SANITA'

Allarme Cisl per il San Stefar L’Aquila: «La Asl fa concorrenza sleale»

La struttura ora in mano a Nicola Petruzzi non ha riavuto il budget assegnato prima del terremoto

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Nicola Petruzzi

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L’AQUILA. «A L’Aquila la Asl fa concorrenza sleale al San Stefar sulla riabilitazione. E si sceglie i pazienti più facili, rischiando di mandare a casa gli operatori specializzati del vecchio centro di riabilitazione. La Cisl chiede con forza di ripristinare la situazione pre-terremoto, dopo che il San Stefar ha ripreso l’attività».

E’ Davide Farina, della segreteria regionale Cisl, a lanciare l’allarme per questa strana situazione che si è creata e che è frutto e conseguenza del terremoto del 6 aprile che distrusse la struttura dove operava la clinica aquilana. Di qui la chiusura dell’attività per cause di forza maggiore, poi le vicende del fallimento Angelini e la vendita della società al Policlinico Abano terme dell’imprenditore Nicola Petruzzi. Tutto risolto per i 30 operatori (fisioterapisti, medici, assistenti sociali, amministrativi e ausiliari) attivi prima del terremoto? Non proprio. Perché la Regione ha assegnato il budget calcolando il fatturato dell’anno terremotato, quando era stato impossibile produrre prestazioni ed incassare.
Quindi la Regione ha tagliato i fondi come se non fosse successo nulla e come se l’inattività fosse stata una scelta e non un’imposizione.
Insomma il Governo ha sospeso le tasse per la calamità naturale, invece la Asl non ha ritenuto importante la devastazione del terremoto ed ha tagliato un milione di euro dal budget.
«In realtà la Asl aquilana – spiega sempre Farina - durante il periodo di chiusura del San Stefar ha pensato bene di aprire 2 strutture di riabilitazione ex art. 26 a Collemaggio e Pizzoli prendendo in carico tutti i probabili pazienti del San Stefar. Nell’emergenza e nella fase di transitorietà della ricostruzione strutturale del centro aquilano, tale iniziativa poteva e doveva essere salutata positivamente perché comunque dava risposte sanitarie, se pur parziali (la Asl non  tratta i domiciliari) a pazienti che in quel momento ne avevano bisogno. A emergenza finita, invece di restituire i pazienti “dirottati”, pare che la Asl abbia incrementato l’implementazione di tale utenza, lasciando rigorosamente fuori però tutti i domiciliari, più scomodi da trattare. Il che provoca intanto interrogativi di diversa natura: di autorizzazioni, di contratto negoziale e di requisiti di standard strutturali e di personale che sicuramente la Asl non può avere. Infatti non possiede un personale qualificato assunto a tempo indeterminato da poter destinare a questo servizio. La Cisl Fp chiede perciò di aprire una trattativa per tutelare pazienti ed operatori, questi ultimi costretti alla cassa integrazione».

 In effetti già un anno fa, al momento dell’acquisto del San Stefar, l’imprenditore Nicola Petruzzi chiese alla Regione il ripristino del budget tagliato causa terremoto, proprio per assicurare la piena ripresa dell’attività e la conservazione del posto di lavoro. A rigor di logica il parametro per il budget dovrebbe essere l’attività pre-terremoto e non quella successiva al 6 aprile, quando tutto si è bloccato. Ma nessuno ha risposto.

Sebastiano Calella