RICOSTRUZIONE

Ricostruzione L’Aquila, l’ultimatum dei sindaci al ministro Barca:

Annunciate dimissioni in blocco in mancanza di modifiche

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Il ministro Barca

Il ministro Barca

L’AQUILA. «La legge-Barca sulla ricostruzione deve passare con gli emendamenti proposti, altrimenti riconsegneremo le fasce al prefetto».

Sono sul piede di guerra i sindaci del "cratere" che, caso quasi unico da tre anni a questa parte, hanno unito le forze con il primo cittadino dell'Aquila, Massimo Cialente, e hanno lanciato un ultimatum che scade oggi alle 10. La stesura definitiva del maxi-emendamento firmato dal ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca scontenta tutti, obiettivo della protesta soprattutto due argomenti: la mancata istituzione degli uffici territoriali dei piccoli comuni, promessa a più riprese dal governo, e la questione delle seconde case nelle frazioni del capoluogo e negli altri paesi, la cui riparazione, con il provvedimento in discussione alla Camera dei deputati, è consentita solo ai residenti nel centro storico dell'Aquila.
«Barca è venuto spesso all'Aquila a parlare del nulla, è venuto lunedì per il marchettone alla Rai (la cerimonia di Collemaggio "Il racconto della tragedia") mentre il giorno del Consiglio comunale sull'emendamento ha aspettato le 13 per fare una conferenza stampa: non fa certo una bella figura», commenta Giorgio De Matteis, leader dell'opposizione al Comune dell'Aquila e vice presidente del Consiglio regionale. Parlando dell'emendamento sulla ricostruzione al decreto crescita De Matteis ha aggiunto che «Barca è di sinistra, non di centrosinistra, e si vede: questa legge serve a decidere come lo Stato può controllare il cittadino».

Intanto da questa mattina l’emendamento dell’art. 67 del “Decreto Sviluppo”, inizierà il suo esame in Parlamento.
Titubante dell’associazione Bianchi Bandinelli perché l’emendamento non si limita a dettare le misure urgenti per la chiusura della gestione dell’emergenza «ma vengono riproposti in particolare nell’articolo 67 quater premialità in favore dei proprietari privati interessati che ne facciano domanda, consistenti nell’ampliamento e nella diversificazione delle destinazioni d’uso, nonché, in misura non superiore al 30%, di incrementi di superficie utile.
«Come si pensa di poter salvaguardare, con tali aumenti di cubature, l’integrità e l’identità culturale del centro storico del capoluogo abruzzese, e dei centri minori del cratere?», chiede l’associazione.
«Evidentemente chi ha concepito l’emendamento ignora che da oltre mezzo secolo esiste una cultura del recupero, grazie alla quale sono stati messi a punto principi, procedure e regole per intervenire nei centri storici. Sconcerta che il Ministro per la Coesione territoriale si occupi di problemi che non sono nelle sue competenze, ma anche più indigna il silenzio del Ministro per i Beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi, che accetta senza reagire la mortificante riduzione dei confini della tutela ai soli beni soggetti a vincolo, secondo una vecchia logica puntiforme».