RICOSTRUZIONE

Ricostruzione L’Aquila, 5 sindaci si dimettono: «protesta contro il governo»

Contestato testo maxi emendamento Abruzzo su dl crescita

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Ricostruzione L’Aquila, 5 sindaci si dimettono: «protesta contro il governo»
L'AQUILA. Polemica contro il maxi emendamento Abruzzo sul decreto legge per la crescita approvato in Consiglio dei ministri.

Dopo una riunione con i parlamentari abruzzesi e un successivo conclave per decidere la strategia, cinque sindaci coordinatori di altrettante aree omogenee del "cratere" si sono dimessi per protesta contro il testo redatto dalla squadra del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, inviato del governo Monti in materia di ricostruzione.
A dimettersi sono i sindaci Sandro Ciacchi (Goriano Sicoli), Francesca D'Andrea (San Pio delle Camere), Angela D'Andrea (Pizzoli), Francesco Di Paolo (Barisciano) e Luciano Mucciante (Castel del Monte).
Alla riunione erano assenti altri due coordinatori, Alessandro Di Giambattista (Montorio al Vomano) e Marcellino Maria Chella (Bussi sul Tirino), mentre da quanto si apprende Emilio Nusca (già primo cittadino di Rocca di Mezzo) non rinuncerà al suo ruolo, che è anche di coordinatore dei sindaci delle aree omogenee. «E' un gesto di protesta nei confronti del Governo - spiega Ciacchi - a causa di quanto scritto nel testo del decreto che gira in questi giorni, che non tiene conto di quanto ci siamo detti in questi mesi di trattative. Chiediamo di rivedere questo testo in alcuni elementi fondamentali».
Ciacchi snocciola poi le tre priorità. «Il nuovo assetto della governance deve tenere conto degli otto uffici comprensoriali, che invece sono scomparsi; occorre una diversa collocazione delle risorse umane in questi uffici, c'é poco personale rispetto al lavoro da fare; infine, vogliamo la certificazione in qualche modo che le seconde case dei centri storici dei comuni del 'cratere' saranno interamente finanziate, per ora c'é scritto solo per quello dell'Aquila».

«STESSE INCERTEZZE DEL PASSATO»
Scettico anche il senatore dell’Idv Alfonso Mascitelli: «se nei prossimi giorni in Parlamento non saranno approvati sostanziali emendamenti correttivi, il maxiemendamento Barca, sulla ricostruzione, lascia le incertezze del passato e aumenta le confusioni in futuro».
Secondo Mascitelli resta del tutto l'incertezza sulle risorse e infatti bisognerà attendere un decreto del Ministero dell'economia, per assegnare agli enti locali le disponibilità delle risorse residue una volta che verrà chiusa la contabilità speciale a settembre .
Ad oggi non si conosce a quanto ammontano le future disponibilità per i contributi di autonoma sistemazione. Resta l'incertezza sul destino delle abitazioni diverse da quelle adibite ad uso principale, perchè si continua a parlare di contributi e non di indennizzi. Si aggiunge confusione con l'istituzione dell'ufficio speciale per la ricostruzione, che non si sa in che modo debba coordinare l'attività dei 56 comuni del cratere sismico, perchè concentrare su questa struttura l'assistenza tecnica, il controllo sulla conformità urbanistica e la preparazione delle istruttorie delle richieste di contributo.
«Mi sembra l'ennesimo carrozzone doppione di strutture già viste», chiude Mascitelli.
Insoddisfatto anche l'onorevole Pierluigi Mantini, dell'Esecutivo nazionale Udc: «Non è soddisfacente il primo esito degli incontri con il ministro Barca, le norme presentate non sono sufficienti e devono essere cambiate. La parte urbanistica che non è di competenza del governo, è da bocciare. Il diniego degli indennizzi e la conseguente condanna delle seconde case non la firmeremo mai. Siamo pronti ai subemendamenti ed invitiamo i sindaci ed il consiglio comunale di L'aquila a proposte costruttive».
Ma intanto da Roma arriva un messaggio di apertura: «siamo disponibili ad accogliere proposte se saranno ragionevoli», ha assicurato uno dei due relatori di maggioranza al decreto Sviluppo, Alberto Fluvi (Pd).
Con l'altro relatore (Raffaello Vignali del Pdl) «c'é la disponibilità a prendere in considerazione gli emendamenti che si fanno carico dei problemi in tema di ricostruzione».


35 MLN EURO A GRANDI IMPRESE PER DANNI
Intanto potrebbero arrivare 35 milioni di euro destinati alle grandi imprese per risarcire i danni causati dal sisma del 2009: si tratta di ulteriori interventi urgenti, necessari a garantire la ripresa delle attività produttive gravemente danneggiate a seguito del sisma. La giunta Chiodi nelle ultime ore ha approvato, infatti, interventi in favore delle grandi imprese, alla presenza del direttore affari della presidenza, Antonio Sorgi. «Un contributo - ha commentato Chiodi - che costituisce una boccata d'ossigeno per le grandi imprese del cratere sismico che si aggiunge ai precedenti interventi già erogati per il sistema economico, pari a circa 800 milioni di euro per una concreta ripresa economica e occupazionale». La procedura di selezione sarà «valutativa a sportello»; le istanze saranno esaminate in base all'ordine cronologico di presentazione, facendo riferimento alla data e all'ora riportate nella raccomandata di invio.