LA SENTENZA

Ex sindaco di Mosciano Sant’Angelo condannato a risarcire la Asl

La colpa: ha archiviato un caso di violazione di norme igienico-sanitarie

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Ex sindaco di Mosciano Sant’Angelo condannato a risarcire la Asl
MOSCIANO SANT’ANGELO. Lui , il sindaco, non fu d’accordo. Non condivise affatto l’esito dell’ispezione della Asl di Teramo che scoprì, in una macelleria di Mosciano Sant’Angelo, condizioni igieniche tali da meritare una multa.

E per questo dispose un’ordinanza di archiviazione del caso. Ma la Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo) di recente ha detto che l’illecito c’è stato ed ha condannato proprio l’ex sindaco a risarcire la Asl di Teramo della somma di € 2.324,05 per la mancata contravvenzione fatta dalla Asl.
L’oggetto della contestazione risale al 2008. I fatti ad un tempo antecedente. Siamo a Mosciano Sant’Angelo in provincia di Teramo. Sindaco pro tempore, allora era Franco Filipponi.
Un giorno la Asl di Teramo in seguito ad un’ispezione scoprì che il locale della macelleria  non era mantenuto nelle condizioni igienico sanitarie adeguate. In particolare, si legge nella sentenza della Corte dei Conti che ha riassunto i fatti,«il locale laboratorio annesso allo spaccio di carni refrigerate era privo dell’antibagno, le guarnizioni delle celle frigorifere erano deteriorate, erano presenti tracce di sangue sul pavimento, ruggine sugli angoli e gli attrezzi per le pulizie erano sparsi in giro per il laboratorio. Inoltre, erano rinvenute carni ovine prive di bollatura sanitaria e in stato di congelamento anche in assenza della documentazione commerciale di scorta».
Dunque, secondo la Asl ricorrevano senza dubbio i presupposti per una doppia sanzione: la violazione in materia d’igiene (con multa di € 774,68) e la violazione per il rinvenimento di carne ovina in stato di congelamento (nella fattispecie frattaglie) priva della bollatura sanitaria e della documentazione sanitaria di scorta ( punibile con una multa da € 1.549,37 a € 9.296,22). I proprietari della macelleria, al momento dell’ispezione non contestarono le colpe a loro addebitate.

Secondo la strategia difensiva del legale della macelleria, Giuseppe D’Isidoro, quella carne era destinata al consumo dei proprietari; tesi poi più o meno ribadita da una dipendente che confessò che la merce era per consumo animali e non destinata alla vendita.
Poco importa, diceva la Asl di Teramo, a che cosa servisse. La detenzione senza tutti i crismi è illegale punto e basta. Regola generale per contrastare il fenomeno della macellazione clandestina.
Tutti convinti gli ispettori, tranne il sindaco.
Filipponi raccolse una confessione di una dipendente della ditta che confessò che le carni rinvenute nella cella frigorifera erano di sua proprietà e, pertanto, non potevano essere destinate alla vendita. Prova schiacciante secondo il sindaco in base alla quale non si doveva più perseguire l’illecito. Di qui l’archiviazione nel 2008.
«Nonostante i fatti oggettivamente documentati di quelle condizioni», si legge nella sentenza, «il sindaco ha ritenuto di archiviare il verbale di contestazione, tra l’altro oltre i termini di legge (nel 2008) e senza una prova contraria al fatto che l’illecito si fosse verificato».
Infatti rilevava la Asl, mentre non esisteva prova che, al momento dell’accesso, le carni fossero regolarmente detenute e i locali dell’impresa ben conservati dal punto di vista igienico, si poteva confermare invece l’esistenza delle frattaglie di carne prive di bollatura sanitaria all’interno dei locali dell’impresa alimentare.

Il sindaco, secondo la Corte «ha responsabilità amministrativa, ha sminuito il sistema sanzionatorio in un delicato settore, qual è quello sull’igiene degli alimenti e della loro lavorazione, settore dove gli organi ispettivi, come il servizio veterinario dell’Asl Abruzzo Teramo, si impegnano fortemente per garantire ai cittadini la sicurezza alimentare. Ha mostrato un’inescusabile negligenza tenuto conto che il servizio veterinario dell’Asl di Teramo ha più volte sollecitato la sua attenzione mentre, l’ente locale ha completamente disatteso l’istanza collaborativa dell’azienda sanitaria».
E per questo, Filipponi, è stato condannato a risarcire la Asl per € 2.324,05 (la somma delle due sanzioni) oltre a € 1.000,00, per il pregiudizio conseguente al disservizio arrecato.
m.b.