LA POLEMICA

Vasto recupera centro storico ma il progettista si infuria

Il professionista: «progetto non più fattibile»

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Massimo Desiati

Massimo Desiati

VASTO. Non lo riconosce più. Il progettista del piano di recupero del centro storico di Vasto ha contestato le modifiche fatte dal Comune.

Approvato nel 2008, il piano ha subito cambiamenti, talmente importanti, da metterne in discussione la validità.
E’ lo stesso papà del progetto a presentare osservazioni e sollevare criticità. «Il perimetro del centro storico non corrisponde a quello progettato e consegnato all’amministrazione comunale», dice Pierluigi Cervellati, mente del piano, «l’ingiustificata modifica del perimetro altera gli obiettivi e i contenuti del piano isolando la parte storica dal quadro urbano complessivo e ne annulla l’efficacia».
Procediamo per gradi. Nel maggio del 2008, un equipe di tecnici, guidata dal professore Pierluigi Cervellati ha avuto incarico di redigere il progetto. All’epoca, l’iniziativa è stata salutata con entusiasmo. Lo stesso sindaco Lapenna ne celebrava l’importanza. Seguito dall’assessore Anna Suriani. «E’ un passaggio importante per la nostra città», ha detto Suriani, «che attendeva da anni un piano di recupero, strumento fondamentale per una profonda valorizzazione del tessuto urbano».
Nella consegna dell’incarico le parti (Comune e progettista) si sono impegnate a rispettare il metodo indicato nell’offerta (dunque senza apportare sostanziali modifiche).
Oggi la sorpresa, come racconta Massimo Desiati di “Progetto per Vasto” che riporta i commenti di Cervellati: «il perimetro del centro storico è stato modificato annullando l’efficacia del progetto. 
La scelta fatta dal Consiglio lede un lavoro svolto con passione e competenza. Una scelta che inficia la dignità professionale, oltre a essere non legittima. Nel partecipare alla gara per l’affidamento dell’incarico, si era indicato e in modo tutt’altro che generico, il metodo che sarebbe stato assunto e l’intervento arbitrario dell’Amministrazione comunale inficia (e ridicolizza) il lavoro svolto. Così stravolto il piano perde di qualsiasi significato politico e culturale e finirà per essere messo in un cassetto come lo fu l’altro elaborato negli anni ‘80».
 Il professore ha chiesto che il Consiglio riesamini la questione, facendo ulteriori valutazioni magari alla presenza dei progettisti.
 La risposta non si è fatta attendere, racconta Desiati, «in Consiglio comunale, l’amministrazione, nell’imbarazzo del tecnico rappresentante dell’equipe di lavoro che, legittimamente, si è astenuto dal pronunciarsi circa il contenuto del rilievo così posto dal suo capogruppo, ha dichiarato addirittura irricevibili le osservazioni del progettista naturalmente assente durante i lavori».