L'INCHIESTA

Filovia, indagine dal 2010. Ecco l’esposto che ha mosso la procura

Richieste e domande per fare luce su una procedura che dura da 20 anni

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Filovia, indagine dal 2010. Ecco l’esposto che ha mosso la procura
PESCARA. Sono molte le domande e le richieste di verifica rivolte alla procura della Repubblica di Pescara nell’esposto firmato da Giovanni D’Andrea, segretario regionale di Codici.

Insieme a lui firmano Guya Marconi di Marelibero, Maurizio Biondi presidente del comitato utenti strada Parco, Roberto Barone comitato “No filovia”, Mario Sorgentone, presidente associazione Strada Parco.
Il protocollo chiarisce il giorno del deposito: 25 ottobre 2010. Presumibilmente dopo qualche giorno sono iniziate le indagini poi affidate alla Squadra Mobile di Pescara mentre il pm titolare è Valentina D’Agostino.
Solo 4 mesi dopo arriverà un altro esposto del Wwf e la richiesta all’Union Europea di fare chiarezza con l’apertura di una procedura di infrazione per il mancato passaggio del progetto alla commissione di valutazione di impatto ambientale. Passaggio che ora ci sarà il prossimo 3 luglio a lavori iniziati da quasi due ani e dopo che una relazione tecnica dei consulenti della procura ha indotto la Regione a cambiare idea. E la storia si complica perché a rischio c’è la credibilità di una serie di amministratori che hanno difeso a spada tratta l’opera, i finanziamenti, un’opera che può rimanere a metà dopo aver segnato il territorio.
Sono molti però gli spunti dell’esposto, in gran parte basato sulle notizie pubblicate giorno dopo girono da PrimaDaNoi.it e che si riferiscono ai moltissimi aspetti della vicenda.
Fin da subito gli esponenti fanno notare la «assoluta intransigenza e la caparbietà sospetta» della classe politica che ha «necessità di portare avanti in ogni modo lavori costosissimi». C’è il rischio che tutta la faccenda, dicono, diventi il classico esempio di opera all’italiana con quello che ne consegue e poi in un altro passaggio sono molto più chiari: c’è l’impressione -scrivono alla procura- che si tratti di «opere strumentalmente finalizzate al soddisfacimento di clientelismi vari ed appetiti di vario genere». Anche questa volta l’apporto dei consulenti della associazione Codici è stato importante.
L’esposto è diverso da tanti altri che racconta i misteri attraverso i personaggi che intervengono.

BELLAFRONTE TARABORRELLI
Il primo è il superdirigente Bellafronte Taraborrelli. Nel 2004 quando è sottosegretario al ministero dei trasporti Nino Sospiri egli entra nel cda della Sir spa, Società d’ingegneria regionale, partecipata al 51% dalla Regione e dal 49% da Rpa Investimenti. Taraborrelli presiede il cda e la stessa Sir nomina il proprio presidente direttore dei lavori come libero professionista senza che nessuno sappia e nessuno sollevi il caso.
Poi una prima gara di appalto per la filovia viene annullata ma la Gtm pagò lo stesso il progetto a Taraborrelli. Anche in questo caso un errore di certo è stato commesso ma rimangono ignoti i responsabili di un esborso inutile di denaro pubblico.
L’esposto ricorda anche la burrascosa chiamata al comune di Montesilvano di Taraborrelli che qualche grana ha causato all’ex sindaco Pasquale Cordoma con l’apertura di un procedimento penale.
Nel sottoscrivere il contratto da dirigente –ricordano gli esponenti- Taraborrelli sia a Montesilvano che a Pescara non ha mai dichiarato di essere incompatibile a svolgere l’incarico per essere stato il progettista della filovia ed occupandosi ora per un ente ora per l’altro dell’opera in questione.

IL MISTERO DEI 208MILA EURO PAGATI DAL COMUNE DI MONTESILVANO
Gabriele Di Stefano, consigliere comunale, denunciò che i lavori per il capolinea di Montesilvano erano stati autorizzati dallo stesso Taraborrelli con un atto dirigenziale del Comune di Montesilvano e dunque sarebbero stati pagati da questo ente mentre dovevano essere in capo alla ditta vincitrice dell’appalto della Gtm.

PUBBLICITA’ PRIMA E DOPO
Nell’esposto si ricorda come la Mirus di Michele Russo abbia curato la pubblicità di moltissimi politici tra i quali Carlo Masci, all’epoca della sua candidatura a sindaco di Pescara (appoggiato dallo stesso Berlusconi) e poi Chiodi e Testa ma molti altri politici anche parlamentari e senatori.
Mirus e Balfour Beatty avrebbero rapporti pregressi secondo quanto si legge nell’esposto. La società è la stessa che in Ati ha poi vinto l’appalto ed è specializzata nella produzione di pali e fili elettrici per tramvie.
L’appalto stesso prevedeva la fornitura di pali a carico della Balfour per 17 mln una scelta giudicata non opportuna dagli esponenti che ne criticano soprattutto il costo oltre che la metodologia («pali ed elettrificazioni sono da opera antidiluviana»).
Proprio l’elettrificazione veniva però esclusa nella conferenza dei servizi del 2002 e provata da una lettera di D’Alfonso del 2005. Anche nel lontano 2002 lo stesso Nino Sospiri aveva pubblicamente dichiarato in consiglio comunale che l’opera «ovviamente» doveva prescindere da qualsivoglia impatto ambientale e che l’opera doveva essere innovativa e per questo si escludeva la presenza dei pali.
Come spiegare allora che il Phileas, il maxibus da 18 metri, in tutta Europa viaggia senza fili e solo a Pescara invece occorrono pali da 17mln?
Nell’esposto si legge ancora che la Balfour Beatty avrebbe pagato 160mila euro per la pubblicità della filovia a Michele Russo ma nei manifesti il marchio della società è molto piccolo mentre spicca quello della Gtm.

MAI INTERROTTI I RAPPORTI PUBBLICITARI
L’esposto fa inoltre notare che la Mirus non avrebbe mai interrotto i rapporti con la Balfour Beatty perché non vi sarebbe conflitto poiché in nessun caso interviene la Gtm della quale è poi divenuto presidente lo stesso Michele Russo.
Tra i moltissimi temi trattati l’esposto evidenzia l’assoluta mancanza di trasparenza, la spesa di 8 mln per un brevissimo tratto di strada a pochi mesi dall’inizio dei lavori, il ruolo di presidente di Ricardo Chiavaroli, predecessore di Russo, oggi portavoce del Pdl in consiglio regionale essendo stato eletto nel 2008.
Un calderone di informazioni più o meno corrette sulle quali sta facendo luce la procura che però si occupa di eventuali illeciti penali e al momento è difficile dire se siano stati scovati.
Oltre la procura ed i comitati di cittadini che si dicono contrari, però, non sembra che interessi a nessun altro fare luce su questa vicenda non certo esemplare per la buona amministrazione.
Anzi nonostante tutto l’ordine impartito è quello di andare avanti sempre e comunque.
a.b.