EVASIONE FISCALE

Evasore totale da sempre: è come un mafioso. Maxisequestro a imprenditore di Lanciano

Applicata per la prima volta la legge antimafia, oltre 10 mln di tasse evase in 20 anni di attività

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Evasore totale da sempre: è come un mafioso. Maxisequestro a imprenditore di Lanciano
LANCIANO. L’evasore fiscale incallito per la prima volta è stato equiparato ad un mafioso: stesso danno allo Stato, stessi provvedimenti da applicare. E così Vincenzo Pomilio, 47 anni, imprenditore di Lanciano, ma residente a Perano, è stato raggiunto dal sequestro di tutti i suoi beni in vista della loro confisca.

Si tratta di quote sociali di 4 società, di cui tre immobiliari, di 72 tra appartamenti e terreni, di 12 automezzi e conti correnti bancari. In più gli è stato dato l’obbligo di dimora per tre anni con il divieto di uscire di casa dopo le 20 o le 21 (secondo le stagioni) o prima delle 7 di mattina.
Sequestrata anche una mega villa da 12 camere, valore di oltre 2 mln di euro, situata tra Atessa e Perano. Ne ha dato notizia questa mattina Francesco Menditto, procuratore della Repubblica di Lanciano, che ha seguito l’indagine effettuata dalla Guardia di Finanza di Chieti (che ha eseguito i sequestri) e che ha ringraziato anche il Tribunale di Chieti (Geremia Spiniello, presidente, Patrizia Medica, giudice, Isabella Maria Allieri, giudice relatore) per la rapidità con cui ha applicato per la prima volta la normativa antimafia ad un evasore fiscale.
 In pratica dalle indagini è emerso che da 20 anni questo imprenditore non ha mai pagato le tasse, per un totale di oltre 10 mln di euro, importo che sembra destinato a salire, secondo quanto ha dichiarato la GdF. I beni ora sono stati affidati ad un custode giudiziario «e quando saranno confiscati – ha spiegato il procuratore – saranno ceduti ai Comuni per uso sociale. Il che equivale ad una grossa boccata di ossigeno per le finanze locali».
 Insomma tornerebbero a casa - sotto altre vesti – le tasse evase. La novità dell’indagine, che se sarà estesa a tutta Italia avrà sicuramente un impatto decisivo nella lotta all’evasione fiscale, sta proprio in quello che la Guardia di Finanza di Chieti ha fatto su indicazione della Procura e cioè la ricostruzione di tutte le attività del soggetto attenzionato in un unico puzzle investigativo. Infatti sempre a carico del Pomilio c’erano state altre indagini e vicende giudiziarie, fallimenti e scoperta di prestanome, ma questi fatti isolati non avevano portato ad una conclusione così clamorosa. Invece la GdF di Chieti (come hanno spiegato il comandante Paolo D’Amata ed il colonnello Gabriele Miseri) ha ricostruito 20 anni di attività e di evasione fiscale, per cui alla fine il quadro complessivo lo ha fatto dichiarare «un evasore fiscale socialmente pericoloso».

Dunque il Tribunale di Chieti, competente per il territorio della Procura di Lanciano,  con decreto del 12 luglio 2012 ha applicato a Pomilio la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di tre anni, con obbligo di versare una cauzione di euro 100.000, ritenendo che «sia dedito abitualmente (e non solo occasionalmente), alla commissione di reati preordinati alla evasione fiscale (attività posta in essere sin dal 1993, con notevole impulso a partire dagli anni 2004-2005) e che viva abitualmente con i proventi di tali attività delittuose»
 Nel corso delle indagini sono stati identificati tutti i prestanome e tutte le operazioni bancarie, dai prelievi sostanziosi ai mutui ottenuti senza particolari garanzie. Insomma è stato realizzato un “total body” fiscale che ha portato a questa conclusione innovativa, la prima in Italia, che scopre un nuovo metodo di indagine e offre una nuova interpretazione alla lotta all’evasione fiscale per i grossi evasori abituali.

Sebastiano Calella