole della necessaria credibilità) le dichiarazioni del Chiulli, in particolare con riferimento alla data del sopralluogo effettuato all’interno della villa di Cantagallo».
La data seppure successiva di poco avrebbe avuto una valenza importantissima -è il teorema accusatorio-, «dato che Cantagallo nel frattempo era venuto a conoscenza delle indagini a suo carico e sapendo di essere intercettato, avrebbe mai ragionevolmente corso il rischio di farsi pagare una mazzetta proprio nel periodo in cui i suoi spostamenti e le sue conversazioni erano monitorate?».
Sta di fatto che Ferrante riconosce quel preventivo falso come quello redatto da lui.
Una testimonianza che ora dovrà necessariamente essere rivista nel processo Ciclone e rivalutata.

LA VECCHIA SQUADRA SEMPRE UNITA
Le indagini durate circa un anno e cominciate con la contestazione in aula della dichiarazione mendace hanno in realtà disvelato uno scenario composito che si agiterebbe dietro i grandi processi. Grazie alle intercettazioni telefoniche sono stati ascoltati discorsi e ricostruiti i contatti tra testimoni e imputati. Con le successive perquisizioni si sarebbero acquisite prove giudicate «inconfutabili» circa il tentativo andato a buon fine di “aggiustare “ le testimonianza di Ferrante ma anche di cercare di screditare gli inquirenti e gli investigatori con un piano nemmeno troppo originale visto che proprio nel processo Ciclone sono agli atti una serie di tentativi per calunniare e screditare chi ha portato avanti le accuse.
E Ferrante non sarebbe l’unico testimone avvicinato e contattato pochi giorni prima della deposizione in aula.

Alessandro Biancardi