POST TERREMOTO

Ricostruzione L’Aquila, il 16 settembre inizia gestione ordinaria.

«I tecnici fuori dalla politica». Soddisfazione e dubbi dal centro del cratere

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Ricostruzione L’Aquila, il 16 settembre inizia gestione ordinaria.
ROMA. Le commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno approvato, pur con modifiche, l'emendamento del governo al decreto sviluppo.

Si chiude dunque il prossimo 31 agosto la gestione commissariale della ricostruzione post-terremoto in Abruzzo.
L'emendamento del ministro Barca stabilisce che dal 16 settembre inizierà la gestione ordinaria con il passaggio dei poteri ai Comuni, coadiuvati da due Uffici speciali: uno per L'Aquila ed un secondo per i comuni del cratere.
L'emendamento, uno dei 15 presentati da Giovanni Lolli (Pd), Marcello De Angelis (Pdl) e Sergio Piffari (Idv) per recepire le istanze dei Comuni abruzzesi, stabilisce che le varianti urbanistiche necessarie per le pratiche di ricostruzione degli edifici siano approvate obbligatoriamente con accordo di programma.
Questo, ha spiegato Lolli, per superare le resistenze da parte degli uffici della provincia de L'Aquila nell'accedere a questa procedure più veloce. Barca si è detto contrario perché la questione va risolta con una norma regionale e non nazionale. Lolli ha chiesto al ministro di fare una controproposta che risolvesse il problema sollevato dall'emendamento, cosa che non è avvenuta. Così il deputato ha chiesto di votare la sua proposta che è stata approvata.
«Abbiamo presentato, come è noto, un pacchetto di 16 subemendamenti», ha spiegato Lolli, «ottenendo risultati significativi su alcuni mentre su altre questioni rimane aperta la necessità di ulteriori interventi».
Per domani il deputato ha annunciato una conferenza stampa per spiegare nel dettaglio tutte le novità.
«È stato accolto il nostro emendamento che esclude dal vincolo del patto di stabilità le spese per la ricostruzione», spiega invece l’onorevole Pierluigi Mantini dell’esecutivo dell’Udc

Così come sono stati accolti gli emendamenti che caratterizzano gli uffici speciali per i controlli nell’esecuzione dei progetti, riorganizzano i procedimenti di attuazione in modo più ragionevole e meno “espropriativo” dei proprietari, estendono gli indennizzi alle seconde case in edifici singoli (solo all’Aquila), equiparano parzialmente gli orfani del terremoto agli invalidi sul lavoro, sanciscono la risoluzione di diritto di preliminari e diritti reali istituiti prima del terremoto. «Il testo del governo è migliorato», commenta soddisfatto Mantini.

Però non sono state accolte le proposte di semplificazione urbanistico-edilizia, gli uffici speciali sono retti da un organismo assembleare pletorico (dallo Stato alle organizzazioni produttive locali), ricompare la parola “contributo” anziché “indennizzo” e, in sostanza, accanto alle luci non mancano le ombre.

«Appare irragionevole anche la norma che impone, solo a L’Aquila in tutta Italia, l’incompatibilità di carica anziché di funzione», commenta ancora Mantini. Un consigliere comunale aquilano, ad esempio, non può esercitare una professione che ha a che fare con la ricostruzione ma anziché avere l’obbligo di astensione, come previsto dal testo unico degli enti locali, sullo specifico affare che lo riguarda, deve invece dimettersi dalla carica entro 90 giorni. Chi è tecnico non può fare politica, ma solo a L’Aquila.