L'ARRESTO

Omicidio Cagnetta, ucciso per sbaglio. E Angelo Ciarelli si presenta in questura

«Che volete? Non sono stato io» ha detto ieri alle 20.45 ai poliziotti che poi lo hanno arrestato

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6178

Passamonti, Muriana, Cosentino

Passamonti, Muriana, Cosentino

PESCARA. «Sono Angelo Ciarelli, so che mi state cercando. Che volete?» Si è presentato ieri sera alle 20.45 in questura il presunto omicida di Tommaso Cagnetta, 42 anni, morto nel pomeriggio, 20 minuti dopo che un proiettile gli si è conficcato nel fianco.

Ciarelli, 38 anni, accompagnato da alcuni familiari, è entrato in questura mentre gli uomini della squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana erano ancora nell’abitazione dell'uomo, in via vicolo Moro, una traversa di via Aterno, a cercare indizi e ‘suggerire’ la resa.
La città di Pescara viene travolta così da un nuovo omicidio, il quarto dall’agosto scorso, che ha alcuni punti di contatto con quello di due mesi fa di Domenico Rigante. A sparare, dice l’accusa, è ancora una volta un uomo del clan Ciarelli, pluripregiudicato, armato di una pistola ancora non ritrovata e nascosta chissà dove, proprio come nel caso dell’omicidio dell’ultras.
Ma un altro punto di contatto è anche quella consegna «spintanea» (così la definiscono gli inquirenti perché ‘spinta’) dei due fratelli, entrambi ricercati (Massimo per una sei giorni, Angelo per un paio d’ore) e entrambi pressati dalla famiglia.


ORE 18.30 PARTE «UN COLPO ACCIDENTALE»
Cagnetta è morto ieri intorno alle 18.30 nel Ferro di Cavallo e precisamente in via Tavo, nei pressi del civico 171 dove vivono alcuni familiari di Ciarelli. Secondo la ricostruzione della polizia, che poggia sulla testimonianza di almeno sei testimoni oculari, tutto sarebbe cominciato quando due tossicodipendenti hanno acquistato una dose da una zingara (non imparentata con il presunto omicida) ma avrebbero saldato solo una parte del debito: mancavano dieci euro.
I due clienti, un uomo e una donna, sono andati via mentre la donna li ha inseguiti gridando «al ladro, al ladro». Proprio in quel momento sarebbero entrati in scena altri rom a sostegno della spacciatrice. Tra questi anche Ciarelli, armato.
Si sarebbero avventati tutti contro l’auto dei due tossici, avrebbero provato a fermarla prima a mano poi Ciarelli avrebbe tirato fuori l’arma per bloccare i due ma «per errore» dice la questura, il colpo ha colpito al fianco Cagnetta che era intervenuto in favore della donna ‘derubata’. 


LA FUGA
Dopo lo sparo c’è stato un fuggi fuggi generale. La macchina con a bordo i due tossicodipendenti è scappata e rintracciata in serata. I due sono stati ascoltati dalla polizia ed hanno ricostruito la scena.
Cagnetta, riverso a terra, è stato invece accompagno in ospedale in auto da altri tre tossici. E’ morto venti minuti dopo a causa delle ferite riportate. Durante il tragitto non ha parlato, «rantolava», hanno poi raccontato i due uomini e la donna che lo hanno trasportato al nosocomio. Intanto in via Tavo, però, qualcuno ha spostato l’auto di Eva Ciarelli, sorella di Massimo e Angelo, sistemata proprio per coprire la chiazza di sangue lasciata dalla vittima. «Era lì dalle 12», ha tentato poi di giustificarsi la donna ma per la polizia è stata certamente spostata. 


