IL FATTO

L’Aquila, in arrivo un altro “teatro”. E’ mistero sul costo

Il progetto contenuto nella delibera di Giunta

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De Matteis e D'Eramo

De Matteis e D'Eramo

L’AQUILA. Mentre i lavori per l’auditorium Renzo Piano sono appena iniziati, il Comune de L’Aquila già s’impegna in nuovi progetti teatrali.

Nel parco del Castello cinquecentesco vicino alla porta urbanistica denominata Porta Castello sorgerà il Salotto urbano, un centro polifunzionale a vocazione teatrale. L’area è la stessa su cui insiste il cantiere dell’auditorium Renzo Piano. Cosa che ha fatto andare su tutte le furie alcuni politici che già parlano di strutture (l’auditorium ed il salotto) sovrapposte.
Il progetto è contenuto nella delibera di Giunta  del 26 giugno 2012 che precisa i contenuti dell’opera.
Nessun riferimento alle spese che saranno a totale carico della fondazione Carispaq mentre al Comune spetteranno solo imprecisati «costi immateriali». La Direzione regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici d’Abruzzo (proprietaria dell’area) ha dato l’ok riservandosi di fare i rilievi necessari e gli approfondimenti sulle reali dimensioni planimetriche e prospettiche dell’opera.


CASA, SALOTTO, CENTRO, TEATRO
Mille nomi per mille funzioni. Il progetto nasce dall’idea dell’Accademia Tedesca di villa Massimo a Roma e dalla generosità della Fondazione Carispaq in convenzione con la Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici d’Abruzzo e del Comune de L’Aquila. Casa aperta, salotto urbano, centro polifunzionale (coosì viene chiamata nella delibera) nulla ha a che vedere con l’opera mastodontica dell’auditorium Renzo Piano, né intende emularla.
Sarà un microcosmo en plein air, un centro polifunzionale che svolgerà diverse funzioni a seconda delle stagioni. Dotata di caffè bar tribuna, palcoscenico, magazzino, sala espositiva da utilizzare con diverse varianti (workshop rappresentazioni teatrali), sarà una casa aperta per residenti, studenti e chiunque lo desideri. Inoltre la struttura sarà temporaneo rimuovibile e facilmente localizzabile. Sono d’accordo il direttore regionale Fabrizio Magani della Direzione regionale beni culturali e paesaggistici, il sindaco de L’Aquila, la Fondazione Carispaq nella persona di Roberto Marotta, l’Accademia tedesca nelle vesti del direttore Joachim Bluher. La motivazione ufficiale è aiutare la ricostruzione aquilana a tre anni dal terribile sisma.


L’AQUILA E QUEI COSTI IMMATERIALI
E’ mistero sui costi che dovrà sostenere il Comune. L’opera non comporta impegni finanziari per l’Ente Comune, si legge nella delibera, esclusi alcuni impegni immateriali.
E sta già scatenando le critiche della politica.
«È gravissimo che una delibera del genere non sia stata trasmessa al Consiglio comunale», ha sottolineato Luigi D’Eramo consigliere comunale di Prospettiva 2020, «sovrano in fatto di urbanistica, né discussa per lo meno in Commissione Territorio. Così come è indecente che il presidente del Consiglio comunale Benedetti continui a farsi zerbino dell’amministrazione senza tutelare le prerogative dell’organo di massima rappresentanza cittadina. Nulla è dato invece sapere sulle dimensioni, i costi e i particolari del progetto. La Direzione regionale dei Beni Culturali, proprietaria dell’area, ammette addirittura, all’interno dello stesso protocollo d’intesa, di concedere l’autorizzazione pur ignorando le dimensioni e le caratteristiche strutturali dell’opera. Come dire, che sia una cattedrale o uno stanzone, autorizziamo comunque. Se pensano di governare calpestando diritti e condivisione si sbagliano di grosso».


Marirosa Barbieri

 

L'AQUILA. DELIBERA TEATRO BIS