ARRESTI E RIFIUTI

Rifiuti: ancora manette per ex amministratori Team Faggiano e Gavioli

16 arresti nell’ambito di un’inchiesta con epicentro a Napoli

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Rifiuti: ancora manette per ex amministratori Team Faggiano e Gavioli
ABRUZZO. 16 provvedimenti di custodia cautelare, di cui 9 in carcere e 7 con il beneficio dei domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sui rifiuti con epicentro in Campania. Protagonista della vicenda è la Enerambiente società veneta che ha gestito il servizio di smaltimento rifiuti per conto della municipalizzata Asia del Comune di Napoli. Gli uomini della Digos della questura di Napoli e la Guardia di Finanza hanno effettuato una serie di perquisizioni giorni fa in varie località della Campania, della Puglia e del Veneto.

Nei guai sono finiti, tra gli altri, ancora una volta il presidente di Enerambiente, Stefano Gavioli (anche ex amministratore di Teramo Ambiente società mista del Comune di Teramo che si occupa di rifiuti e patron della Enertech attuale socio privato della società teramana) e Giovanni Faggiano (ex amministratore delegato di Enerambiente e di Teramo Ambiente fino al luglio 2010). Altre misure sono state notificate agli ex commercialisti del gruppo Gavioli, Paolo Bellamio (indagato nell'inchiesta sui rifiuti "Re Mida") ed Enrico Prandin, l'avvocato Giancarlo Tonetto legale dello stesso gruppo, Stefania Vio, socia in affari di Faggiano.
Ai domiciliari è finito anche Alessandro Arzenton ex direttore generale della Banca del Veneziano, un altro ex dirigente dello stesso istituto, Mario Zavagno, e Manuela Furlan, ex direttrice di filiale della Banca del Veneziano. E ancora sono finiti i domiciliari anche i fratelli Maria Chiara e Stefano Gavioli, la moglie di Faggiano, Monica Dentamaro, e Gaspare Giovanni Alfieri di Torre Annunziata, amministratore di fatto della Oplonti Group Srl.
Ordinanza in carcere, invece, per Vittorio D'Albero sindacalista della Fiadel (settore igiene ambientale). Gli indagati risponderanno di numerosi reati, tra i quali quelli di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio, al ricorso abusivo al credito, corruzione, estorsione e riciclaggio.
L’inchiesta ruota intorno a Enerambiente Spa che dal 2005 al 2010 ha gestito una parte del servizio di igiene urbana nel capoluogo napoletano. L’indagine è il culmine di un’inchiesta già partita nel 2011 in cui è emerso un rapporto affaristico tra Enerambiente e alcune cooperative cui Enerambiente subappaltava la raccolta nel napoletano, con un giro di assunzioni in cambio di denaro.
Negli stessi anni la società operava nel settore dei rifiuti come socio minoritario della Team, la società controllata dal Comune di Teramo, senza che nulla sia mai emerso nè si è a conoscenza di inchieste aperte dalla locale procura. Anzi più volte il sindaco Brucchi ha parlato di inchieste avviate anche dalla finanza sulla gestione della Team e gli affidamenti di appalti per milioni di euro poi archiviate e finite con un nulla di fatto. Poi è arrivta l'inchietsa sui rifiuti di Pescara che ha coinvolto l'ex assessore alla sanità Lanfranco Venturoni ed il monopolista locale Rodolfo Valentino Di Zio che ha tirato dentro anche senatori del Pdl e la stessa Team. Tra gli indagati figurano lo stesso Faggiano e Bellamio. Questo stralcio dell'inchiesta è poi stata acquisita dalla procura di Teramo per competenza.


BANCAROTTA FRAUDOLENTA E RICICLAGGIO
Tra i punti chiave dell’indagine napoletana c’è l’accusa di bancarotta fraudolenta e riciclaggio di danaro sporco a carico degli indagati. Secondo le Fiamme Gialle la Enerambiente è stata dichiarata fallita dal tribunale di Napoli il 22 febbraio scorso, per bancarotta fraudolenta con un passivo che si aggirerebbe intorno ai 55 milioni di euro. Secondo il gip Isabella Iaselli che ha ordinato le misure cautelari, l’azienda di Gavioli agiva così: i passivi transitavano su bad companies mentre gli attivi su compagnie estere (esportazione di denaro illecito). In un caso, ad esempio è stato rintracciato il trasferimento di crediti su una società croata che faceva capo a Stefano Gavioli. 


RICORSO ABUSIVO DI CREDITO
Coinvolto nell’operazione fraudolenta anche l’ istituto di credito Banca del Veneziano colpevole di aver concesso fidi per 120 milioni di euro ad Enerambiente, senza chiedere alcuna garanzia di solvibilità e non esercitando le tutele in favore dei soci previste per il credito cooperativo.Per questo motivo sono stati arrestati anche alcuni membri della banca.


CORRUZIONE ED ESTORSIONE
Ma non è tutto. Parte dei capitali servivano a mantenere in vita i rapporti clientelari e favoritismi con Asia con cui, nell’ultimo periodo (precedente al fallimento) Gavioli, sempre secondo l’accusa, ha tentato di estorcere ad Asia e al Comune di Napoli l'acquisto del parco mezzi e la proroga dell'appalto di raccolta scaduto.
Il sistema corruttivo si è esteso a macchia di leopardo coinvolgendo anche sindacalisti. Sono stati sequestrati alcuni conti correnti bancari sui quali nel 2010 sono transitati 100mila euro e che erano intestati alla figlia del sindacalista Vittorio D'Albero.


GAVIOLI E FAGGIANO: TRASCORSI GIUDIZIARI E ABRUZZESI
I due vertici di Enerambiente sono molto conosciuti anche in terra d’Abruzzo.
Stefano Gavioli a capo di società Enertech società partner privato della Teramo Ambiente (detiene il 49 % delle quote) ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato della stessa società abruzzese dopo le dimissioni di Giovanni Faggiano. Quest’ultimo, infatti, si è dimesso.  Un’uscita di scena sotto tono che ha destato non poche perplessità. Solo in seguito si è scoperto che Faggiano era stato arrestato nell’ambito di una “tangentopoli brindisina”nel 2007 ed invischiato dell’inchiesta “Re Mida” sui rifiuti in Abruzzo. Faggiano è stato già arrestato a Napoli proprio nella prima parte del filone d’inchiesta sui rifiuti nel napoletano con l’accusa di far parte di un «sistema di tangenti e assunzioni clientelari nel settore della raccolta dei rifiuti».
Anche Gavioli ha già subito un arrestato insieme ad altre quattro persone tra le quali il suo avvocato, il suo commercialista ed alti dirigenti dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura della Repubblica di Catanzaro con l’accusa di aver intascato, non avendone titolo, milioni di euro per gestire alcune discariche calabresi tra le quali quella di Catanzaro.