VOCAZIONI E FUTURO

Gas sul lago di Bomba: i sindaci contro: «via la Forest Oil dal nostro territorio»

«Gas e petrolio incompatibili con scelte e investimenti pregressi»

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Gas sul lago di Bomba: i sindaci contro: «via la Forest Oil dal nostro territorio»
ABRUZZO. Che c’entra la Forest? Che c’entrano petrolio e gas con l’Abruzzo dalla vocazione agricola e turistica?

Se lo domandano cittadini da molto tempo senza avere risposte convincenti, se lo domandano ora anche molti sindaci della provincia di Chieti che hanno sottoscritto un documento che potrà servire forse al Tar per decidere sul ricorso della multinazionale che ha contestato la decisione della Regione di bocciare il suo progetto.
Ma soprattutto i sindaci pongono l’attenzione su un aspetto più tecnico e logico: siccome la Regione -anche attraverso il Governo e l’Europa- ha speso soldi nel campo del turismo e delle infrastrutture connesse, ora non può decidere di vanificare quelle scelte pregresse scegliendo la petrolizzazione che è di fatto incompatibile con il turismo e l’agricoltura.
Così in occasione della seduta del T.A.R. di Pescara del prossimo 26 luglio nella quale si discuterà del ricorso presentato dalla Forest Oil CMI s.p.a. in merito al progetto di estrazione e raffinamento di gas a Bomba, i 21 Sindaci della vallata interessata hanno sottoscritto e presentato un documento nel quale riassumono dettagliatamente tutte le motivazioni che li hanno spinti a dichiararsi nettamente contrari ad un progetto del genere, considerato del tutto «fuorviante, rischioso e inaccettabile» rispetto alle naturali vocazioni della zona ed agli impegni programmatici presi per essa.

CHI FIRMA
I firmatari sono i Sindaci di Bomba, Colledimezzo, Monteferrante, Pennadomo, Altino, Quadri, Roccascalegna, Gessopalena, Montebello sul Sangro, Fallo, Civitaluparella, Roio del Sangro,  Montazzoli, Tornareccio, Borrello, Colledimezzo, Atessa, Perano, Archi, Montelapiano e Montenerodomo (con l’unica eccezione di Villa Santa Maria, attualmente commissariata e quindi impossibilitata a sottoscrivere). A questi Sindaci si aggiungono nella piena solidarietà e condivisione delle preoccupazioni i Sindaci dell’area frentana quali Lanciano, Fossacesia, S.Maria Imbaro, Mozzagrogna, Frisa, ecc. ai quali non è stato chiesto di firmare solo per rispetto del nucleo storico dei 22 Comuni che fin dall’inizio si sono battuti contro questo progetto.

PERCHE’ CONTRO L’ESTRAZIONE DI GAS
Nel documento i sindaci rilevano innanzitutto che «la stessa ipotesi progettuale fu già abbandonata dall’AGIP s.p.a. nel 1992 per evidenti motivi di sicurezza» a causa del riscontro di vaste aree franose ed importanti dislocazioni tettoniche in concomitanza con la presenza di un invaso artificiale.
Il progetto, ripreso dalla società petrolifera statunitense Forest Oil CMI s.p.a. nel 1996, ha già subito una doppia bocciatura da parte del Comitato VIA (Valutazione Impatto Ambientale)   riunito a L’Aquila nelle sedute del 10 aprile e del 10 luglio scorsi.
La sfilza di motivazioni è lunga e riguarda per esempio la criticita’ rispetto ai vincoli di tutela ambientale e paesaggistica in quanto l’impianto è inserito nel contesto di un’area ad elevato pregio ambientale e paesaggistico. Ma anche la fragilità idrogeologica sarebbe uno dei grandi problemi mai risolti e denso di rischi.
Nel documento i sindaci ricordano le grandi frane del 1819 e del 1929 che trascinarono mezzo paese di Bomba a valle, quella del 1973 che travolse Colledimezzo, quelle tra il 1974 ed il 1975 da Buonanotte (oggi Montebello sul Sangro) a Pennadomo e l’ultima, sempre a Bomba, nel 1992. Esiste poi un clamoroso monumento che riassume tutta questa storia  ed è il viadotto spezzato in due che dista solo poche centinaia di metri dall’area Forest. Nel 1973 i contadini della zona sconsigliarono vivamente gli ingegneri incaricati a poggiare i piloni della superstrada sull’area detta Lago Maurino perché piena di torrenti sotterranei. I tecnici risposero che sulla base delle analisi fatte il terreno di posa risultava sicuro, ma quando l’opera fu terminata una frana sotterranea spezzò uno dei piloni centrali del viadotto che successivamente fu fatto crollare. Come si può escludere che la storia si ripeta e che la inevitabile subsidenza a seguito delle estrazioni possa scatenare nuove frane distruttive?
E poi ci sono ragioni di coerenza: le amministrazioni locali hanno orientato da tempo le proprie strategie di sviluppo economico e sociale verso il settore turistico-ambientale, destinando importanti finanziamenti per interventi di supporto al turismo montano, costiero e lacustre, che è traino fondamentale per la vita economica dell’intero comprensorio.
Lo stesso vale anche per la Regione.

In una riunione convocata dal Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, il 9 novembre 2011 fu sottoscritto un documento che sanciva già la contrarietà delle amministrazioni locali al progetto.
Il documento fu firmato dalla Provincia di Chieti e dai Sindaci di Bomba, Atessa, Borrello, Casoli, Colledimezzo, Fossacesia, Gessopalena, Lanciano, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Pennadomo, Perano, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Roccascalegna, Tornareccio e Torricella Peligna.
«Sulla base di tutto quanto dettagliatamente messo in evidenza i sindaci, e noi con loro», si augura l’associazione che da tempo si batte contro questo e altri progetti ritenuti incompatibili con i territorio, Nuovo Senso Civico, «si augurano che il Tar metta una volta per tutte la parola “fine” su una storia che mai avrebbe dovuto avere inizio».