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Teramo, 8 milioni sequestrati alla Banca Tercas

Per gli inquirenti «banche consapevoli difficoltà Di Mario»

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Teramo, 8 milioni sequestrati alla Banca Tercas
TERAMO. Otto milioni e duecentomila euro sono stati sequestrati alla Banca Tercas di Teramo dalla Guardia di Finanza di Roma su esecuzione del provvedimento emesso dal Gip Vilma Passamonti.

Il sequestro rientra nell'ambito delle indagini sul fallimento del gruppo immobiliare Dimafin di Raffaele Di Mario. I sequestri preventivi in totale sono quattro e ammontano complessivamente a 31,6 milioni di euro.
Oltre alla Banca Tercas, sono coinvolte altri istituti di credito: a Unicredit sono stati sequestrati 12,8 milioni di euro, a Factorit 2,6 milioni di euro, alla Banca Italease 7,9 milioni.
Tra gli indagati, che sono oltre 20, figurano anche Antonio Di Matteo, ex direttore generale della Tercas, istituto commissariato di recente da Bankitalia, Lino Nisii, ex numero uno della banca, e Claudio Di Gennaro ex vicepresidente di Tercas.
La procura di Roma sostiene che i quattro istituti abbiano concorso in bancarotta preferenziale e bancarotta patrimoniale e omesso il pagamento dell'Iva per soddisfare i propri crediti altrimenti difficilmente recuperabili.
«Secondo gli investigatori le banche», scrive oggi Domenico Lusi su L’Espresso, «pur consapevoli dello stato pre-fallimentare in cui versava il gruppo Di Mario, hanno continuato a finanziarlo con il solo obiettivo di rientrare dei loro crediti».

I sequestri si riferiscono, in particolare, a un'operazione del dicembre 2008, quando alcune società di Di Mario conferirono gran parte degli immobili e dei terreni del gruppo, per un valore di 204 milioni, al fondo di investimento Diaphora 1, gestito dalla Sgr altoatesina Raetia, oggi in stato di liquidazione.
Dalle dichiarazioni di Di Mario e Capasso, scrive sempre L’Espresso, emerge l'esistenza di piano degli istituti di credito più esposti per rientrare dei loro crediti. Le banche, ha riferito Capasso ai pm il 6 aprile 2011, «hanno contribuito in maniera determinante allo stato di crisi del gruppo». Il collaboratore di Di Mario ha riferito di una mail inviata il 6 novembre 2009 da un dirigente di Unicredit a 30 finanziatori in cui si avvertiva di «predisporsi affinché il processo ex articolo 67 (il risanamento su iniziativa dell'imprenditore che mette al riparo da azioni revocatorie pagamenti e garanzie concesse, ndr) abbia un successivo approdo alle previsioni ex articolo 182 bis (n accordo di ristrutturazione del debito da omologare in tribunale col placet della maggioranza dei creditori, ndr)».