LA SENTENZA

Fallimento ex Delverde: condanna per gli ex amministratori Rotunno e Tamma

Secondo il tribunale furono loro a dare il via al fallimento con una serie di distrazioni di denaro

Redazione Pdn

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L'avv. Francesco De Cesare

L'avv Francesco De Cesare

CHIETI. Quattro anni di reclusione per Pietro Falco Rotunno, tre anni e sei mesi per Francesco Tamma: con questa sentenza di condanna il Tribunale di Chieti ha concluso una delle vicende giudiziarie del pastificio Delverde di Fara San Martino.

La vicenda ormai datata scoppiò negli anni immediatamente successivi al 2000 per una serie di operazioni finanziarie spregiudicate che portarono l’azienda al fallimento. I due ex amministratori del pastificio sono stati anche interdetti per 5 anni dai pubblici uffici, dovranno pagare le spese processuali e risarcire in solido il danno in favore della parte civile rappresentata dalla curatela fallimentare.
La sentenza, molto articolata, accoglie solo alcuni punti dell’accusa che sono però i più pesanti, mentre per altri assolve gli imputati perché il fatto non sussiste. La condanna è venuta per alcune grosse «dissipazioni o distrazioni» elencate nei capi di imputazione e cioè una serie di finanziamenti infragruppo e di omissioni di versamenti nelle casse sociali dei corrispettivi delle vendite negli Usa ed in Argentina.
«Il tutto pur versando la società in stato di grave difficoltà economica».
 Solo Rotunno è stato poi dichiarato responsabile di un altro reato, perché «in qualità di amministratore della Pietro Falco Rotunno srl, dichiarata fallita, distraeva e dissipava la somma complessiva di Euro 2.136.953,98 concedendo un prestito alla Delverde Holding S.A., società avente sede in Lussemburgo, che a sua volta disponeva che il pagamento avvenisse mediante bonifici bancari su c/c personali di Tamma Francesco, Pietro Falco Rotunno e Di Gregorio Massimo, creditore di Pietro Falco Rotunno per la cessione di quote sociali della Sangro Alimenti s.r.l.». L’assoluzione perché il fatto non sussiste è invece venuta per la «distrazione o la dissipazione di 144 mila euro a favore della partecipata Serfina Spa, di 2.443.000 euro di canoni di contratti di leasing della partecipata totale Aventino Service srl, ripassati con la banca del leasing Italease, di 231 mila euro per crediti vantati nei confronti dei soci: Litografia Botolino srl, Aercoib srl e Cipolla Imports PTY Ltd, e mai riscossi ed infine per 26 mila euro a favore di Ernesto Talone per anticipi di prestazioni professionali non meglio identificate».

Questa dunque la verità processuale che la curatela fallimentare ed il Tribunale di Chieti hanno fatto emergere e che disegna un quadro di rapporti e di intrecci societari molto a rischio. Così dunque fallì il pastificio “inventato” 20 anni prima da Levino Tavani, poi estromesso da Rotunno. Lo stesso Rotunno aveva lanciato nel mondo la Delverde quasi in concorrenza con la De Cecco. Poi le iniziative finanziarie avventurose, la comparsa all’orizzonte dell’ingegner Giancarlo Masciarelli che millantava l’arrivo della Fira, il default, le indagini di diverse Procure, in particolare quella di Vasto e Lanciano, le interpretazioni contrapposte del ruolo di Rotunno (vittima o ispiratore di tutta l’operazione) ed infine le sentenze. In tutto questo intreccio, l’aspetto positivo è che la gestione del pastificio ha retto e sono stati salvati i posti di lavoro, prima con una cordata di investitori tra cui l’ingegner Pierluigi Zappacosta della Logitech, poi con l’acquisto ed il rilancio del marchio da parte del gruppo argentino Molinos di Rio della Plata.
«Dopo la dichiarazione di fallimento della Delverde intervenuta nel 2005 – spiega l’avvocato Francesco De Cesare che difendeva la parte civile e cioè il curatore Lucio Raimondi - la curatela ha proceduto ad un’attenta ricostruzione della contabilità aziendale, individuando la genesi del dissesto finanziario di circa 20 milioni di Euro. Dopo la lunga vicenda giudiziaria, l’istruttoria dibattimentale ha riconosciuto fondata l’ipotesi accusatoria. Di qui la condanna degli amministratori per le contestate condotte di distrazione punite dalla legge fallimentare».
Sebastiano Calella