IL CASO

Morte Morosini, il giudice del lavoro reintegra vigile sospeso. Ecco le motivazioni

L’ufficiale accusato di aver bloccato soccorsi con l’auto

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Morte Morosini, il giudice del lavoro reintegra vigile sospeso. Ecco le motivazioni
PESCARA. Il giudice del lavoro di Pescara, in attesa del giudizio di merito, ha reintegrato nel posto di lavoro Giorgio Mancinelli.

L'ufficiale dei vigili urbani di Pescara aveva parcheggiato una auto di servizio all'interno dello stadio Adriatico durante Pescara-Livorno e che secondo l'accusa mossa contro di lui dal Comune di Pescara aveva bloccato l'ambulanza per i soccorsi a Piermario Morosini. Mancinelli era stato sospeso per sei mesi dall'incarico dopo le polemiche sui soccorsi allo sfortunato calciatore del Livorno, deceduto sul campo lo scorso 14 aprile.
Questa mattina per l’ufficiale una bella notizia dopo mesi particolarmente difficili.
«Prendiamo atto della decisione del giudice Franco Di Pietro», ha commentato il sindaco Luigi Albore Mascia, «perché le sentenze si accolgono e non si commentano».
Adesso saranno gli uffici legali del Comune, che stanno seguendo la vicenda, a decidere se presentare un reclamo, per il riesame del ricorso da parte del Collegio del Tribunale, o se attendere la decisione nel merito, che ci sarà a settembre. 


IL RICORSO DEL MAGGIORE
Dopo la sospensione di 6 mesi da parte della commissione disciplinare del Comune il vigile urbano, insieme ai suoi legali, ha presentato un ricorso d’urgenza dinanzi al Giudice del Lavoro contro il provvedimento ritenendolo, evidentemente, inadeguato, e hanno chiesto un pronunciamento immediato sulla base dell’articolo 700 per chiedere la sospensione dell’efficacia del ricorso sostenendo l’esistenza di un pregiudizio grave e irreparabile per il maggiore. Solo in un secondo momento si entrerà nel merito. Nel corso della seconda udienza, la scorsa settimana, sono stati ascoltati quattro testimoni e oggi il giudice ha emesso la propria decisione.


LE MOTIVAZIONI
Nel proprio dispositivo il giudice ha affermato che «dagli elementi acquisiti sembra emergere che non vi fossero disposizioni specifiche intese a mantenere libero l’accesso all’unico varco carrabile esistente nello stadio. Al contrario, le tre ambulanze destinate all’immediato intervento erano dislocate non in prossimità di detto varco, bensì in prossimità di altri accessi esclusivamente pedonali, in quanto la prestazione di assistenza sanitaria, anche urgente, all’interno del campo era affidata a personale medico e infermieristico, dislocato in due postazioni, mentre, ove vi fosse stata necessità di trasportare l’assistito in ospedale, lo stesso personale sanitario avrebbe dovuto provvedere ad eseguirne il trasporto in barella fino a una delle tre ambulanze disponibili, collocate ciascuna in una rispettiva posizione strategica intorno allo stadio. Vi era dunque, per quanto attiene l’assistenza sanitaria, un sistema organizzativo che non prevedeva l’ingresso in campo degli automezzi di soccorso».
E il dispositivo continua sostenendo che «non sembra si possa ritenere provato con certezza che vi fosse una specifica disposizione a tenere costantemente libero e accessibile il varco, tanto più che l’immediata accessibilità e mobilità di tutti i mezzi presenti era comunque garantita dai rispettivi autisti».
In merito alla presenza dell’auto del vigile, il giudice ha affermato che «anche altri automezzi sostavano in sosta davanti all’unico varco carrabile e la richiesta di far accedere una ambulanza all’interno del campo è stata determinata da una situazione del tutto eccezionale…risulta comunque che dal momento in cui è sopraggiunta una delle due ambulanze a quello in cui la stessa è potuta accedere in campo è trascorso un tempo assai breve, certamente inferiore ai tre minuti».
In conclusione il giudice, nell’attesa del giudizio di merito, ha ritenuto che «l’immediata applicazione della sanzione disciplinare adottata nei confronti del ricorrente non può non ritenersi per quest’ultimo gravemente pregiudizievole, sia per la non trascurabile decurtazione della retribuzione (del 50% ndc), sia per la possibile immediata incidenza negativa sull’immagine professionale, mentre la sospensione cautelare del provvedimento sanzionatorio non esclude la piena applicabilità della sanzione a opera del Comune convenuto a seguito di un diverso esito del possibile giudizio di merito».
Il Giudice ha ordinato al Comune di Pescara l’immediata riammissione del vigile «nel pieno svolgimento delle sue prestazioni» e condannato il Comune a rifondere al ricorrente le spese e competenze giudiziali, ossia 800 euro».