LA SENTENZA

Corte d’appello: «ex vice sindaco di Vasto calunniò il giudice La Rana»

La vicenda risale al 2003

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Il giudice La Rana

Il giudice La Rana

VASTO. La Corte d’appello de L’Aquila ha condannato l’ex vice sindaco di Vasto, Giovanni Bolognese per il reato di diffamazione nei confronti del giudice Antonio La Rana, attuale Procuratore generale di Campobasso. Bolognese dovrà risarcire La Rana delle spese legali legate alla prima sentenza (3.500 euro) spese legali della seconda sentenza (2.500) oltre ai di danni per 15.000 euro.

La sentenza del 18 luglio scorso si riferisci a fatti accaduti nel 2003 e che vedono coinvolti quattro militanti di Forza Italia (Giuseppe Tagliente, Giovanni Bolognese, Vincenzo Ottaviano e Nicola Mastrovincenzo); vittima: l’ex pm vastese Antonio La Rana.
I quattro sono stati accusati di aver costruito un impianto di accuse e diffamazioni verso il pm teso ad allontanarlo dal tribunale di Vasto. Ciò per il fatto che il magistrato aveva condotto anni addietro indagini scomode nei confronti di alcuni vertici della pubblica amministrazione (che coinvolgevano anche alcuni dei suoi accusatori).
La Rana accusato di trenta reati tra cui calunnia, favoreggiamento, falsa testimonianza e rivelazione di segreti d'ufficio è stato assolto da tutte le accuse dai tribunali di Bari e Vasto per insussistenza di fatti.
Il calvario La Rana iniziò nel 2003 quando il magistrato venne indagato, insieme ad altri undici, per la nota vicenda degli “ombreggi” (concessioni balneari rilasciate per una sola stagione, dalla Regione Abruzzo, a oltre cento persone, tra le quali anche familiari del magistrato).
Secondo La Rana i suoi accusatori (politici vastesi che erano stati da lui indagati quando svolgeva le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica di Vasto) inscenarono tutto per creare una incompatibilità ambientale ed impedirgli un ritorno, in qualità di Procuratore della Repubblica, presso gli uffici giudiziari di Vasto. Indagò sul caso l’autorità giudiziaria di Bari, competente a decidere sui magistrati in servizio nel distretto molisano, dove La Rana lavorava dal 2002. 


Le indagini durano fino al giugno del 2006, data in cui il Pubblico Ministero di Bari richiese l’archiviazione per quindici episodi, tra i quali anche la vicenda “ombreggi”, ed il rinvio a giudizio di La Rana insieme agli altri undici imputati, per le altre quindici ipotesi di reato. All’udienza del primo luglio 2011, il Tribunale di Bari assolse La Rana da tutti i reati per insussistenza dei fatti. Sentenza diventata definitiva il 15 novembre 2011. Per gli altri sei fatti (che andavano dal favoreggiamento personale, al concorso in rivelazione di segreti di ufficio, all’accesso abusivo al sistema informatico e alla calunnia) di competenze dell’ autorità giudiziaria di Vasto il giudice dell’udienza preliminare di Vasto, con sentenza dello scorso 22 novembre, assolse La Rana per insussistenza dei fatti.
A seguito delle denunce del magistrato sono stati condannati i suoi quattro accusatori. Ottaviano Vincenzo fu condannato a sei mesi di reclusione e al risarcimento dei danni dal Tribunale di Chieti, per diffamazione aggravata. Su Mastrovincenzo pende l’accusa di false informazioni al Pubblico Ministero. Il processo avrà luogo in autunno, al tribunale di Vasto. Tagliente, consigliere regionale e Bolognese furono indagati per calunnia. Giuseppe Tagliente fu prosciolto dal gup di Chieti. Giovanni Bolognese, fu rinviato a giudizio dinanzi al Tribunale di Chieti che lo assolse.
Oggi, la sentenza dei giudici di secondo grado ha ribaltato il verdetto di assoluzione verso Bolognese condannandolo al risarcimento del danno più la copertura delle spese legali ed escludendo la detenzione visto che il reato, si legge nel dispositivo di sentenza, «risulta estinto per prescrizione».