L'INCHIESTA

Filovia Pescara, Michele Russo indagato con due dirigenti delle ditte costruttrici

Venerdì scorso una perquisizione della polizia. Riserbo assoluto degli inquirenti

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Michele Russo

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PESCARA. Decine di uomini impegnati alla ricerca di documenti che possano chiarire meglio l’avanzamento dei lavori della filovia.

Una perquisizione avvenuta venerdì scorso che ha avuto come epicentro la Gtm di Pescara e gli uffici della Balfour Beatty e della Vossloh Kiepe di Milano, le due aziende che in Ati si sono aggiudicati l’appalto.
La notizia è trapelata solo oggi e confermata appena da procura e questura che in questa fase vogliono mantenere il più stretto riserbo. Di certo c’è che Michele Russo, attuale presidente della Gestione trasporti metropolitani, è indagato insieme ad altre due persone. Si tratta di Giuseppe Ghilardi, direttore tecnico della Balfour Beatty e Maurizio Bottari, amministratore dell’altra ditta la Vossloh.
Agli indagati la Squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, ha consegnato i decreti di perquisizioni e così gli stessi hanno potuto avere la riprova di un loro coinvolgimento nell’inchiesta di Pescara. Non è stata però la prima visita degli investigatori alla Gtm e questo fa facilmente presumere che ormai il pm Valentina D’Agostino può contare su una grossa mole di documentazione che racconta le vicende controverse e per certi versi ancora oscure della procedura amministrativa, dell’appalto e dei lavori.
Come detto il riserbo è totale per cui è difficile capire in quali direzione si stiano muovendo i poliziotti ed il coinvolgimento di Russo fa presumere che le vicende per ora attenzionate siano molto recenti e riguardino lo svolgimento dei lavori. Si spiega così anche il nome tra gli indagati del direttore dei lavori.
Possibile, dunque, che la procura voglia verificare la rispondenza del progetto con i lavori effettivamente realizzati e se vi siano incongruenze di sorta. Se fosse così sarebbe ben poca cosa sia rispetto alle risultanze emerse dalla relazione tecnica dei consulenti della procura e sia rispetto ai molti esposti presentati che chiedevano di verificare una serie di circostanze alcune delle quali anche molto datate.

I reati ipotizzati sono quelli di truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture ed il falso.
Tra le tante questioni emerse nel tempo e contestate dai comitati cittadini vi sono quella dei costi spropositati dei bus, la palificazione e l’elettrificazione costata un terzo dell’appalto e che per alcuni è ritenuta «inutile», la questione dei magneti per una guida automatica e senza pilota, il tragitto scelto ecc.
Il dato certo è che questa indagine -benchè iniziata oltre un anno e mezzo fa- è comunque arrivata troppo tardi rispetto alle vicende che si dovrebbero verificare per cui è facile aspettarsi che non si riuscirà ad avere certezze. Non è detto tuttavia che dai documenti che saranno analizzati attentamente non spuntino nuove piste da verificare e approfondire.
Sta di fatto che la vicenda è tutt’altro che chiusa; la politica per il momento attende immobile in attesa che si capisca fin dove sono arrivati gli inquirenti. Intanto il Wwf annuncia per domani un nuovo esposto in aggiunta a quello già presentato nel quale saranno sviscerati nuovi dubbi e nuove incongruenze che emergono dalle carte. Perché a differenza di altre vicende non sempre in questa della filovia «le carte sono a posto».