LA SENTENZA

Vittima usura, «ho visto condannare il mio strozzino. Denunciate e non abbiate paura»

Codici parte civile: «processo difficile»

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Domenico Pettinari

Domenico Pettinari

PESCARA. «Spero che la mia vittoria possa essere di incoraggiamento per tutte quelle vittime di un sistema ignobile che non hanno ancora trovato il coraggio di ribellarsi».

Oggi è felice Claudia (nome di fantasia), vittima dell’usura e dell’estorsione assistita dall’associazione Codici.
Dopo vari tentennamenti e tanta paura la donna ha avuto la forza di denunciare i suoi strozzini e a cinque anni da quella decisione sofferta ha ottenuto la condanna di uno dei tre imputati (gli altri due sono stati assolti), Guerino Spinelli, per il quale il giudice ha deciso 3 anni e 6 mesi di reclusione, 8.000 euro di multa, 15.000 euro di risarcimento alla parte civile, più ristoro del danno morale a Codici, oltre a sanzioni accessorie.
«Si tratta di una vittoria importantissima», ha confermato questa mattina in conferenza stampa Domenico Pettinari. All’incontro con i giornalisti Claudia non c’era ma ha scritto una lettera con la volontà che venisse letta per smuovere le coscienze di quanti oggi vivono il suo stesso incubo.
«Raccomando a chi decide di affrontare questo percorso di non scoraggiarsi poiché ci saranno tanti momenti di sconforto e tante volte si avrà la sensazione di essere soli ma non bisogna mai perdere la determinazione e bisogna affiancarsi a persone competenti che ti guideranno in questo difficile momento, in fondo la giustizia trionfa sempre».


UNA ODISSEA COMINCIATA NEL 2007
La donna, originaria di Chieti, attualmente residente a Montesilvano, è arrivata negli uffici di Codici (che gli ha messo a disposizione gratuitamente assistenza legale e psicologica) nel 2007. Raccontò di essere stata vittima di usura da parte di un gruppo di rom ai quali era arrivata tramite conoscenza e ai quali aveva chiesto un prestito di 5 mila euro in un momento di difficoltà economica.
La somma da restituire entro 30 giorni era stata concordata fin dal principio: 10 mila euro, ovvero il doppio di quanto ricevuto. A garanzia del prestito, però, Spinelli le avevano richiesto anche il passaggio di proprietà di un’auto.
Entro trenta giorni, così come concordato, la donna ha restituito i 10 mila euro ma è arrivata un’altra richiesta: 5 mila euro per riavere indietro l’ auto.


LA PAURA E I DUBBI
«Convincere la donna a denunciare non è stato facile», ricorda Pettinari, «perché in questi casi la paura delle vittime è tanta così come l’omertà. Claudia era una donna distrutta e oggi sono felice che abbia ritrovato la forza e lo stimolo di incoraggiare quanti sono nella sua stessa situazione. E’ rinata. Noi l’abbiamo seguita passo passo, l’abbiamo ascoltata, le abbiamo affiancato uno psicologo e il nostro avvocato Katia Ferri. Ci chiamava di notte, raccontava di minacce ad ogni ora del giorno e della notte».
Ma con il giusto supporto la donna si è lasciata convincere ed è stata sporta la denuncia ai carabinieri di Pescara. Era settembre 2007, pochi giorni dopo è scattata la trappola dei militari.


LA TRAPPOLA
La donna ha chiamato Spinelli per concordare un appuntamento per la restituzione di circa 700 euro per riavere la propria auto. L’incontro si è svolto nei pressi di una pompa di benzina in via del Circuito. Claudia, accompagnata da un’amica, ha consegnato il denaro: a guardare la scena da lontano i carabinieri entrati poi in azione per arrestare in flagranza di reato il rom. A casa dell’uomo è stata trovata anche l’automobile della vittima che era stata appena lavata. 


«PROCESSO DIFFICILE»
«E’ stato un processo difficile e sofferto», ha ammesso questa mattina Pettinari. «In alcuni momenti i testimoni hanno ritrattato e abbiamo tamuto di non riuscire ad arrivare alla condanna».
Le motivazioni si conosceranno tra 90 giorni. Intanto Claudia tira un sospiro di sollievo: «voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno affiancato e sostenuto in questa battaglia dandomi coraggio e non facendomi sentire mai sola anche se sola ho cominciato e ho affrontato momenti di grande sconforto».


Alessandra Lotti