IL FATTO

Condanne G8: il capo della Squadra Mobile de L’Aquila fuori dalla polizia

Dovrà scontare 8 mesi ai domiciliari o ai servizi sociali. Tre anni di pena condonati

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Fabio Ciccimarra

Fabio Ciccimarra

L'AQUILA. Fabio Ciccimarra, 41 anni, era arrivato a guidare la squadra Mobile dell'Aquila nel dicembre 2011 in un territorio non facile perché, per via del devastante terremoto del 6 aprile 2009.

Le organizzazioni mafiose hanno messo gli occhi sugli ingenti fondi per la ricostruzione. Ma non si aspettava certo di trovarsi fuori dalla polizia dopo circa sette mesi per mano della sentenza della Cassazione sui fatti del G8 di Genova che lo ha condannato a tre anni e otto mesi di reclusione con la interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, tanto che si era stabilito a L'Aquila dove era arrivato da Napoli.
Oggi il dirigente sarà sospeso e al suo posto potrebbe arrivare il facente funzione Sabatino Romano, uno dei suoi più stretti collaboratori. Ciccimarra non parla pubblicamente e ai giornalisti non rilascia dichiarazioni ma dal suo entourage emerge che nonostante la forte amarezza per essere costretto a lasciare la Polizia dopo venti anni, ha accettato l'epilogo.
«Ho chiuso un capitolo e ne aprirò un altro» avrebbe detto ad alcuni amici. Un capitolo, molto probabilmente cercando lavoro nel privato, che non si potrà riaprire immediatamente visto che dovrà scontare otto mesi (per i tre anni avrà lo sconto per l'indulto e perché incensurato) ai domiciliari o ai servizi sociali.
Lascerà L'Aquila dopo aver salutato la sua squadra che pubblicamente ha sempre elogiato. Ai suoi collaboratori più stretti ha spiegato che come in silenzio è tornato a lavorare dopo 15 giorni di arresti domiciliari per l'inchiesta che lo ha inchiodato, così ora, a 11 anni dai fatti della scuola Diaz, esce di scena in silenzio. Al suo posto non arriverà l'ex capo della squadra Mobile di Pescara, Nicola Zupo, l'investigatore sul cui lavoro si sono basate le più grandi inchieste in Abruzzo degli ultimi anni, che prenderà servizio alla questura de L'Aquila l'11 luglio prossimo come primo dirigente amministrativo. Guidare la Mobile, infatti, sarebbe un declassamento. INfatti meno di un anno fa Zupo fu promosso e mandato a dirigere la questura di Sanremo formalmente svolgendo un ruolo amministrativo e non più investigativo come aveva fatto fino a quel momento.
C'é da ricordare che a capo della squadra mobile dell'Aquila negli anni scorsi c'é stato Salvatore Gava, un altro dei dirigenti condannati dalla Cassazione per i fatti del G8.


LA SENTENZA
La Cassazione ha confermato le condanne per falso dei vertici della Polizia coinvolti nel pestaggio alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. E' stata confermata la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Genova il 18 maggio del 2010.
La decisione è arrivata dopo nove ore di camera di consiglio. Con la condanna definitiva per i vertici di polizia coinvolti nei pestaggi scatta l'immediata interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Complessivamente i 25 imputati hanno un totale di 85 anni di pena: per tutti c'è il condono di tre anni e nessuno rischia il carcere. Il presidente della Corte, infatti, ha confermato per loro anche quest'ultima pena accessoria. La Suprema Corte ha invece dichiarato prescritte le condanne per lesioni nei confronti degli agenti della Mobile. Tutti erano all'interno del VII nucleo, poi sciolto dopo i fatti della Diaz. Ora le vittime hanno la strada aperta per ottenere i risarcimenti dovuti.
A parte la condanna per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, che aveva cinque anni di reclusione che verranno ridotti per la prescrizione del reato di lesioni, per gli altri dirigenti, rimangono inalterate le pene del verdetto d'appello. Convalidate in particolare le condanne a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; a 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, oggi capo del reparto analisi dell'Aisi. Tre anni e 8 mesi sono stati invece inflitti a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo. Il ministero dell'Interno aprirà procedimenti disciplinari a carico dei 25 imputati.
Questo è «il momento delle scuse» ha commentato il capo della Polizia Antonio Manganelli dopo le condanne. «Scuse dovute», ha detto, «ai cittadini che hanno subito danni, ma anche a quelli che, avendo fiducia nell'Istituzione-Polizia, l'hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato. Sono orgoglioso di essere il Capo di donne e uomini che tutti i giorni garantiscono sicurezza e democrazia in questo Paese».