CRIMINE E SANGUE

Pescara, 4 morti ammazzati in 11 mesi

Codici: «serve intervento Ministero dell’Interno»

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Pescara, 4 morti ammazzati in 11 mesi
PESCARA. La scia di sangue in città è cominciata il 27 agosto dell’anno scorso.

Roberto D'Aloisio, 41 anni, è stato accoltellato al petto davanti alla sede del Sert in via Paolini. Cinque le persone arrestate qualche ora dopo il fatto per un omicidio maturato nell’ambiente della tossicodipendenza.
Poi è stata la volta dell’esecuzione di Italo Ceci, ex componente della banda Battestini: era il 21 gennaio scorso. Pieno centro della città, a due passi da piazza Santa Caterina e corso Umberto poco prima delle 20. Chi ha agito è ancora in libertà. Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta ma la svolta non arriva. Ad agire, sostengono, veri professionisti che non avrebbero nulla a che fare con la micro criminalità locale che agisce di impulso e si placca in poche ore. A sparare alle spalle dell’uomo un uomo mai identificato con in pugno una pistola calibro 38. Tre i colpi esplosi, sentiti distintamente dai residenti della zona.
E aveva una calibro 38 anche l’assassino di Domenico Rigante, l’ultras pescarese freddato in via Polacchi, nei pressi di Piazza Grue, verso le 23 del 1° maggio. Per quell’omicidio sono finiti in carcere Massimo Ciarelli, accusato di aver premuto il grilletto, e altri tre rom che non hanno mai ammesso quanto contestatogli dagli inquirenti.
Il quarto morto ammazzato è invece Tommaso Cagnetta e un paio d’ore dopo il delitto la polizia ha tratto arrestato il fratello di Ciarelli, Angelo, che si dichiara totalmente estraneo alla vicenda. L’arma del delitto è sicuramente una pistola. Gli inquirenti al momento non possono confermare che sia la stessa (mai ritrovata) usata per l’omicidio Rigante.
E se gli omicidi in città negli ultimi 11 mesi sono quattro ci sono almeno un paio di episodi in cui si è sfiorata la tragedia: come la prostituta nigeriana rapinata e ferita da un rom, lo stalliere dei Ciarelli, a San Donato, o l’accoltellamento di un’altra prostituta romena ferita da tre colleghe.

Il sindaco Mascia ha ammesso di essere preoccupato e chiede alle Forze dell’Ordine di alzare il livello di attenzione su Pescara: «ho bisogno di capire cosa sta accadendo nel capoluogo adriatico», ha detto il primo cittadino. «Non voglio sollevare allarmismi che non fanno bene alla città, ma è evidente che ho bisogno di chiarezza».

Mascia ha ricordato che in passato ci sono stati omicidi drammatici che tutti ricordano bene: l’omicidio dell’avvocato Fabrizi, l’omicidio della gioielliera Lalla Marziani, l’omicidio del giovanissimo Tavoletta, delitti per la maggior parte rimasti irrisolti o comunque con molti punti interrogativi. «Oggi la realtà è ben diversa», sottolinea il sindaco, «perché tali episodi drammatici si chiudono con l’individuazione del colpevole e in tal senso faccio un pubblico plauso al questore Paolo Passamonti e ai suoi investigatori che in poche ore hanno assicurato alla giustizia i presunti autori di tali fatti, e solo sul ‘caso’ Ceci ci sono ancora degli approfondimenti in corso. Le Forze dell’Ordine svolgono un ruolo esemplare a Pescara».

L’associazione Codici paragona la città abruzzese a Scampia, il tristemente noto quartiere della periferia napoletana.
«Dove si sono già consumati attentati gravissimi, si è sparato per ferire e oggi anche per uccidere bisogna ci sia subito un presidio fisso di polizia perché la gente perbene che vive ancora in questi posti ne ha diritto», chiede Domenico Pettinari. «La gente ha il sacrosanto diritto di sentirsi protetta 24 ore su 24 nelle zone dove si spara e si ammazza».
Dopo questo ennesimo omicidio Pettinari ha parlato con il segretario nazionale di Codici Ivano Giacomelli che gli ha confermato di voler conferire con il Ministro dell’Interno per rappresentare l’emergenza sicurezza.
Giacomo Cuzzi, capogruppo Pd della circoscrizione Porta Nuova parla invece di «una situazione inaccettabile» e chiede di intervenire subito «per evitare che interi territori si trasformino nel Far West dove prevale la legge del più forte, del più delinquente del più prepotente a discapito di numerosi cittadini onesti che hanno il sacrosanto diritto di vivere una vita tranquilla e sicura».


Alessandra Lotti