IL CASO

Sevel Atessa, lo ‘strano’ sciopero della Fiom in concomitanza con la partita Italia-Germania

Anche Landini protesta contro la decisione del sindacato di Chieti

Redazione Pdn

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Sevel Atessa, lo ‘strano’ sciopero della Fiom in concomitanza con la partita Italia-Germania
ATESSA. La Fiom ha proclamato per ieri alla Sevel di Val di Sangro uno sciopero di quattro ore in coincidenza con lo svolgimento della semifinale del campionato europeo di calcio tra Italia e Germania.

L'iniziativa viene ufficialmente presentata come un'azione di protesta contro la politica del governo e la riforma del mercato del lavoro. Ma la scelta dell'orario (18,15 alle 22,15) e la programmazione solo sul secondo turno «non lasciano dubbi», commenta la Fiat in un comunicato.
«Si ripropone - afferma l'azienda - un film già visto in passato, quando guardare la partita di calcio era più importante che andare a lavorare. Vale la pena di ricordare che appena due giorni fa, il 26 giugno, la Fiom aveva già indetto uno sciopero con le stesse motivazioni e che l'adesione era stata inferiore al tre per cento sulla media dei tre turni. Riteniamo doveroso prendere posizione contro questo uso assolutamente improprio e strumentale del diritto di sciopero. Ci preoccupa questa condotta estremamente disinvolta della Fiom che, in un momento di grave difficoltà economica, mette la partita di calcio davanti alle esigenze produttive».
Anche Landini, però, non l’ha presa bene e ha definito «una scelta sbagliata» della Fiom Chieti di far coincidere il suo sciopero con la partita degli azzurri. Mentre Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, fa notare che mercoledì, proprio alla Sevel, l'azienda «di sua iniziativa» ha dato 500 permessi (su 2.000 dipendenti) per vedere l'incontro Portogallo-Spagna.
E se alla fine della giornata, secondo la Fiat, l’adesione allo sciopero è stata solo del 3,5%, le polemiche però non si placano.
«Altro che la tanto sventolata tutela dei diritti costituzionali, la Fiom in fabbrica serve per garantire la visione delle partite a chi non ha voglia di lavorare», attacca Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic. «Non solo - prosegue Di Maulo - la Fiom si è riservata di proclamare un altro sciopero per il turno di lavoro successivo, quello che comincia dopo le 22,15. Non si sa mai, dipende da come va la partita: potrebbero esserci i tempi supplementari e i calci di rigore. Nonostante questo, qualche giudice dà ancora ragione all'organizzazione di Landini».

E infatti solo qualche giorno fa una sentenza ha obbligato la Fiat all'assunzione di 145 iscritti alla Fiom nello stabilimento di Pomigliano.
«Non voglio dire quello che penso», ha commentato Sergio Marchionne, «ma questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l'attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa. Un evento unico che interessa un particolare Paese che ha regole particolari che sono folcloristicamente locali».
Per l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, giunto in Cina per inaugurare l'impianto di Changsha dal quale è uscita la Viaggio, auto disegnata per il mercato cinese (anche se, come ha detto lo stesso Marchionne, l'impianto produrrà anche per esportare in Europa e in America), le regole italiane sono uniche ma non creano comunque problemi. Si farà ricorso e «rispetteremo le sentenze», perché «nel corso della sua storia Fiat non ha mai deviato dall'obbligo nei confronti del rispetto della legge, e continueremo a farlo».
Dure le reazioni del mondo sindacale e della sinistra. «Qualcuno dovrebbe spiegare a Marchionne che in Italia esiste la Costituzione», ha commentato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Di un Marchionne che insulta l'Italia che lavora parla l'Idv, mentre per Andrea Orlando (Pd) e Oliviero Diliberto (Pdci), il top manager italo-canadese non può insultare i tribunali e le lotte dei lavoratori.