GAS A BOMBA

Bomba, progetto Forest Oil torna sui banchi della Via

Gli ambientalisti: «rischio frane più che concreto»

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Bomba, progetto Forest Oil torna sui banchi della Via
BOMBA. «Sfasciume pendulo». E’ l’espressione scelta dagli ambientalisti di ‘Nuovo senso civico’ per il territorio «franoso» di Bomba.

Ed in questi giorni l’espressione torna alla mente come un ritornello ossessivo. Sarà che il 10 luglio, domani, la Commissione Via tornerà a parlare del progetto di impianto di gas della Forest Oil a Bomba. Già una volta la Via ha detto no. E la Forest Oil ha fatto ricorso al Tar di Pescara.
Gli ambientalisti, oggi, sono più infervorati che mai. E ricordano alla vigilia dell’appuntamento, il rischio frane e smottamenti della zona.
Dubbi espressi durante l’ultima seduta della Via e non rappresentati in modo adeguato, pensano. Tanto che nella sintesi del comitato non si fa menzione al rischio frane.
Eppure di esempi ve ne sono tanti, ricorda Nuovo Senso Civico: «come la frana del 1819, che travolse metà del paese di Bomba, quella del 1929 che trascinò mezzo paese a valle. Nel 1973 una frana travolse il comune di Colledimezzo e costrinse l’impresa Incisa che stava realizzando il tratto di strada di Fondovalle Sangro, a rifare il progetto scavando una lunga galleria da Bomba a Colledimezzo. In quell’anno era stato terminato un imponente viadotto sulla superstrada e che aveva le fondamenta in un’area detta Lago Maurino. In questa occasione i contadini della zona avevano detto ai costruttori che era una follia poggiare sul quel terreno, pieno di torrenti sotterranei, gli imponenti piloni del viadotto, ma gli ingegneri avevano risposto che sulla base delle analisi fatte il terreno di posa risultava sicuro. Appena l’opera fu terminata, una frana sotterranea spezzò uno dei piloni centrali del viadotto che, successivamente fu fatto crollare. E ancora: tra il 1974 e 1975 ci fu una ennesima grande frana da Buonanotte (oggi Montebello sul Sangro) a Pennadomo che spezzò e travolse la strada di collegamento tra Pennadomo e Villa S. Maria. Un’ultima frana, nel 1992, ha di nuovo investito a monte il paese di Bomba e solo per l’intervento immediato, con numerosi mezzi meccanici, si è riusciti a circoscrivere il fenomeno che aveva già lambito le prime abitazioni».

Agli ambientalisti sembrano perciò fuori luogo le espressioni dell’amministratore delegato Giorgio Mazzenga che ha paragonato l’impianto di Bomba a quello costruito a Cupello. «La verità l’aveva già detta in incontri con i cittadini di Bomba», dice l’associazione, «e cioè che un impianto similare esiste solo nel Texas, a ben 500 miglia dal più vicino centro abitato».
Loro sono fiduciosi: «la Via ribadirà il suo no». Addio sfasciume pendulo.