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Chieti invasa dall’immondizia: il 70% dei cassonetti sui marciapiedi è abusivo

Il capitolato d’appalto prevede invece che i bidoni siano all’interno dei palazzi

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Chieti invasa dall’immondizia: il 70% dei cassonetti sui marciapiedi è abusivo
CHIETI. Chieti città sporca che più sporca non si può. E stavolta la colpa è dei cittadini e non c’entrano né l’amministrazione comunale né la ditta che ha vinto l’appalto per l’immondizia: al massimo possono essere “colpevoli” di mancati controlli o di tolleranza di un abuso dei cittadini ritenuto lieve e non meritevole di intervento.

Risultato: dal centro alla periferia, dalla Villa comunale alle piazze più frequentate un nuovo arredo urbano e nuovi colori hanno preso il sopravvento sul suolo pubblico: cassonetto giallo (mastello – così vengono chiamati i cassonetti più piccoli, consegnati ai condomini – per la raccolta multi materiale), bianco: per la carta, verde: per l’umido e per l’organico, marrone/grigio scuro: per il residuo. E dappertutto ci sono cassonetti stracolmi, immondizia depositata a terra sui marciapiedi, mastelli quasi mai lavati e tutto per colpa dei cittadini che - approfittando dei mancati controlli – invece di conservare l’immondizia all’interno dei portoni e di metterla fuori il giorno della raccolta, secondo un calendario a suo tempo fornito, hanno occupato abusivamente il suolo pubblico. E così i marciapiedi vengono usati come discarica non autorizzata. Questo per i palazzi. Quasi identica la condizione degli alloggi unifamiliari: anche qui i mastelli debbono essere tenuti dentro e messi fuori solo il giorno della raccolta, ma spesso rimangono in bella vista ben dopo il passaggio del camion dell’immondizia. E a nulla sono servite le segnalazioni al sindaco Umberto Di Primio, all’assessore Alessandro Bevilacqua, alla ditta Mantini che ha vinto l’appalto ed a Donatella Di Giovanni, comandante dei vigili urbani. Questo il tenore della corrispondenza intercorsa tra gli uffici che hanno segnalato questo fenomeno agli amministratori e tra questi ultimi tra di loro. 

Primo quesito alla ditta aggiudicataria del servizio di raccolta: perché i contenitori sono fuori dai portoni? Risposta: lo hanno deciso i condomini. Seconda lettera: ma non hanno l’autorizzazione. Risposta: gli amministratori sono stati informati, ma non vogliono sentire ragione. Segnalazione ai Vigili: controllare le infrazioni e magari multare i condomini che non rispettano l’obbligo di posizionare i cassonetti in un’area condominiale (secondo una stima degli uffici sono circa il 70%). Tutto nasce dall’art. 28 del capitolato speciale di appalto: per i condomini si applica il “metodo Berlino”, cioè con i contenitori all’interno dell’area condominiale (detto per inciso: questo metodo – a dire degli addetti ai lavori – funziona bene dappertutto in Italia e fuori).
«Ove si applica il metodo Berlino si dovrà provvedere alla sostituzione dei contenitori a terra con contenitori puliti» ogni mese o ogni quindici giorni. Per le case singole invece si applica il metodo “porta a porta classico” e cioè i mastelli vengono collocati fuori il giorno della raccolta. In questo caso la pulizia spetta ai privati. 

«E’ fatto obbligo alla ditta di astenersi dal raccogliere i rifiuti qualora gli stessi non siano conformi a quanto previsto» dal capitolato. Detto in altre parole, la raccolta a Chieti avviene solo per la buona volontà della ditta incaricata. Il Comune invece risulta in grave difetto perché dovrebbe sgomberare il suolo pubblico da questi contenitori. Applicare la tassa di occupazione invece non si può, perché il regolamento comunale di igiene non prevede questo tipo di autorizzazione: al massimo invece è previsto che chi fosse impossibilitato ad effettuare la raccolta con il “metodo Berlino” possa chiedere l’autorizzazione per mettere fuori i bidoncini opportunamente “mascherati” secondo tipologie previste dal Comune. Il tutto a titolo gratuito. Resta il fatto che la tanto decantata raccolta differenziata, a sorpresa, ha creato problemi all’igiene e all’immagine della città. E così di fronte ai suoi cittadini, ai turisti e ai visitatori occasionali Chieti si mostra come la città dell’immondizia diffusa (e tollerata).
Sebastiano Calella