INTIMIDAZIONI

Via Caduti per Servizio, l’inferno del civico 25: nuovo atto intimidatorio

Decine di episodi di micro criminalità negli ultimi mesi

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Via Caduti per Servizio, l’inferno del civico 25: nuovo atto intimidatorio
PESCARA. Dispetti, avvertimenti, intimidazioni: li chiamano così gli episodi che ormai da mesi si ripetono in uno dei quartieri più difficili della città.
La convivenza tra quelli buoni («ditelo che qui ci vivono anche persone oneste e lavoratori») e i pregiudicati è diventata ormai impossibile. Una convivenza tollerata nel corso degli anni fino a quando l’insofferenza è scoppiata. Il punto di non ritorno è segnato sul calendario: 21 ottobre 2011: attentato a Nello Raspa, responsabile dell’associazione Insieme per Fontanelle. La sua auto è stata incendiata, in piena notte, tra l’incredulità di quanti non pensavano che Pescara potesse far registrare questi episodi.  «Non chiamatelo Bronx», continua a ripetere da mesi il primo cittadino Luigi Albore Mascia. «Ma questo è il Bronx», replica Domenico Pettinari dell’associazione Codici.
«Da quel momento è cambiato tutto», dicono quelli che vivono da queste parti. E’ cambiata la percezione della sicurezza perché «qui se fai uno sgarro a qualcuno rischi che ti bruciano con tutta la macchina».
E adesso un nuovo episodio da denunciare, da raccontare sottovoce da portone a portone, sussurrando anche il nome del presunto responsabile. «Ma quando la finiscono?», ti domandano con gli occhi carichi di rabbia e disperazione.
E’ stato tragico il ritorno a casa, la notte scorsa, poco dopo l’1, di una donna e sua marito che vivono al civico 25 di via Caduti per Servizio. La porta d’ingresso è stata, colpita probabilmente con una mezzetta di ferro: un grosso buco proprio al centro.
I coniugi sono entrati all’interno dell’abitazione, allarmati e arrabbiati. Chi si è sfogato contro la loro porta deve aver agito tra le 10 di mattina e la mezzanotte di ieri. «La donna è esasperata», racconta Pettinari che non può non pensare ad un collegamento: «il buco nella porta, con lo stesso modus operandi, lo fecero anche a Nello Raspa, dopo l’incendio dell’automobile».
Meno di dieci giorni fa i criminali della zona avevano preso di mira la vettura della donna: parabrezza completamente spaccato con l’utilizzo di una spranga di ferro. Ed il mezzo è ancora lì, fermo: impossibile utilizzarlo, nemmeno per andare al lavoro, perché i soldi per ripararla non ci sono.
Qualche giorno fa la donna aveva denunciato pubblicamente sulla stampa i suoi dieci anni di inferno al civico 25, a stretto contatto con spacciatori e pregiudicati con i quali il rapporto di convivenza è assai difficile. Continue le minacce, aveva raccontato, e i divieti imposti, compreso quello di affacciarsi al balcone.
Perché? Un motivo chiaro non te lo sanno dare. Potresti vedere qualcosa, potresti invadere (con gli occhi) il loro spazio. Solo qualche giorno fa, proprio in quel palazzo, la squadra Mobile è andata a prendere Mirco Galdo, un noto pregiudicato che deve espiare una condanna di 4anni, 10 mesi e 27 giorni di reclusione per cumulo pena per  reati di spaccio, rapina, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.
Nello stesso palazzo, ma al civico 27, vivevano invece i gemelli Ciarelli, Angelo e Antonio, accusati di aver partecipato all’omicidio dell’ultras pescarese Domenico Rigante.
E sempre al civico 25 nelle scorse settimane i carabinieri sono andati a prendere Ambra Dell’Oglio, 65 anni, con l’accusa di spaccio di droga. In un giardino i militari hanno trovato anche sei piante di canapa indiana di altezza variabile tra i 50 centimetri e il metro. A pochi passi a inizio luglio un anziano è stato malmenato per aver chiesto ad un pregiudicato di non sfrecciare a tutta velocità con il motorino. «E’ così diversa Scampia?», ti chiedono.
Alessandra Lotti