LA SENTENZA

Inchiesta Fangopoli, tutti assolti i 19 imputati

«Il fatto non sussite», «il fatto non costituisce reato» e prescrizione

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Inchiesta Fangopoli, tutti assolti i 19 imputati
PESCARA. Sono stati tutti assolti i 19 imputati del processo relativo all'inchiesta 'Fangopoli' «perchè il fatto non sussiste» o «il fatto non costituisce reato».

Lo ha deciso il tribunale collegiale di Pescara presieduto dal giudice Massimo De Cesare. Per i reati contravvenzionali e di natura ambientale il tribunale ha invece stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Tra gli imputati assolti ci sono Bruno Catena, ex presidente dell'Aca (Azienda consortile acquedottistica), Giorgio D'Ambrosio, ex presidente dell'Ato (Ambito territoriale ottimale), Giovanni Di Vincenzo, amministratore dell'azienda 'Dino Di Vincenzo&C', Bartolomeo Di Giovanni, direttore dell'Aca, Alessandro Antonacci, dirigente tecnico dell'Ato.
Cinque anni fa scoppiò l’inchiesta, condotta dalla Forestale agli ordini dell’allora comandante Guido Conti e coordinata dal pm Aldo Aceto poi passata al collega Gennaro Varone: fece scalpore e nacque da un esposto dell’associazione Codici costituitasi parte civile con l'ausilio dell'avvocato Bravin.
L’esposto parlava di fatti risalenti alla fine degli anni 90 e riguardava la proroga dell’appalto per la gestione del depuratore (affidato da sempre a Di Vincenzo) e la sparizione di 30 miliardi di vecchie lire per la costruzione (mai completata) del fangodotto che avrebbe permesso di abbattere notevolmente i costi della depurazione. Nelle pieghe delle indagini poi sono emersi ulteriori fatti e contestazioni e ne sono stati accantonati altri (per avvenuta prescrizione). Una inchiesta molto ponderosa che poi è stata sfrondata una prima volta in sede di indagine poichè si sarebbe dovuto indagare su fatti già prescritti (come per esempio appunto la vicenda del fangodotto che non conoscerà mai una verità giudiziaria). Si parlò poi di arricchimento non dovuto da parte della ditta Di Vincenzo he aveva così potuto giovare di reiterate proroghe dell'appalto. Inoltre la Forestale aveva scovato le prove documentali dello sversamento di sostanze inquinanti su terreni da coltura. Secondo le ipotesi accusatorie si falsificavano i documenti di viaggio dei carichi dei fanghi per "trasformarli" in fanghi non pericolosi.

Tra i reati contestati, a vario titolo, corruzione, truffa, falso, violazione delle norme per lo smaltimento dei rifiuti e abuso d'ufficio.
Durante l’udienza preliminare del giugno 2010 proprio il pm Gennaro Varone aveva chiesto il proscioglimento per i principali imputati addirittura con la formula «il fatto non costituisce reato» o «il fatto non sussiste». Contrario a questa visione, però, il gup Luca De Ninisà che rinviò a giudizio i 19 imputati. Con queste premesse è andato avanti un processo rimescolato ed ereditato che lascia qualche interrogativo in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza. Esultano gli imputati che oggi possono dire di essere stati giudicati innocenti. Rimane aperta la questione appello ma anche questa ipotesi appare difficoltosa e forse remota.
E' probabile che la brutta storia di Fangopoli finisca qui.

***TUTTO SU FANGOPOLI