L'INCHIESTA

Inchiesta Cuccurullo, Procura e gip: scontro sulla trasparenza

Dopo il mancato accoglimento della archiviazione si cerca di capire cosa sia accaduto sul licenziamento dell’ex dg

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Cuccurullo e Napoleone

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CHIETI. Sorpresa all’UdA, e non solo, per la mancata archiviazione – come voleva la Procura della Repubblica di Chieti - dell’esposto presentato da Marco Napoleone, l’ex dg della d’Annunzio licenziato in tronco a settembre.

Il gip ha detto no alla richiesta del pm datata 10 aprile (quando il rettore Franco Cuccurullo non si era ancora dimesso) e questo contrasto tra i due uffici giudiziari ha rinfocolato le discussioni.
PrimaDaNoi.it ha letto l’esposto presentato nell’ottobre scorso da Napoleone alla Procura ed il nodo centrale della questione appare subito essere quello della trasparenza cioè dell’accesso agli atti.
Intanto il gip del Tribunale di Chieti ha fissato al 20 luglio la camera di consiglio dove ascolterà l’ex rettore Franco Cuccurullo e l’ex dg il quale lamentava e lamenta irregolarità formali e sostanziali nel suo licenziamento. Infatti nell’esposto Napoleone informava la Procura di non aver potuto avere accesso alle delibere che lo avevano destituito ed il gip ha deciso la camera di consiglio proprio per analizzare meglio i termini della questione, riservandosi la decisione su eventuali reati di abuso d’ufficio e di falso a carico dell’ex rettore solo dopo aver fatto luce sugli avvenimenti. Scrive il dg nel suo esposto alla Procura: «Per esigenze di difesa (avevo presentato al giudice civile un ricorso ex art. 700) io ho chiesto alla segreteria del rettore l’accesso urgente agli atti, e cioè ai verbali del Senato accademico e del CdA del 26 settembre che hanno deciso il mio licenziamento. Tra l’altro così diceva la nota di Cuccurullo che accompagnava il decreto rettorale del 27 settembre che senza preavviso mi ha di fatto revocato la nomina a dg: “la S.V. può prendere visione ed estrarre copia della citata delibera del CdA del 26 settembre.” Non solo gli uffici mi hanno negato questi atti che alla data del 27 settembre dovevano essere già pronti per essere esecutivi, ma sono portato a pensare che questi verbali non esistevano, visto che solo dopo alcune insistenze ho avuto la possibilità di visionarne un estratto nei giorni successivi. Ma la cosa più grave – continua l’esposto – è che in data 5 ottobre, cioè una settimana dopo il mio licenziamento, ai membri del Senato accademico presenti alla seduta del 26 settembre è stata inviata una mail avente ad oggetto “bozza verbale Senato 26 u.s.”. Il che significa che almeno a questa data il verbale non c’era, anche se è stato usato per licenziarmi. E poi perché tante reticenze se le due sedute sono state fonoregistrate?» Insomma la domanda posta era questa: si può licenziare qualcuno con un verbale postumo e quindi inesistente quando viene emesso il decreto di licenziamento da parte del rettore? E cosa dice questo verbale?

 L’accenno alla fonoregistrazione delle sedute non è casuale e la richiesta presente nell’esposto di sequestrare i computers non è dato sapere se sia stata eseguita.
Non si sa per ora nemmeno come e quanto la Procura abbia approfondito la questione e se ci sono state attività di indagini come l’escussione di testimoni, la raccolta di prove, l’acquisizione di documenti ed il sequestro dei supporti informatici.
 Ma la polemica interna all’UdA sul licenziamento ruota anche intorno alle responsabilità: «Oltre che del Rettore credo che sarebbe opportuno anche prendere in considerazione quelle del CdA che, senza alcun elemento, ha espresso una decisione che, per i modi con i quali è stata attuata, non ha precedenti, credo, in Italia (Vaticano escluso) – commenta Piero De Bonis, Cgil -  Inoltre sono certo che richiami del Ministero sulla questione compenso del dg siano stati inviati alla d’Annunzio già dal 2007, tutti ignorati alla grande! Ma a quell’epoca Napoleone serviva, e come se serviva!»
Sebastiano Calella