RICOSTRUZIONE IM-POPOLARE

Ricostruzione, Ater si difende: «ritardi non nostri»

Colpi di accuse tra Provveditorato ed Ater

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Ricostruzione, Ater si difende: «ritardi non nostri»
L’AQUILA. Al centro, la mancata ricostruzione pesante degli immobili di edilizia residenziale pubblica regionale e comunale distrutti o danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009. Ai lati, l’Ater ed il Provveditorato alle Opere Pubbliche, entrambi titolati ad occuparsi dei lavori. Sullo sfondo, rimpalli di responsabilità.

Tra l’Ater ed il Provveditorato c’è un accordo, un atto di intesa del 30.11.2009 in base al quale il Provveditorato deve attuare gli interventi di ricostruzione o di riparazione degli immobili di edilizia residenziale pubblica, di categoria sismica E, indicendo una gara d’appalto dopo che l'Ater ha progettato ed inviato i progetti degli interventi.
Il 18 giugno scorso il provveditore alle Opere Pubbliche Lazio, Abruzzo Sardegna, Donato Carlea ha imputato il ritardo degli interventi sugli alloggi classificati E, all’azione dell’Ater.
Accuse respinte in tronco dal direttore dell’azienda territoriale per l’edilizia territoriale (Ater) de L’Aquila, Venanzio Gizzi che ha dichiarato «di non essere stato messo nelle condizioni di effettuare appalti visto che risulta, al momento, che diversi progetti di competenza dell’Ater sono appaltabili ma, alla richiesta di fondi per tali procedure, inoltrate da tempo, non si è avuto alcun riscontro di accredito».
Gizzi ha ricordato inoltre che il 14 febbraio 2012 è stata firmata la modifica alla convenzione sottoscritta il 30 novembre 2009 tra provveditore e commissario delegato e l’amministratore unico dell’Ater con l’individuazione degli edifici di competenza Ater (quelli pubblici) e di competenza del Provveditorato (quelli pubblico privati).
Gizzi ha detto che la società affidataria dei lavori esegue la verifica rispettando la cronologia dell’invio dei progetti e che «purtroppo i primi progetti inviati tra quelli di competenza del Provveditorato hanno superato il limite di convenienza per cui, completata la verifica del progetto di riparazione e nel rispetto di quanto previsto dalle ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri, deve essere redatto e verificato anche il progetto di sostituzione edilizia, con conseguente allungamento dei tempi necessari».