Truffa fondi Docup, imprenditrice restituisce alla Regione 50 mila euro

Per la Corte dei Conti: «falsa messa in scena»

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Truffa fondi Docup, imprenditrice restituisce alla Regione 50 mila euro
ABRUZZO. Fondi Docup della Regione Abruzzo per ristrutturare una piccola attività ricettiva alberghiera a Fagnano Alto, provincia de L’Aquila.

Il privato, dopo aver intascato i soldi, però, non ha mai realizzato i lavori in questione e la Corte dei Conti presenta il conto: bisogna restituire quanto indebitamente percepito.
Parte lesa la Regione Abruzzo che ha elargito il finanziamento. Dovrà mettere mano al portafoglio, invece Silvana Bertoldi che dovrà versare all’ente pubblico 54.347,29 euro. E’ stato invece assolto l’ex marito della donna, uscito indenne anche dal procedimento penale. Come dimostrato dal legale dell’uomo, Maurizio Cora del foro de L’Aquila, solo la moglie aveva ed ha accesso al conto corrente e nessun addebito poteva essere rivolto al coniuge «mero proprietario dell’immobile» da ristrutturare.
Ben altri responsabilità, dice invece la Corte dei Conti, devono attribuirsi alla Bertoldi responsabile di «condotte trasgressive e illegittime, contrarie allo svolgimento della corretta funzione di acquisizione di risorse pubbliche»
I lavori sull’immobile da destinare a piccola attività ricettiva extra alberghiera, di fatto, non sono mai iniziati, ricostruiscono i giudici che hanno acquisito il fascicolo della Guardia di Finanza. Si è registrato esclusivamente «un intervento irrisorio sul tetto» ma in definitiva «il cantiere non è mai stato avviato» e il certificato d’inizio lavori «era stato fatto firmare solo per ottenere la liquidazione della prima anticipazione». Nella sentenza che condanna la donna alla restituzione della cifra ottenuta si sottolinea ancora «l’azione truffaldina diretta all’acquisizione indebita di contributi pubblici che incide sul principio di corretto uso di risorse dei pubblici bilanci che sono state impiegate per fini e scopi estranei a quelli per i quali le contribuzioni potevano essere legittimamente concesse».

E ancora: «la Pubblica Amministrazione si è privata della disponibilità della somma oggetto di contributo, sopportando sin dal momento della erogazione il costo del capitale, la riduzione del potere di acquisto dello stesso per effetto del fenomeno di svalutazione, nonché il costo-opportunità ravvisabile nel mancato uso alternativo dei fondi concessi».
«La Bertoldi non aveva alcuna intenzione di iniziare i lavori», dicono i giudici. «La falsa messa in scena (dell’avvio dei lavori, ndr), accompagnata dalle lacune del sistema dei controlli amministrativi e dall’abilità nel lasciar apparire un’inesistente iniziativa imprenditoriale, le hanno consentito di conseguire quel denaro illecito, ovviamente mai restituito alla Regione».
Ma adesso la restituzione ci dovrà essere. Fino all’ultimo centesimo.
Alessandra Lotti