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Licenziamento ex dg Napoleone. Il Tar: «esisteva un contratto»

I giudici rimandano il fascicolo al giudice del lavoro con una motivazione di 9 pagine

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Pierluigi Pennetta

Pierluigi Pennetta

ABRUZZO. Il Tar Pescara ha dichiarato “improcedibile” il ricorso di Marco Napoleone, ex dg della d’Annunzio, contro il suo licenziamento.

Le decisioni del CdA dell’università ed il decreto del rettore non sono di competenza del giudice amministrativo, ma del giudice ordinario che in questo caso è quello del lavoro. In realtà si tratta di una soluzione che il giudice civile del Tribunale di Chieti aveva già intravisto all’inizio di questo contenzioso, quando “dirottò” il fascicolo alla sezione lavoro. Ora, di colpo, dopo una serie di sospensive accolte o rifiutate, il Tar emette una sentenza tutta da interpretare («la natura della controversia e gli aspetti complessivi della fattispecie giustificano la compensazione delle spese di causa»), anche se si esprime su un aspetto che rischia di essere un clamoroso autogol della d’Annunzio che chiedeva il rigetto del ricorso di Napoleone per «difetto di giurisdizione».
 Infatti, il Tar ammette di non essere competente, ma lo fa con un’ampia motivazione (nove pagine) dove spiega con chiarezza come e perché - trattandosi di un contratto di lavoro - la questione deve essere risolta dal giudice del lavoro. Con riferimento al decreto di revoca che il rettore firmò il giorno dopo l’ok del CdA che approvò il licenziamento, in sentenza si legge:  «nella presente fattispecie viene in considerazione la risoluzione del rapporto in base a quello che è un atto di revoca, ritenendosi il contratto in essere “nullo”, ed è anch’esso un atto di gestione inter partes, che viene a porre fine al rapporto lavorativo».

«Si deve ritenere che l’atto di revoca di un incarico dirigenziale si configuri come di gestione del rapporto di lavoro e che la relativa controversia rientri nella giurisdizione del giudice ordinario» e non amministrativo. E ancora: «il dato oggettivo del ricorso è lo scioglimento del rapporto di lavoro, di cognizione del giudice ordinario».
 Dunque la novità di questa sentenza – che potrebbe essere devastante per l’università - sembra essere la sconfessione della linea di fondo seguita dall’ex rettore in tutta questa vicenda e suggerita dall’avvocato Gioia Vaccari: secondo il suo parere pro-veritate, non c’era nessun contratto tra Uda e Napoleone, in quanto mancava l’approvazione finale del documento da parte del CdA dell’università. Cioè il contratto non esisteva proprio e quindi - trattandosi di un rapporto di fatto - poteva essere interrotto di colpo, come in effetti è avvenuto con il licenziamento in tronco. Questa tesi ora sembra smentita dal Tar.
Toccherà quindi al giudice del lavoro accogliere o meno la tesi dell’inesistenza del contratto – con tutte le richieste di recupero dei soldi pagati a Napoleone - o seguire la linea tracciata dal Tar Pescara, che potrebbe addirittura ribaltare le responsabilità e portare ad una richiesta di danni da parte dell’ex dg. Nessun commento da parte degli avvocati della d’Annunzio «perché non ci siamo ancora consultati e quindi non c’è una linea interpretativa concordata».

«La novità della sentenza – spiega invece l’avvocato Pierluigi Pennetta, che difende Napoleone - è nell’affermazione chiara che esisteva un rapporto di lavoro, tanto che il rettore Franco Cuccurullo con il suo decreto ha effettuato una revoca. Dice esattamente la sentenza che il decreto è un atto di gestione inter partes che viene a porre fine al rapporto lavorativo. Cioè quello che noi sosteniamo da sempre».
La sentenza allora apre la strada ad una serie di conseguenze a cascata?
«Ci muoveremo a difesa del diritto soggettivo di Napoleone e credo che la storia si arricchirà di nuove prospettive. Infatti c’erano procedure da seguire che non sono state rispettate. Si aprono perciò scenari nuovi e imprevisti. Direi addirittura insperati».
Sebastiano Calella