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Nessun reato per il mancato accesso agli atti: il gip archivia l’esposto di Napoleone

La Procura aveva già chiesto l’archiviazione, non concessa in prima battuta

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Gli avvocati Pennetta e Napolitano

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CHIETI. Stavolta il gip Paolo Di Geronimo ha detto sì all’archiviazione dell’esposto di Marco Napoleone che segnalava alla Procura della Repubblica il no dell’UdA all’accesso agli atti sul suo licenziamento.

Il gip “si è fatto persuaso” (per dirla come il commissario Montalbano) delle ragioni dell’UdA presentate in un memoria difensiva dall’avvocato d’ufficio Federica D’Angelantonio, che era presente in udienza insieme al procuratore della repubblica Pietro Mennini, che difendeva l’iniziale richiesta di archiviazione respinta in prima battuta, ed insieme agli avvocati Pierluigi Pennetta e Maria Teresa Napolitano che sostenevano le ragioni di Marco Napoleone. In sostanza si trattava di decidere se il mancato accesso agli atti, lamentato da Napoleone, era corretto o no.
Se cioè la procedura attivata dall’UdA – licenziamento del dg da parte del CdA e successivo, immediato decreto del rettore – fosse corretta in mancanza di un verbale che non era ancora scritto e che pertanto non poteva essere esibito a richiesta dell’interessato. Secondo Napoleone questo comportamento era censurabile, secondo la Procura no. L’indagine che si è sviluppata attraverso molte testimonianze, aveva già portato la Procura a concludere che non ci sono estremi di reato di abuso d’ufficio e di falso in atto pubblico, vista che è stata seguita la prassi usuale  della d’Annunzio: scrivere il verbale nei giorni successivi alle sedute, inviare le bozze ai partecipanti per eventuali correzioni ed approvarlo nella seduta successiva. Quindi tutte le lamentele sul comportamento dell’ex rettore non fanno scattare a suo carico l’abuso di ufficio, comprese le rimostranze di altri componenti del CdA (in primis quelle del sindaco Umberto Di Primio, che da avvocato aveva duramente contestato questa procedura) sulla mancata consegna – ad esempio – del parere Vaccari che era alla base del licenziamento.

Quindi, secondo la Procura, la condotta omissiva attribuita al rettore manca dell’attitudine ad arrecare danni ad altri, poiché eventualmente  sarebbe toccato comunque al CdA sia prendere una decisione sia valutare l’opportunità di esaminare le lamentele di chi non aveva preso visione degli atti.
Tesi peraltro ribadite nella memoria difensiva presentata per questa seconda udienza del gip dove in effetti non c’è stato né dibattito né possibilità di interloquire, come accade sempre in queste udienze veloci, e così il gip ha subito letto le motivazioni dell’archiviazione. Nessun commento da parte degli avvocati difensori, solo un pò di rammarico per il fatto che non è stata presa in considerazione la loro richiesta sul coinvolgimento dell’UdA come istituzione. A loro parere il ricorso doveva almeno essere notificato all’università, così come richiesto – senza successo - anche al gip.
Sebastiano Calella