CRIMINALITA'

Usura e racket, oltre 100 casi accertati in Abruzzo

Codici:«‘Mercato’ in mano alle famiglie rom»

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Pettinari e Remigio

Pettinari e Remigio

ABRUZZO. Usura ed estorsione: le forze dell’ordine solo nel 2010 e 2011 hanno trattato circa 100 casi.

E' la fotografia dell'Abruzzo scattata dall'Osservatorio regionale sulla criminalità realizzato da Codici Abruzzo e Adiconsum, con il contributo della Regione. L'Osservatorio è nato per «mettere in luce l'evoluzione del fenomeno criminoso nella regione negli ultimi anni prendendo in esame le varie attività» di contrasto alla criminalità svolte dalle forze dell'ordine dal 2010 all'inizio del 2012. Tra l'altro viene messo in evidenza che si stanno espandendo sempre piu' le mafie estere, ad esempio per ciò che riguarda la droga e la prostituzione. Esaminando quanto accaduto negli ultimi anni in Abruzzo, sono emersi anche casi di usura e riciclaggio.
Nella provincia di Chieti negli anni 2010, 2011 e nei primi mesi del 2012 si contano 24 casi per un totale di oltre 50 persone denunciate. Nel dossier entra anche una banca finita nel mirino della Procura per aver applicato tassi usurari.
Nella provincia di Pescara si sono registrati 23 casi per lo più riconducibili a famiglie di etnia rom. In provincia di Teramo 27 casi e nell’aquilano 18, concentrati maggiormente nella marsica.

«I casi emersi», denuncia l’associazione Codici, «rappresentano solo una piccola fetta del mercato essendo l’usura un fenomeno totalmente sommerso, poiché molto raramente le vittime trovano il coraggio di denunciare i propri aguzzini».
Una buona parte dei casi, circa un terzo, secondo quanto emerso dal dossier, sono perpetrati da famiglie rom del posto in quanto possono godere di una posizione di privilegio, avendo acquisito una buona conoscenza del territorio e potendo contare su grandi somme di denaro liquido frutto di attività come lo spaccio di sostanze stupefacenti. Il dato viene confermato da indagini delle forze dell’ordine che hanno portato al sequestro nel Teramano e nel Pescarese di beni e conti correnti per diversi milioni di euro proprio a scapito di alcune famiglie rom.
Oltre alla criminalità organizzata locale l’Abruzzo è oggetto di attenzioni anche da parte di organizzazioni criminali provenienti da altre regioni d’Italia e dall’estero. Le mafie della Campania, Calabria, Sicilia e Puglia tendono oramai sempre di più ad allargare i propri confini esportando le proprie attività illecite, come l’usura o l’estorsione, anche in altre regioni del centro e nord Italia e quindi l’Abruzzo.
«Questo avviene attraverso l’invio sul posto di propri affiliati con il compito di instaurare e controllare le attività nel territorio da occupare», spiega l’associazione Codici. Sono, infatti, diverse le operazioni portate avanti dalle autorità che hanno consentito lo smantellamento di organizzazioni criminali collegate alle mafie del sud che gestivano l’usura e l’estorsione nei confronti di imprenditori e attività commerciali in diverse regioni d’Italia tra cui l’Abruzzo, nel quale spesso si è riscontrata la presenza di personaggi legati a queste organizzazioni con posizioni stabili in loco.

«Troviamo anche organizzazioni criminali, di matrice albanese e rumena», sottolinea Domenico Pettinari, «che spinte dalla brama di accrescere i propri affari sempre di più si insediano nel territorio, con propri affiliati, cercando di prenderne il controllo». Una conferma di ciò ci viene data dalle svariate attività delle forze dell’ordine che vedono come protagonisti organizzazioni albanesi e rumene che oltre a gestire il traffico della prostituzione dai paesi d’origine verso l’Abruzzo tentando di impadronirsi del territorio con minacce ed estorsioni nei confronti di prostitute ritenute fuori dal loro controllo.
Non mancano, poi, le figure degli imprenditori che si dilettano nel campo dell’usura e dell’estorsione, circa il 10% dei casi esaminati. «Negli stessi vengono contemplati episodi di usura con estorsione a danno di altri imprenditori o operai in difficoltà economica, ma ci sono anche casi di estorsione che vedono come vittima imprenditori ritenuti responsabili di accaparrarsi lavori considerati di proprietà altrui». Infine ci sono personaggi che svolgendo come mestiere l’attività illecita, anche se a volte possiedono un lavoro secondario legale, normalmente già pregiudicati, che si dilettano a prestare soldi ai malcapitati in grave difficoltà economica pretendendone la restituzione con interessi esorbitanti o in altri casi si procurano il denaro estorcendolo ad attività commerciali e a liberi professionisti. Questi rappresentano circa il 40% dei casi qui esaminati.