RICOSTRUZIONE DIFFICILE

L’Aquila, nel cantiere più grande d'Europa minacce di morte, intimidazioni e ingiurie sui muri

L’ombra della criminalità aleggia da sempre ma qualcosa sta cambiando negli ultimi tempi

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Scritta coperta da assi di legno

Scritta coperta da assi di legno

L’AQUILA. Scritte sui muri, incendi dolosi nei cantieri della ricostruzione e “stranezze” inquietanti: potrebbero essere questi i sintomi preoccupanti di una nuova realtà alla quale i cittadini non sono preparati.

Saranno forse semplici bravate o forse qualcosa di più, sta di fatto che alcuni cartelli di cantiere hanno ricevuto tutti lo stesso trattamento: il nome dell’impresa appaltatrice e importo dei lavori oscurati con uno spray nero. In un caso abbiamo potuto appurare scritte allarmanti come «deve morire» accompagnata a un nome sul muro della palazzina da abbattere e ricostruire. Il nome è quello del direttore tecnico-commerciale dell’impresa che dovrà effettuare il lavoro di demolizione e ricostruzione del complesso condominiale. Lo stesso geometra che risulta titolare di un’altra impresa, quella originariamente prescelta per i lavori, stando ai dati relativi alla pratica pubblicati sul sito del Comune dell’Aquila.
A smorzare la gravità della scritta l’accorgimento di coprire quanto di più scabroso nella frase con pannelli di legno inchiodati al muro. Segno che l’azione minatoria non è passata del tutto inosservata, anche se non risultano indagini in corso né particolari controlli sul cantiere, né denunce.

Fatti isolati si direbbe ma il problema è che aumentano e puntano persone non esattamente sconosciute come il giudice  Giuseppe Romano Gargarella che pure di inchieste e ricostruzione si sta occupando. Alcuni gironi fa ha ricevuto una busta vuota macchiata forse di sangue, quanto basta per intuire il messaggio non rassicurante.


WHITE LIST: PIU’ CHE BIANCA, INVISIBILE…
Gli allarmi per le possibili infiltrazioni mafiose o comunque i rischi di sviluppo di criminalità legati alle ingenti somme di denaro che accompagnano e accompagneranno la Ricostruzione post-sisma si sono ripetuti a tamburo battente provenienti da diverse voci, l’ultima è stata quella della Banca d’Italia non più di qualche settimana fa. Forse con un tono troppo teorico e accademico. Tanto che della famosa “white list” delle imprese annunciata già ai tempi in cui a capo della Prefettura aquilana c’era Franco Gabrielli, oggi successore di Guido Bertolaso a capo della Protezione Civile, non c’è ancora traccia. Qualche reminiscenza è nell’ OPCM 4013 pubblicata a marzo scorso, con il rinnovato nome di “Lista degli operatori adeguatamente qualificati per la Ricostruzione”.
L’iscrizione alla Lista da parte delle ditte che vogliano lavorare alla ricostruzione aquilana non è però obbligatoria, così come non sono obbligati i cittadini a scegliere la ditta alla quale affidare la propria casa tra quelle iscritte e quindi, presumibilmente, almeno minimamente già controllate. Nel recente incontro con la cittadinanza, il ministro Barca, referente governativo incaricato di seguire la Ricostruzione post-terremoto, ha pronunciato l’intenzione di sollecitare il Ministero degli Interni affinché la ‘Lista’ sia resa pubblica al più presto, dal momento che per quanto facoltativa, a due mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza si sa solo che all’elenco hanno fatto richiesta 235 imprese, ma nessun cittadino aquilano sa quali siano.


IL GRANDE GRUPPO ACCOSTATO ALLA MAFIA
E il riferimento alla malavita organizzata, su un’altra scritta, in centro storico, è apparso all’angolo con un vicolo già diversi mesi fa. Una tanto banale quanto imbarazzante equivalenza, tra ‘mafia’ e una delle imprese locali protagoniste della Ricostruzione, un gruppo societario di portata nazionale e internazionale che fa parlare di sé in città anche per recenti iniziative di espansione e qualche critica mossa da alcuni ambientalisti.
E più di qualcuno racconta che, da ormai diversi mesi, il titolare del gruppo giri con un’auto blindata. Denuncia anonima o volgare tentativo di diffamazione che sia, l’episodio è sintomatico di una percezione che la città aquilana, solo fino a tre anni fa sinonimo di cittadina con elevato indice di “qualità di vita” e fortunata “città a misura d’uomo”, si ritrova alla prese con pensieri e timori nuovi.
Fatti che danno altrettanto da pensare, sono gli incendi improvvisi nei cantieri come quello di una decina di giorni che, secondo la polizia, potrebbe avere una origine dolosa e si tratta di un complesso condominiale di Via G. Di Vincenzo. 


INDENNIZZI PRIVATI SENZA PUBBLICI APPALTI
Forse la scelta di gestire gli appalti della ricostruzione privata in termini di indennizzo, e quindi in ambito privatistico, anziché col ricorso ad appalti pubblici, che avrebbe potuto generare procedure più lunghe e farraginose nonché l’esclusione degli imprenditori locali dalle attività, porta con sé conseguenze pesanti.
Lo ha ricordato il Commissario delegato alla Ricostruzione Gianni Chiodi, in occasione dell’incontro con il Presidente del Consiglio Monti, il Ministro ‘inviato speciale’ Fabrizio Barca e alla presenza del Ministro Cancellieri: «la scelta è stata degli Aquilani».
Il termine “sicurezza” è tornato brevemente alla ribalta negli ultimi giorni in città, in occasione della questione del trasferimento dei poliziotti aggregati con relativo assottigliamento delle forze nella Questura aquilana, ma sembrerebbe far riferimento solo ed esclusivamente al timore di eventuali squilibri e problemi di ordine sociale in prospettiva dell’arrivo di migliaia di operai una volta che i cantieri saranno tutti avviati.
Nessun altro problema all’orizzonte è stato paventato che possa far ritenere di aumentare il controllo della forza pubblica e l’attenzione su certi fenomeni.
m.d.