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Crisi Burgo Avezzano: Chiodi tende la mano per salvare lo stabilimento

Martedì fissato incontro all’Emiciclo

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Crisi  Burgo Avezzano: Chiodi tende la mano per salvare lo stabilimento
AVEZZANO. Fare squadra per evitare la chiusura della Cartiera Burgo di Avezzano. Ne sono convinti i sindaci marsicani. Ora ne è convinto anche il presidente Gianni Chiodi. Un estremo tentativo va fatto per distogliere l’azienda da una simile scelta.

E’ crisi. Questione di giorni ed i cancelli della sede   Burgo di Avezzano potrebbero chiudersi lasciando a   piedi centinaia di lavoratori. L’annuncio è stato fatto dalla direzione del personale della Cartiera Burgo alle segreterie nazionali e territoriali di Sic Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil. A quanto si apprende il motivo sarebbe la criticità in cui versa lo stabilimento marsicano.

 I sindaci della Marsica ed i sindacati sono scesi in campo. Hanno chiesto di incontrare il presidente Gianni Chiodi che, domani mattina, alle 11.00 aprirà le porte del palazzo dell’Emiciclo. Obiettivo: elaborare un piano d'azione per fare pressing, tutti insieme, sul Governo Monti e scongiurare la chiusura. Tutto questo deve accadere prima del 5 luglio giorno in cui il cda del Gruppo Burgo deciderà sulle sorti dello stabilimento. La delegazione anti-chiusura della Burgo è composta da sindaci, e amministratori regionali marsicani (l'assessore regionale Angelo Di Paolo, i consiglieri Giuseppe Di Pangrazio, Daniela Stati, Gino Milano, Giovanni D'Amico, Emilio Iampieri, Walter Di Bastiano e Luciano Terra, il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, il presidente del consiglio comunale e l'assessore alle attività produttive, Domenico Di Berardino e Gabriele De Angelis, i sindaci della Marsica, i segretari di categoria di Cgil Cisl e Uil, Sigismondo Sansoni, Antonio Fiasca e Alfredo Moschettini) guidati dal primo cittadino di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio,

Nella sede dell’azienda ad Avezzano lavorano quasi 800 persone: 446 alle dipendenze dirette della cartiera, 110 persone per conto di ditte esterne, più altre circa 300 persone che operano nell’indotto. «E per la Marsica», hanno detto ad una voce i sindaci, «già segnata da tante chiusure aziendali e di presidi dello Stato, sarebbe un dramma, frutto, tra l'altro, di una scelta che  ha una forte connotazione politica, e non, come dovrebbe essere, industriale».

 La pronta risposta del presidente della Regione, secondo Giovanni Di Pangrazio fa ben sperare e rappresenta la strada giusta per studiare una strategia comune finalizzata ad ottenere un incontro con la proprietà per una soluzione positiva della questione.

Anche Confindustria è intervenuta nei giorni scorsi sull’argomento sottolineando i danni che una simile operazione comporterebbe per il territorio marsicano, già a bollino rosso per quanto riguarda l’economia.