ORE 18.45 INIZIA IL LAVORO DELLA POLIZIA
«Per la seconda volta in pochi mesi», ha sottolineato Muriana, «ci siamo ritrovati a gestire contemporaneamente una operazione di polizia giudiziaria, per la ricerca del responsabile, e una operazione di ordine pubblico».
Dopo l’omicidio, infatti, si è registrata una rissa tra Eva Ciarelli e una ragazza della zona: la tensione è arrivata alle stelle. Oggi, ha detto Muriana, si sospetta che questo episodio possa essere stato creato ad arte: «per nascondere qualcuno o qualcosa».
Il capo della Mobile ha ringraziato gli uomini della sezione omicidi guidata da Guido Camerano e la sezione antidroga guidata da Nicolino Sciolè. «C’è stata un’ottima attività investigativa», ha confermato anche il questore Paolo Passamonti, «grazie all’ottima conoscenza del territorio della squadra Mobile. Ad un’ora e mezza dall’omicidio siamo riusciti a ricostruire con precisione quanto accaduto». 


ORE 20 PARTE LA CACCIA ALL’UOMO
In pratica novanta minuti dopo il fatto la polizia aveva il nome del presunto assassino e sono partite le ricerche. Sono state recuperate 13 pallottole di una pistola 38 special buttati in un tombino di via vicolo Moro, proprio davanti alla casa dove vive il clan Ciarelli. Le pallottole erano custodite all’interno di un calzino usurato: cotone nero e scritta ‘Italy’ rosso, bianco e verde. All’interno della casa, in mezzo ad un mucchio di altri panni, è stato trovato anche l’altro calzino della coppia.
Sempre in casa Ciarelli è stato trovato un terzo calzino, in un cassetto della camera da letto, molto simile a quello rintracciato nel tombino ma differente per taglia e usura mentre non è stato trovato il ‘gemello’. Che sia stato utilizzato per nascondere la pistola? Come si sia arrivati ad identificare il tombino la polizia non ha voluto chiarirlo: «chi cerca trova…e noi abbiamo trovato».

ORE 20.45 L'ARRIVO IN QUESTURA
Alle 20.45 Ciarelli si è presentato in questura. «So che mi state cercando, che volete?», ha detto. Per la polizia l’uomo sarebbe stato spinto dai parenti a consegnarsi, proprio come nel caso del fratello Massimo che si arrese dopo giorni di latitanza. Angelo Ciarelli è stato interrogato per diverse ore la scorsa notte, così come sono stati ascoltati i vari testimoni presenti sulla scena del crimine.
Se questi ultimi avrebbero confermato l'identità della mano omicida, il diretto interessato si è tirato fuori. Risposte evasive: «forse ero lì, forse no». Non ha detto di aver sparato. Ha detto di essere stato in passato in via Tavo, anche perché lì abita la sorella. Sulla pistola nessuna parola.
Alle 6 di questa mattina è stato chiuso il verbale. Adesso la polizia invierà alla procura la richiesta d’arresto. Poi il pm, Valetina D'Agostino, se concorde con le risultanze investigative, chiederà l’arresto al gip. Quest’ultimo dovrà convalidare la richiesta ed emettere l’ordinanza di custodia cautelare.
Per il momento Ciarelli è rinchiuso nel carcere di San Donato. 


L’AUTOPSIA
Intanto nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia sul cadavere di Cagnetta che al momento si trova in obitorio. Bisogna capire non solo le cause del decesso ma anche prelevare l’ogiva rimasta conficcata nel corpo della vittima. Dopo l’estrazione l’ogiva verrà pulita, spedita ad Ancona per i rilievi del caso e si potrà risalire all’arma utilizzata. 


I PRECEDENTI PENALI
«Il risultato di oggi e' solo un punto di partenza e non di arrivo. Ora dobbiamo cercare altri elementi», ha chiarito Muriana. Angelo Ciarelli ha un curriculum criminale che di sicuro non passa inosservato: ha avuto una condanna a 15 anni e più recentemente ha infranto il regime della sorveglianza speciale. Il codice prevede una pena fino a 5 anni ma a lui gliene sono stati dati otto. «Bisogna porre seriamente la questione», ha sottolineato il capo della Mobile, «della certezza della pena che non dipende da noi, né dai magistrati di Pescara».

Alessandra Lotti