PORTO: LE PROPOSTE

Porto e dragaggio: dopo l’ecatombe ecco la proposta sobria ed economica

Armatori, pescatori e ambientalisti uniti contro la politica spendacciona e sorda

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La proposta

La proposta

PESCARA. Sono armatori, pescatori, esperti formati sul campo e progettisti liberi da condizionamenti di qualunque genere.

Sono loro che non sono mai stati interpellati che sabato hanno proposto idee per risolvere nel «migliore dei modi» la bruttissima faccenda del porto di Pescara.
Armatori, Wwf e comandanti hanno presentato così una piattaforma comune per un dragaggio «efficace e rispettoso dell'ambiente». I pescatori hanno detto la loro illustrando «una sobria proposta di assetto portuale» in contrapposizione al faraonico progetto oggi in V.A.S.
Da pochi giorni è conclusa la fase delle osservazioni alla Valutazione Ambientale Strategica della proposta progettuale Noli-De Girolamo-Pavia che prevede opere faraoniche e dal costo abnorme (oltre 120mln di euro iniziali).
Secondo Wwf e pescatori questo progetto deve essere «immediatamente ritirato» e per questo hanno già presentato osservazioni critiche, sottoscritte anche da tutti i 50 comandanti del porto. Ora i pescatori, con il supporto di esperti del settore come l'architetto Alberto Polacco, esperto di pianificazione portuale, hanno ideato una “Proposta di soluzione per le strutture del Porto di Pescara”.
Tale documento definisce un assetto portuale molto più sobrio che potrebbe essere realizzato con pochi investimenti risolvendo i problemi del porto.
Si prevede di prolungare il molo nord fino a toccare e superare la diga foranea che verrebbe tagliata per circa 100 metri nella porzione verso sud. Inoltre dalla banchina di levante si prolungherebbe un molo parallelo a quello nord, per riprodurre, alla fine un assetto simile a quello che ha sempre contraddistinto storicamente il porto di Pescara e, cioè, un porto-canale con imboccatura a nord-est. In questo caso il nuovo canale di accesso più esterno avrebbe una sezione più larga dell'attuale canalina e il bacino di levante potrebbe assolvere la sua funzione di banchina commerciale e turistica.
Questa proposta è stata inviata agli enti competenti per una valutazione pur derivando dall'esperienza di lavoro ultra-decennale di chi vive grazie al porto. Infatti, anche i pescatori riconoscono che deve essere vagliata per tutti gli aspetti ingegneristici, ambientali e socio-economici che devono essere considerati ed approfonditi.

Per il Wwf si tratta di una proposta «interessante perché dimostra che esistono delle alternative all'inaccettabile progetto oggi in VAS». Nella Piattaforma comune sul problema del dragaggio del Porto di Pescara ambientalisti e pescatori concordano sulle linee d'azione che bisognerebbe seguire per risolvere in maniera strutturale la problematica del dragaggio nel porto di Pescara.
Il lavoro congiunto di pescatori e WWF è, in realtà, proseguito di comune accordo ma “sotto traccia” in questi mesi. Infatti gran parte del contenuto di questo documento era stato presentato e trasmesso agli enti competenti da oltre 8 mesi affinché prendessero i provvedimenti consequenziali ma non era stata pubblicizzata «per evitare di aggiungere polemiche e confusione in una vicenda già complessa».
I firmatari del documento concordano sulla necessità per la regione Abruzzo di disciplinare ed organizzare il settore in maniera organica con atti legislativi e regolamenti per arrivare nel più breve tempo possibile ad operare non più in condizioni di emergenza ma in una situazione di ordinarietà. Da tempo alcune regioni e addirittura alcune province hanno emanato regolamenti e leggi in materia. In considerazione delle nuove competenze trasferite recentemente dallo Stato alle regioni appare indispensabile colmare queste lacune.
Secondo i pescatori e il Wwf, gli Enti coinvolti «devono garantire l'avvio delle attività di dragaggio il 15 settembre, data in cui termina la stagione balneare. Tale attività deve interessare tutte le aree portuali, anche quelle del porto-canale».
Il documento richiede agli enti di organizzare quanto prima filiere per il riutilizzo del materiale di dragaggio come imposto dalle normative in materia, secondo i suggerimenti di numerosi testi di ministeri di altri
paesi europei. I fanghi non inquinati (oppure le frazioni trattate) possono essere usati in molti settori, come i lavori dell'edilizia (ad esempio, sottofondi stradali e altri materiali di riempimento), la realizzazione di altri materiali (calcestruzzo, laterizi ecc.), la costruzione di strutture marittime, la copertura di discariche ecc.
La Regione dovrebbe impegnarsi per organizzare ed attivare queste filiere che possono portare anche ad uno sgravio di costi per le attività di dragaggio.



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