IL FATTO

Aca: niente acqua ma "eroga" una nuova “sveltina”

Anticipata assemblea per il rinnovo cda per impedire nuove candidature

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Aca: niente acqua ma "eroga" una nuova “sveltina”
PESCARA. Una lettera ai sindaci dei 64 comuni serviti dalla società Aca spa per avvisarli che la riunione del cda non si terrà più il 20 luglio ma il prossimo 9 luglio.

Finalmente la spa pubblica, al centro di molte inchieste e governata da oltre un decennio dal ‘partito dell’acqua’, ha fretta di rinnovarsi?
Pare proprio di no. La notizia diffusa dal consigliere regionale dell’Idv Carlo Costantini non trova conferma sul sito istituzionale dell’Aca che non ha pubblicato l’informazione così importante come avrebbe dovuto. Inoltre ci sarebbe anche questa volta “l’inghippo”. Insomma perché l’Aca ha anticipato di circa 10 gironi l’assemblea?
La risposta certa è difficile da dare, quella più probabile potrebbe però essere: per impedire nuove candidature nel cda.
Secondo Costantini infatti il meccanismo sarebbe semplice: avendo anticipato di 10 giorni l’assemblea ed essendo obbligatorio presentare le candidature entro 10 giorni dall’assemblea, all’improvviso sarebbe diventato impossibile candidarsi considerato che mancano appena sei giorni. Un gioco di prestigio che prestigio non dà, anzi non fa che affastellare dubbi su dubbi su una società che è riuscita a passare indenne a tutte le stagioni delle grandi inchieste, lasciando tuttavia senza risposte numerose domande su investimenti, bilanci, gestione, carenza idrica, trasparenza.
«Sembra incredibile che chi gestisce decine di milioni di euro l'anno dei cittadini», ha commentato Costantini, «possa arrivare a tanto e francamente, dal mio punto di vista, e' ancora piu' incredibile l'indifferenza con la quale le categorie sociali, partiti politici, molti sindaci e politici in generale continuano ad osservare questo sfacelo, senza spendere una sola parola di disgusto e di indignazione».
Una circostanza che se confermata sarebbe difficile da inquadrare diversamente da quella che si può definire una “sveltina” o un escamotage per impedire l’esercizio della democrazia o il rinnovo delle cariche. Insomma l’ultimo colpo di coda del partito dell’acqua che è vivo e vegeto: l’acqua non c’è, il razionamento è serrato, i rubinetti sono a secco, i cittadini infuriati ma il partito dell’acqua c’è.
L’ultimo tentativo di aggirare le procedure era stato denunciato appena una settimana fa sempre dall’Idv: in quel caso l’Aca aveva intenzione di nominare il nuovo direttore con un cda scaduto da tempo.
Tentativo poi sventato in seguito alle polemiche.
Ma è fuoco incrociato sull’Aca che la scorsa settimana è stata attaccata duramente dal sindaco di Chieti, Umberto di Primio, che ha lamentato troppi sacrifici per la città che amministra strappando un accordo che prevede meno chiusure notturne per il capoluogo. Ma guai a parlare di «carrozzone politico» ha ammonito il presidente dell’Aca, Ezio Di Cristoforo offeso dalle parole del primo cittadino.


DI MATTIA, UN ALLEATO IN MENO
E la società sembra avere un alleato in meno con il cambio di amministrazione avvenuto nel frattempo a Montesilvano visto che Attilio Di Mattia si dice pronto a dare battaglia e a cambiare le cose.
«Sul rinnovo del CdA dell’Aca darò precise indicazioni al mio delegato che ho designato in questi giorni», ha detto, «nella gestione della società acquedottistica bisogna voltare pagina, seguendo le logiche aziendalistiche dell’efficacia e dell’efficienza».
«Chi ha portato la società ad una situazione tanto disastrosa – continua Di Mattia - non merita di essere confermato. Punto, perché così funziona nelle aziende. E chi dovrà prendere il suo posto dovrà essere, non solo competente e preparato, ma anche capace di mettere in pratica strategie di riordino e di trasparenza per poter rilanciare la società. Serve, dunque, un manager capace di tagliare là dove è necessario e di risistemare la macchina per farla tornare a camminare. Date queste premesse, se poi questa professionalità ha una tessera di partito o anche tre, a me non interessa. Mi ritrovo alcune zone della Città in emergenza acqua in cui vivono famiglie che vogliono risposte. E dire loro che il problema è la perdita dell’oltre 70% di acqua non è sopportabile, soprattutto per gli alti costi che cittadini ed imprese sostengono. Adesso la misura è colma e la pagina deve essere girata. Anche i miei colleghi sindaci – conclude Di Mattia - dovranno assumersi la responsabilità del cambiamento. Per avere diritto di lamentarsi bisogna avere dimostrato in concreto il coraggio di voltare pagina. I Sindaci che non lo faranno dovranno spiegare ai loro concittadini perché una gestione come quella attuale merita di essere riconfermata».


E a palazzo di città a Montesilvano sono entrati anche i componenti del Comitato Acqua Bene Comune di Montesilvano che hanno incontrato l’assessore con delega ai rapporti con gli enti sovracomunali, Vittorio Iovine, la consigliera comunale Debora Comardi e il consigliere comunale con delega all’ACA Federico Di Giovanni. Durante l’incontro i portavoce del comitato hanno esposto la situazione locale relativa alla gestione del servizio idrico integrato.
Intanto proprio Montesilvano sta vivendo la situazione più difficile sul versante della carenza idrica. «Il fiume Tavo è prosciugato», ha spiegato ieri Di Mattia. «Centellinate l'acqua, soprattutto in via Vestina. E' un'emergenza estesa per tutto l'Abruzzo, causa siccità».

«Questo ulteriore atto arrogante e estremamente scorretto, se perpetrato, ci si augura sia veramente il canto del cigno, o meglio la morte del cigno dal punto di vista politico, per coloro che utilizzano ancora metodi feudali per mantenere il proprio potere», dice Sergio Montanaro di IdeAbruzzo, «E' tempo ormai di togliere gli steccati e di combattere la disonestà ognuno nel proprio campo per tornare a confrontarsi non più come una partita a scacchi per il potere, tra l’altro a scapito delle comunità, ma solo ed esclusivamente per dare risultati e su di essi essere giudicati. Problematica non secondaria ma per alcuni aspetti ancor più penalizzante per la nostra qualità della vita è la situazione delle reti fognarie e di scarico che sono gestite sempre dall'ACA. Molti cittadini pagano il costo della depurazione ma non hanno questo servizio. Oltre al danno ambientale, perchè le fogne scaricano nei fossi e poi chissà dove, anche quello economico che fa il paio con le forti somme debitorie che l'ACA ha maturato con i comuni i quali avevano contratto muti per la realizzazione di reti di distribuzione e fognarie. Le rate le pagano i comuni ma l'ACA avrebbe dovuto rimborsale come da accordi all’atto della cessione delle reti stesse da parte dei comuni all’ACA. Ancora un danno economico che ricadrà sui cittadini oltre la beffa. Come si può dire quindi, come si è detto, che l'ACA ha un bilancio positivo?»