LA RICHIESTA

Fiume Pescara, «Goio ci dica come ha speso i soldi». Documenti «introvabili»

Prima di dare altri 50 mln di euro l’Idv chiede di fare chiarezza

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Fiume Pescara, «Goio ci dica come ha speso i soldi». Documenti «introvabili»
PESCARA. Capire come sono stati spesi, fino ad oggi, i soldi per il fiume Pescara. Poi, se proprio necessario, affidare gli ‘ultimi’ 50 milioni di euro.

E’ questa la richiesta avanzata dal consigliere regionale dell’Idv Carlo Costantini. Una presa di posizione chiara e netta perché, ammette, «se anche gli ultimi 50 milioni finiranno nelle mani sbagliate, la storia del Fiume Pescara non potrà mai più cambiare».
Nel settore privato, ed ora anche nel pubblico impiego, chi sbaglia paga, fallisce o nella migliore delle ipotesi va a casa. «Per il commissario Goio, invece», protesta Costantini, «è sempre "primavera". Forse perchè a stabilire se una gestione ha funzionato o meno sono sempre i pochi soliti noti a deciderlo, peraltro sulla base di parametri che ignorano l'interesse generale dei cittadini».
Adesso il consigliere chiede che prima di dare anche un solo centesimo di euro al commissario lo stesso Goio «relazioni nel dettaglio» su come ha speso fino ad oggi i milioni di euro che ha avuto a disposizione per il risanamento del Fiume Aterno - Pescara.
Sui risultati prodotti dalla sua gestione, però, non occorre rendicontazione alcuna: «basta andare al Porto Canale di Pescara e guardare il fiume turandosi il naso, per rendersene conto», suggerisce l’esponente dipietrista.
Ma su come ha speso i milioni di euro di una delle gestioni commissariali più lunghe della storia d'Italia bisogna fare chiarezza.
Anche perché, fa notare ancora Costantini, sul sito web del commissario i decreti pubblicati si fermano all'anno 2009; quello che è avvenuto dopo non è pubblicato. Sono ad oggi introvabili ed impercettibili i risultati (ove mai) prodotti dalla progettazione sul programma degli interventi da eseguire, affidato da Goio all'esterno nel 2006: è introvabile, infatti, il documento di programmazione che avrebbe dovuto dare struttura e organicità agli interventi eseguiti, senza il quale è impossibile persino ricostruire i criteri logici seguiti da Goio nella indizione delle singole gare di appalto e legittimo supporre che l'unico criterio adottato sia stato clientelare.
Anche le relazioni trimestrali che Goio per legge avrebbe dovuto inviare al Dipartimento della Protezione Civile non esistono o sono introvabili, assicura ancora il consigliere, «considerato che alla mia richiesta di accesso agli atti la Protezione Civile mi ha invitato a rivolgermi a Testa e Testa, poco dopo, mi ha di fatto rispedito alla Protezione Civile».