POLTRONE IRREGOLARI

Aca, «da due anni cda decaduto, annullare tutti gli atti illegittimi»

Nuova accusa dell’associazione Codici

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Aca, «da due anni cda decaduto, annullare tutti gli atti illegittimi»
PESCARA. Un Consiglio di amministrazione decaduto ben due volte dal 2009 ad oggi ma si è continuato ad andare avanti come nulla fosse.

La denuncia arriva dall’associazione Codici che richiama l’articolo 15 dello statuto dell’Aca secondo il quale quando viene a mancare la metà o la maggioranza dei membri dell’originario Consiglio questo è da ritenersi decaduto. Insomma non può più stare in piedi, non può prendere decisioni, non può firmare atti. Niente di niente, se non precedere ad un rinnovo. E questo sarebbe accaduto nel 2010 ma, nell’indifferenza generale, si sarebbe lasciato correre, facendo finta di nulla.
L’associazione dei consumatori adesso punta i piedi e non solo ritiene irregolari le nuove nomine che dovranno essere fatte fra dieci giorni (del presidente e di un consigliere del cda) ma mette in dubbio anche la legittimità di tutti gli atti firmati nel corso degli ultimi due anni.
L’originario Cda dell’Aca è stato votato nel 2008 ed era composto dal presidente Bruno Catena, dall’allora vice Ezio Di Cristoforo e dal consigliere Giuseppe Di Michele. Nel 2008 Catena si è dimesso. A marzo 2009 si è dimesso anche Di Cristoforo per candidarsi alla carica di presidente. «E’ a questo punto che si può dire che il Cda è decaduto è la maggioranza non c’era più», spiega ancora Pettinari.
Cosa avrebbero dovuto fare? «Alle dimissioni di Di Cristoforo si doveva riconvocare l’intero Cda invece si è proceduto solo all’elezione del presidente, Di Cristoforo stesso che da vice è diventato presidente. Ma si è andati avanti», insiste Pettinari, «con un Consiglio decaduto». Ma non sarebbe l’unico caso.
Ad agosto 2011 è entrata in Consiglio Concetta di Luzio e fin qui nessun problema. Alcune intercettazioni in cui si parla della sua nomina sono finite nel faldone dell’inchiesta della procura di Pescara sul ‘partito dell’acqua’ che vede indagato Giorgio D’Ambrosio. Secondo gli inquirenti, infatti proprio D’Ambrosio avrebbe spinto l’elezione della consigliera Di Luzio (non indagata), «allo scopo di avere la completa gestione anche di quell’Ente».
Ma a marzo 2011 è scaduto il consigliere Di Michele: «è a questo punto», spiega Pettinari, «che il cda deve ritenersi decaduto per la seconda volta. Ma loro che hanno fatto? Se ne sono fregati, hanno continuato ad andare avanti. Fino ai giorni nostri». Dunque sarebbe decaduto il Cda sempre per la norma contenuta nell'articolo 15 dello Statuto.


Per fine mese è stata convocata la nuova assemblea. «Speravamo che sanassero la situazione e rinnovassero l’intero Consiglio», ammette Pettinari. «Invece cosa fanno? Mettono a votazione solo un consigliere e la presidenza, e Di Cristoforo si ricandida. Mentre Concetta Di Luzio resta al suo posto. Lo fanno per proteggere la sua posizione di incompatibilità in quanto essendo anche sindaco di Casalincontrada non potrebbe ricandidarsi».
«Adesso», spiega ancora l’esponente di Codici, «andremo a verificare tutti gli atti che sono stati fatti, per noi sono da ritenersi nulli perché fatti da un Cda decaduto per ben due volte e firmati da membri incompatibili».
E quella dell’incompatibilità è infatti una nuova gatta da pelare.
Il presidente uscente Ezio Di Cristoforo è il marito di Sivana Sarra, dipedente dell'Aca e sindaco di Bolognano, uno dei comuni soci dell'Aca. Lui è chiaramente incompatibile con la nomina di presidente. Poi c’è la Di Luzio, sindaco di Casalincontrada, altro comune socio dell'Aca anche in questo caso per la norma si parla di incompatibilità. Tra i consulenti dell'Aca fino a qualche tempo fa c'era l'avvocato Sergio Della Rocca, consigliere comunale dimmissionario a Popoli, altro comune socio dell'Aca.
Codici ritiene dunque che non vi siano le condizioni per procedere, nella riunione del 30 luglio, al rinnovo del cda e ha inviato una diffida non solo ai Comuni soci dell'Azienda, convocati in assemblea, ma anche, per conoscenza alla Procura della Repubblica.


Alessandra Lotti