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Emergenza idrica. Soluzione Aca: “togliere agli altri” per dare a Chieti

Di Primio-Aca ai ferri corti. Dubbi, sospetti, numeri che non tornano: la gestione Aca che non torna

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Emergenza idrica. Soluzione Aca: “togliere agli altri” per dare a Chieti
CHIETI. La soluzione è questa: razionalizzare i serbatoi degli altri comuni per erogare nelle ore notturne, dalle 24.00 alle 5.00, una minima portata di circa 30 litri al secondo a Chieti. L’Aca risponde così al sindaco Di Primio preoccupato per l’interruzione da parte dell’azienda del servizio idrico a Chieti Scalo.

Al “disservizio” era seguita una accesa polemica  (fatta di telefonate non risposte, accuse rispedite ai mittenti) tra Aca e Di Primio. Il sindaco ha persino fatto ricorso allo sciopero della sete.
Ferri corti, oggi, anche a compromesso trovato. Di Primio critica ancora la gestione dell’azienda acquedottistica «che è un carrozzone politico il cui consiglio di amministrazione si regge in piedi per inerzia, dove vi è una spartizione indegna di poltrone, occupate da amministratori a cui non interessa nulla né dei bisogni dei cittadini, né del territorio». Anzi, il sindaco invita i dirigenti Aca a preoccuparsi di altro come dei lavori per la captazione delle acque nei pozzi di Bussi e delle altre sorgenti.
Neppure l’Aca è stata gentile con il sindaco imputandogli le colpe della mancata manutenzione delle reti idriche.
Il vero problema, invece, secondo Di Primio, è proprio la mancata erogazione idrica fornita da Aca. Dati alla mano il sindaco ha ricordato che la fornitura relativa all’approvvigionamento idrico del serbatoio della Civitella, per l’anno 2000, oscillava da un min di 185 l/s ad un max di 196 l/s. Che con l’inizio del servizio Aca (anno 2007), il Comune di Chieti ha cominciato a subire le prime drastiche riduzioni, con una fornitura giornaliera oscillante dai 170 l/s ai 181 l/s (situazione che si è trascinata fino al 2011, anno in cui si sono registrate portate variabili da un minimo di 168 l/s ad un massimo di 172 l/s) e che attualmente, a causa della emergenza, il Comune di Chieti ha una fornitura giornaliera di 158 l/s.

Poi, il sindaco ha ricordato il suo buon operato visibile nel rapporto tra acqua acquistata - acqua fatturata. «Nel 2009», ha detto, «i mc acquistati sono stati 10.781.555 e quelli fatturati mc 4.071.166 (differenza mc 6.710.389), nel 2011 la situazione è notevolmente migliorata, in quanto i mc acquistati sono stati 11.740.748 e quelli fatturati mc 6.135.234 (differenza mc 5.605.514).Un recupero, quindi, in due anni, di oltre 1 miliardo e mezzo di mc, senza conteggiare le esenzioni istituzionali, quelle degli edifici pubblici, scolastici, di pubblica sicurezza (Vigili del Fuoco) e quella delle fasce sociali deboli».
Anche l’assessore ai Lavori Pubblici Mario Colantonio ha tessuto le lodi a Di Primio. «In due anni di amministrazione», ha detto, «sono stati versati ad Aca oltre 13 milioni di euro, contro lo zero assoluto della precedente amministrazione. Sono stati fatti lavori per oltre 2 milioni di euro sulla rete idrica e altrettanti ne sono stati programmati, così come nel giro di poche settimane entrerà in funzione il serbatoio di Madonna della Vittoria, attualmente in fase di clorazione, che riuscirà a distribuire una capacità di 2500 più 3000 di accumulo di mc di acqua».
Il sindaco ha chiesto al Prefetto un tavolo tecnico alla presenza dei comuni del chietino interessati e ovviamente dell’Aca.
E sull aquestione non si è registrata una pari sollevazione di altrisindaci di quei comuni che pure devono subire razionamenti del servizio e disagi per cause che ragionevolmente non possono essere imputabili al caldo delle ultime due settimane. Non dopo un inverno che ha visto la nevicata più importante degli ultimi 50 anni o forse più. Dunque ci deve essere dell'altro.

Carlo Costantini (IdV) ipotizza oltre le perdite la mala gestione derivante anche da «furti e regali».
«Non serve il sospetto, pure legittimo, alimentato da recenti inchieste della Procura di Pescara, che avrebbero portato alla luce un sistema di regalie, sconti piu' o meno leciti e deroghe varie agli obblighi di bollettazione da parte dell'A.C.A. S.p.a., la societa' pubblica che gestisce il servizio idrico in Provincia di Pescara. Sono i numeri a rivelare», dice Costantini, «nella loro spietata oggettivita', che la dispersione dell'acqua non e' solo un problema di perdita delle reti. Dovrebbero dircelo le decine di milioni di euro che l'A.C.A. S.p.a.  dichiara di spendere ogni anno per le manutenzioni della rete; una spesa che in un decennio avrebbe dovuto consentire di foderare d'oro le condotte e che invece continua a rivelarsi del tutto inefficace. Ma ce lo dicono meglio i numeri, che rivelano come nell'anno 2010, su 64.677.935 metri cubi d'acqua usciti dai serbatoi dell'A.C.A. S.p.a., solo 28.700.281 metri cubi d'acqua sarebbero finiti nelle bollette. In buona sostanza il 56% dell'acqua che esce dai serbatoi sparisce, si volatilizza, il 42% si presume in dipersioni della rete e tutto il resto in problemi che andrebbero dai contatori che non funzionano, alle perdite che si consumano durante le manutenzioni o addirittura a causa dei "fontanili". Un'azienda normale, che brucia il 56% di quello che produce, sarebbe tecnicamente fallita».
Qualcuno, sindaci inclusi -domanda Costantini- puo' ancora continuare a voltarsi dall'altra parte, a far finta di non vedere, a tacere?